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L’ITALIA, TERRITORIO A RISCHIO IDROGEOLOGICO

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di Gianvito Caldararo

Qualsiasi studio sul problema del dissesto idrogeologico in Italia, ha da sempre evidenziato che il territorio italiano è contrassegnato da un elevato grado di fragilità naturale. Frane e alluvioni, spesso catastrofiche, si sono sempre verificate in Italia sin dalle epoche remote. Plinio, nella sua ” Naturalis Historia “, cita le numerose esondazioni del Tevere. Virgilio, nel III libro dell’Eneide, parla del “paludoso Eloro” in Sicilia.
Tito Livio, nel libro VII della sua ” Storia di Roma “, cita numerose piene disastrose del Tevere avvenute prima di Cristo. Anche Dante Alighieri, molti secoli dopo, ricorda, nel XII canto dell’Inferno, la frana dei Lavini di Marco, verificatasi nell’883 nella Val Lagarina, che deviò il corso dell’Adige.
Il geografo Giorgio Botta, evidenzia che la natura litologica è per due terzi sedimentaria, cioè erodibile abbastanza facilmente e rapidamente e che circa 30 milioni di ettari del territorio sono in zone superiori ai 700 metri sul livello del mare e che il 41,6% del territorio è rappresentato da colline. Infatti, da tempo immemore gli esperti ci informano che tra i tipi di roccia di montagne e colline dell’intera penisola italiana, numerose sono quelle facilmente soggette a fenomeni erosivi e franosi. Quindi, da moltissimo tempo sappiamo del rischio idrogeologico del territorio italiano. E nonostante ciò, non abbiamo assistito ad un programma di opere strutturali e di interventi adeguati, che servano e consentano di poter mitigare il noto rischio idrogeologico del nostro territorio. Bisogna attendere il 27 maggio del 2014 per vedere costituire, ad opera del Governo di Matteo Renzi,”Italia Sicura” – la struttura di missione per il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche.
Grave errore è stato quello del Governo Conte, con ministro dell’ambiente e della tutela del territorio l’ex generale dei carabinieri forestali, il pentastellato Sergio Costa, di chiudere l’Unità di missione  “Italia Sicura”.
Prima di essere cancellata, tale struttura aveva già portato a termine tutta una serie di lavori strutturali per milioni di euro. Come l’intervento di 400 milioni di euro a Genova sul torrente Bisagno, quello di 200 milioni di euro sull’Arno a Firenze e poi a Milano con 200 milioni di interventi sul Seveso. L’Unità di missione “Italia Sicura” , nell’arco dei tre anni di vita, prima di essere eliminata dal Governo Conte, aveva ottenuto risultati importanti. Vennero investiti 2.260 milioni di euro in numerose opere e vennero sbloccate opere per oltre 1 miliardo di euro rimaste ferme nelle contabilità locali per inutili lungaggini.
Dopo il disastro avvenuto in Emilia-Romagna, si spera che l’attuale Governo, provveda ad intervenire in maniera urgente nella citata regione e che ripristini la Struttura di missione “Italia Sicura”, al fine di “Riorganizzare l’ambiente”, come sostiene Gaia Grecucci, segretario generale di Autorità di Bacino dell’Arno, con interventi strutturali adeguati.
Come pura viene auspicata la regimazione delle acque ed esaminare la localizzazione degli insediamenti abitativi, in una parola, porre in essere una diversa pianificazione del territorio. Infatti, è ormai stabilito che il costo per realizzare gli interventi di prevenzione può essere varie volte minore dell’ammontare del danno economico e dell’importo delle opere di sistemazione del territorio e delle cose danneggiate.
Si spera che la Commissione europea consenta di poter orientare le risorse del PNRR in direzione degli interventi in Emilia-Romagna e per opere strutturali per mitigare i rischi del dissesto idrogeologico del territorio italiano. Si spera, altresì, che la politica tutta prenda atto che il rischio idrogeologico non può essere più ignorato e men che mai sottovalutato.

 

 

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  • Redazione

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