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L’intelligenza artificiale e la grande rabbia

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L'intelligenza artificiale e la grande rabbia

Si prepara una rivoluzione nel mondo sociale

Parliamo di AI e lo colleghiamo con altri due fenomeni, legati a esso eppure autonomi. Mi riferisco ai supercalcolatori e alla robotizzazione.

Sono entrambi fenomeni di estrema innovazione tecnologica che possono combinarsi tra loro, ma anche avere una “vita autonoma”.

Si può robotizzare anche senza AI; il supercalcolatore sviluppa velocità e ampiezza di calcolo che può o meno integrarsi con l’AI.

Infatti, il problema non c’è solo quando queste innovazioni si combinano in forme di integrazione operativa.

Parliamo dell’AI. L’effetto sui “colletti bianchi” è esplosivo. Sostituzione del lavoro, necessità di riqualificazione e maggiore vulnerabilità, impatto sull’occupazione. Sullo sfondo una possibile recessione.

Ma guardiamo alla qualità di questa trasformazione.

Si pensa a un effetto solo sulle attività amministrative, di ricerca, di segreteria. Non è così. Anche le professioni più “di nicchia”, con ritaglio del relativo potere, sono investite dal ciclone.

Un esempio. È da tempo che l’AI scrive software che servono per scrivere software. E, ogni volta, la messa in relazione di risultati raggiunti porta a miglioramenti – scritti dall’AI – che servono per migliorare la successiva capacità di scrittura del software scritti dell’AI.

Già oggi, si dice, il lavoro dei programmatori – una figura di alto livello e di “potere” – passa dallo “inventare” il software a quello di controllare tra la miriade di soluzioni trovate dall’AI quelle più aderenti alla bisogna.

Per decenni abbiamo immaginato robot che sostituiscono operai nelle fabbriche o cassieri nei supermercati. Quello non è AI. In realtà, l’intelligenza artificiale generativa sembra puntare altrove. Gli impieghi più esposti non sono quelli manuali, ma quelli cognitivi.

Programmatori, analisti finanziari, consulenti, operatori di customer service, data entry specialist.

In breve, gran parte della classe professionale che popola gli open space delle aziende moderne. E questo si aggiunge alle sostituzione nei lavori più “semplice” e alla robotizzazione delle attività manuali.

Inoltre, appare chiaro che la tecnologia è già più capace di quanto l’economia stia sfruttando. Questo non significa che la rivoluzione sia imminente. Significa qualcosa di più interessante: la rivoluzione potrebbe essere semplicemente in ritardo. E, quando si velocizzerà la sua introduzione, l’impatto, per quanto graduale, come fu l’ingresso dei computer negli uffici, sarà pesante.

Già oggi il segnale di riduzione delle assunzioni giovanili dovrebbe far riflettere: il lavoro junior è quello più soggetto a essere sostituito dall’AI. E quello di alcune figure professionali anche.

Qualcosa è già in movimento. E, come sempre, non esiste in economia – che significa anche comportamento sociale – la possibilità di camere stagne: tutto si collega ed interagisce.

Già, perché le analisi sociologiche dicono che sta montando, nei colletti bianchi, una grande rabbia. Tutto quel poco che era dato per scontato non lo è più.

Anche i diversi settori del lavoro cambiano rilevanza. Il prestigio del proprio lavoro è ridotto ed è destinato a diventare minimo. L’ascensore sociale anche sulla “qualità” del lavoro si è fermato.

E l’introduzione dell’AI contribuisce a rendere più difficile anche il funzionamento di quello economico. Questo a tutti i livelli, i più alti. Prima di arrivare al manager “agente AI” ci vorrà del tempo. Ma quando?

Gli economisti di Anthropic sono al lavoro e sfornano dati, considerazioni, illustrazione di pericoli, suggerimenti. Capisco il perché dell’indicazione di Leone XIV su questa società.

Ma l’etica richiesta a gran voce dal Papa non può essere l’unico argomenti di discussione, pur essendo io convinto che è alla base di tutto.

Si prepara una rivoluzione nel mondo sociale, con molte tensioni. Come gestire la “grande rabbia”, come viene chiamata, che si congiungerà con i problemi di esautoramento di risorse umane anche nella attività manuali ed a riflessi pesanti sull’economia, come anticipare soluzioni e rimedi, dovrebbe essere l’interrogativo di oggi. Quello di una politica seria. Perché la svolta è epocale: cambia la società. Ma non solo.

Lo dico alla sinistra: in sintesi, è in arrivo un mondo con più capitale e meno lavoro. Marx dalla soffitta passa alla sepoltura profonda. Il mondo dei ceti, delle classi, cambia. Quello del lavoro per prima.

Solo imbarazzante o qualcosa in più? Di progetti, anche solo quelli culturali, e di aggiornamenti ideologici non ne scorgo traccia.

Autore

  • Giuseppe Augieri

    Giuseppe Augieri, laureato in Economia e Commercio, Master alla SdA Bocconi, ha seguito corsi di alta formazione in statistica ed econometria. Progettista impianti, impiegato tecnico ENEL, Segretario Generale UIL – Energia, proprietario ed editore del giornale della Federazione, team leader dello start-up della società ENEL di formazione. Già Responsabile di analisi e controllo gestione di un'importante azienda e amministratore delegato di una sua costola internazionale.

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