
di Maurizio Ballistreri
I drammatici conflitti in Ucraina e a Gaza sono il paradigma dell’età dell’incertezza a livello globale che stiamo vivendo. E del tema dell’età dell’incertezza parlava Christopher Lasch, quando teorizzava, trent’anni fa, la conseguente disgregazione delle società occidentali, per cui da una parte abbiamo una élite autoreferenziale e dall’altra un popolo senza orientamento politico e culturale: «È naturale che in un clima del genere, con un Occidente disgregato e senza cultura e religiosità comune, pressato dalla conflittualità con altri poli emergenti, vengano fuori le degenerazioni che vediamo: l’attacco alle libertà personali, il passaggio dal capitalismo della sorveglianza ai regimi di sorveglianza, la tecnocrazia come alternativa pedagogica alla politica».
L’umanità è sempre più vicina al baratro, lontana dal “folle volo”, narrato da Dante nella Divina Commedia: la descrizione del viaggio di Ulisse e, in modo allegorico, del cammino dell’umanità verso il Bene e la Perfezione.
Ulisse è il personaggio leggendario che Dante incontra nel XXVI Canto dell’Inferno. Parla della sua Itaca, dell’amore per Penelope, per il suo vecchio padre e per il figlio Telemaco. Ma soprattutto racconta del desiderio di ripartire dalla sua terra natale per affrontare il mare e tentare nuove esperienze in territori mai attraversati: “ vincer potero dentro a me l’ardore
ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto, e de li vizi umani e del valore. (Inf., XXVI, 97-99)
Dante ammira Ulisse per la sua tenacia e il suo ardore, ascoltando l’esortazione rivolta ai marinai timorosi di fronte al pericolo.
E James Joyce nel suo Ulysses, ispirato alla grande Odissea epica di Omero, rievoca il topos del viaggio e dell’eroe viaggiatore, ambientando la vicenda in una città moderna, dove l’uomo cerca di dare un senso alla banalità del quotidiano, in un flusso insensato ed esausto di pensieri.
L’Ulisse di Dante è l’eroe della Conoscenza e della Ragione «Considerate la vostra semenza:/ fatti non foste a viver come bruti, / ma per seguire virtute e canoscenza». (Inf., XXVI, 118-120).
Il personaggio che incontriamo nell’Inferno dantesco non è più il protagonista dell’Odissea, l’Ulisse che torna a Itaca, e ai suoi affetti, ma l’uomo che da Itaca vuole ripartire per tentare nuove scoperte. È affascinante la modernità e l’attualità di Dante che proietta in questo viaggio, oltre le colonne d’Ercole, il valore della conoscenza. Dante non giudica l’eroe greco temerario, gli affida il messaggio di una vita che vale se spesa per il sapere, la verità, il coraggio.
Ulisse rappresenta il simbolo dell’amore per la conoscenza, l’eroe che per il desiderio di sapere non ha esitato a spingersi oltre i limiti che nessun uomo aveva mai tentato di superare. Il suo viaggio nella Divin Commedia terminerà tragicamente, perché lui e i suoi compagni moriranno in fondo al mare a causa della tempesta. Dante scrive di un “folle volo” in quanto Ulisse, superando lo Stretto di Gibilterra, ha varcato il limite posto da Dio alle conoscenze umane ed è stato punito. Resta la memoria di un’impresa mai tentata prima in nome della volontà di scoperta, con l’animo pieno di audacia. Così le parole di Ulisse manifestano il sentimento di Dante, che riconosce il valore della grande missione di Ulisse e proietta la sua impresa nell’orizzonte della sua vita.
Nella rielaborazione di Dante le Colonne d’Ercole costituiscono il limite estremo delle terre esplorabili per l’uomo e, al contempo, il confine della conoscenza umana che non può essere varcato dall’intelletto: il viaggio di Ulisse è “folle” in quanto l’eroe tenta di esplorare l’Oceano che invade l’emisfero sud della terra (che al tempo di Dante si credeva disabitato), giungendo in vista del monte del Purgatorio dove nessuno può giungere quand’è ancora in vita, per cui la tempesta è il castigo divino che colpisce la superbia del viaggiatore che ha osato avventurarsi là dove non doveva. Nella mentalità medievale dell’autore l’intelletto umano non può conoscere tutto e deve rinunciare a esplorare argomenti riservati alla rivelazione divina: il viaggio di Ulisse indica metaforicamente il tentativo di giungere alla vera conoscenza solo attraverso la ragione e non attenendosi alla fede.
Il viaggio è quindi allegoria dell’esistenza, ma anche dell’esilio, e rappresenta la condizione dell’uomo politico lontano dalla sua città.
Il viaggio di Ulisse è la rappresentazione dell’arduo cammino attraverso la ragione, per una rigenerazione che, simbolicamente, non riguarda solo l’uomo, ma l’umanità intera, di grande attualità per il nostro tempo incerto.





