di Giuseppe Augieri
Presidente Mattarella,
mi lasci esprimere il più sincero apprezzamento per la difesa, sempre e comunque, che Lei fa della Costituzione e delle sue disposizioni. Che non è qualcosa da tirare per la giacchetta: e Lei fa bene a richiamarlo spesso.
Mi permetta allora di chiederLe di soffermarsi anche sull’articolo 27: «L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva». Un principio che data più 300 anni, da Beccaria in poi; ed è ripetuto nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in particolare all’articolo 6 comma 2, dove viene stabilito che «Ogni persona accusata di un reato è presunta innocente fino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente accertata».
Accertata legalmente: dunque non dai giornali, non dall’opinione pubblica, non dalle speculazione politiche che sulle vicende giudiziarie che riguardano politici hanno affossato ogni più elementare diritto alla giustizia. Il concetto stesso di civiltà giuridica calpestato. Un attacco alla Costituzione: e Lei, Presidente Mattarella, anche per le sue attribuzioni nel campo della Magistratura, deve opporsi, non può tacere.
Si, anche perché la Magistratura, con il suo operato, in qualche modo attira i pre-giudizi: la regola di giudizio è che l’imputato è innocente fino a prova contraria. Questo significa che, essendo esonerato dal fornire qualsiasi tipo di onere probatorio, sarà l’accusa a dover dimostrare la colpevolezza dell’imputato, fornendo delle prove che possano farlo condannare in modo certo. E Lei, Presidente, conosce bene le conclusioni univoche del dibattito sulla “certezza del reato”. E sa anche che la presunzione di innocenza opera anche come regola di trattamento in quanto nel corso del giudizio «non si potrà associare l’imputato al colpevole». E che con il D.L. 188/2021, in particolare all’articolo 2, si è sancito il divieto, per le autorità pubbliche, di «indicare pubblicamente come colpevole la persona indagata o imputata», poiché tale dichiarazione «sarebbe lesiva del suo diritto alla presunzione di innocenza». Dunque il legame, assolutamente conosciuto e provato “oltre ogni dubbio”, confessato più volte, tra giudici ed informazione deve rispettare questo principio. La libertà di stampa e di informazione, Lei lo sa, è tutt’altra cosa. Non è diritto allo scoop. Quello è business.
Anche sull’utilizzo delle misure cautelari sarebbe giusta una Sua riflessione. La libertà del magistrato non può essere irreggimentata: ma l’uso disinvolto della carcerazione preventiva – dico disinvolto anche alla luce della percentuale di assolti dopo aver subìto restrizioni della propria libertà – deve restare all’interno del concetto di presunzione di innocenza. Anche quello, se errato, è un vulnus ai diritti Costituzionali.
Lo so che su questi argomenti è difficile trovare consensi popolari. Al contrario ci si scontra con un mainstream contrario, dalle connotazioni forcaiole, vasto ed importante. Ma Lei, Presidente Mattarella, ha già più volte messo i puntini sulle “i” anche sapendo di dispiacere qualcuno. Perché Le riconosco, e con me una stragrande maggioranza di italiani, di svolgere il ruolo di difensore, con spirito integerrimo, della Costituzione.
Ecco, Presidente: anche quello della presunzione di innocenza è Costituzione. Ne parli e senza dare possibilità di fumoserie.




