
di Giuseppe Augieri
Non è questione della libertà di manifestare; né della incostituzionalità di un divieto, la cui validità, peraltro, è stata confermato dal TAR : «la libertà e la democrazia si fondano per principio su delle regole e sul rispetto di quelle regole» ha detto Yousef Salman, presidente della comunità palestinese di Roma e del Lazio che ha accettato di spostare al 12 ottobre le manifestazioni pro Palestina. Ed esce così prepotentemente allo scoperto la verità che le manifestazioni che si sono fatte ieri sono cosa del tutto diversa da un appoggio alle posizioni palestinesi. Essi sono i primi a chiamarsi fuori.
Ma non c’entra neanche la deriva di antisemitismo, che è ripresa senza che si prendano posizioni drastiche nella sinistra, un “neutralismo” che pure qualcuno nel PD sta denunciando, a partire da Pina Picierno. Non servirebbe, per questo, una manifestazione ulteriore. Contro gli ebrei vi è un’ondata di odio che è una scia tossica, un’onda lunga che non accenna a mollare ed, anzi, è sempre più sfacciata: fra liste di proscrizione, minacce più o meno larvate, ragionamenti mascherati da cultura. Basterebbe semplicemente contare quante volte ogni giorno sui social si invoca lo sterminio di tutti gli israeliani e tutti gli ebrei del mondo, con l’auspicio a vederli sparire dalla faccia della terra nel modo più violento possibile. Do per scontato vedere frasi drammaticamente vicine ad inneggiare quel pogrom solo a parole condannato.
Non c’entra il tema della guerra. Dice Cerasa «ammettere che: (a) i nemici della pace nel mondo sono gli ayatollah non gli israeliani; che (b) la radice della destabilizzazione del medio oriente va ricercata non nelle origini di Israele ma nelle origini dell’islam fondamentalista; (c) e che se si mettono insieme tutti i fronti aperti dall’Iran contro Israele (Libano, Yemen, Cisgiordania, Iraq, Siria, Hamas) non dovrebbe essere troppo difficile capire chi è l’aggredito e chi è l’aggressore». Il mondo mussulmano ha avviato una guerra senza nessuna pietà. L’immagine delle scie luminose dei missili su Tel Aviv a me ha fatto venire in mente l’11 settembre. Niente di tutto questo. Si vuole solo dichiarare che la guerra terribile e ingiusta, l’inaccettabile costo umano venuto dopo il 7 ottobre è un genocidio: basterebbe imparare quanto meno il significato delle parole, magari nella definizione ONU, per escluderlo. Ma anche questo è, io penso, tema secondario.
C’è invece – questo il vero dramma che spero non si trasformi in tragedia – il tema del rispetto di quella libertà che è tale solo nel rispetto delle regole emanate dalle autorità competenti. Un tema culturale e sociale di principio democratico che viene contestato: perché prima ancora di non accettare che la libertà è un diritto che, essendo declamato in una società di diritti – e tra essi la libertà – anche di altri, impone perciò regole e contemperamenti, entrambi vissuti invece come privazioni e falcidie, prima di tutto questo, si esprime un no a qualsiasi atto emesso da istituzioni odiate e che si vorrebbe propagandare essere giusto odiare. E’ il vero cancro della società di oggi e di una sinistra che non riesce a insegnare, come ha fatto in altri tempi, alla sua ala di pensiero più estremo (studenti compresi) cosa vuol dire libertà. Può chiamarsi ad esempio persino Togliatti dopo l’ attentato alla sua vita.
Io sono su un versante completamente opposto. Non posso far altro che dirlo con forza.





