
«Quindi dobbiamo decidere: vogliamo rimanere semplicemente un grande mercato, soggetto alle priorità degli altri? Oppure vogliamo intraprendere i passi necessari per diventare una potenza? Ma chiariamo una cosa: raggruppare piccoli paesi non produce automaticamente un blocco potente. Questa è la logica della confederazione, la logica con cui l’Europa opera ancora nella difesa, nella politica estera e nelle questioni fiscali. Questo modello non produce potere».
Scopre l’acqua calda, il buon Draghi. Che giustifico solo perché penso che la sua sia una moral suasion, tardiva ma pur sempre opportuna. Tuttavia l’autocritica deve essere accompagnata da verità se vuole servire a qualcosa oltre che ad un piagnisteo: ed elencare su cosa, secondo Draghi, ci si è federati e sostenere che su esso siamo rispettati come potenza significa partire col piede sbagliato.
Noi Europei abbiamo culturalmente scelto la supremazia del diritto sulla politica. Tante regole che abbiamo quasi santificato a precetti, Perché nella moltitudine di interessi nazionali che abbiamo mantenuto, l’unico collante sono appunto le regole. La definizione di equilibri che mediano sul fatto che, se bisogna creare una “corporation”, ed è necessario e lo riconosce anche Draghi, ogni bandiera vuole che sia la propria “corporation” a prevalere. Facciamo esempi? ve ne sono a decine. Ebbene, per evitare queste contraddizioni, il costrutto europeo si è fondato sulle politiche di concorrenza e di limiti agli aiuti di Stato.
E’ Maastricht, è cioè il punto di partenza, ad essere un falso. Qualcuno, “casualmente” Craxi, lo intravide e lo denunciò chiaramente. Se non si affronta questa argomento non se ne esce. Ed affrontarlo è difficile: perché l’attuale maggioranza in Europa e le principali opposizioni nei Paesi (parlo della “sinistra”) sono di parere opposto e difendono quello che ha costruito, ignorando che il fallimento è visibile in tutto. Che hanno costruito debolezza e non forza. Oppure sono solo chiacchiere quello che diciamo tutti, tutti, che l’Europa è incerta, debole, irresoluta, ai margini di tutti i giochi e supplisce a questo solo rivendicando con orgoglio il suo passato ed i suoi valori.
Non esiste una politica europea scissa da quella internazionale. Viviamo una fase di rottura: non si tornerà più indietro e la nostalgia non è una strategia. In un mondo di rivalità tra grandi potenze, i Paesi intermedi hanno una scelta: competere tra loro per il favore o unirsi per creare una terza via con impatto. Ho già scritto: se nei sei al tavolo, sei nel menù. Noi al tavolo non ci siamo.
Caro Draghi e cari tutti quelli che lo osannano: questa è la verità. I pistolotti non servono. Servono gli “attributi”.





