
di Giovanni Bernardini
Ogni previsione su quello che sarà il pontificato di Leone XIV è ovviamente fuori luogo, la cosa migliore è aspettare. Proprio per questo mi sembra semplicemente ridicolo il tam tam mediatico volto a convincere tutti che il nuovo papa si muoverà in assoluta continuità con chi lo ha preceduto. Tante sottolineature della “continuità” dimenticano una cosetta che gli stessi media hanno più volte rimarcato: la preoccupazione principale del nuovo Pontefice dovrà essere, hanno ripetuto tutti, quella di preservare l’unità della Chiesa. C’è da chiedersi: “perché mai?”. Perché dopo tanti anni di un pontificato definito il migliore possibile occorre preservare, qualcuno ha detto “ripristinare”, l’unità della Chiesa?
La risposta è di lapalissiana semplicità. Ognuno ha diritto di pensare ciò che vuole sul pontificato di Bergoglio, ma una cosa è certa: Francesco è stato uno dei pontefici più divisivi della storia recente, forse il più divisivo di tutti. Divisivo, occorre sottolinearlo, non solo nei rapporti fra la chiesa e il mondo, divisivo nella stessa Chiesa.
Certo, la Chiesa non palesa le sue differenziazioni interne, nessun papa parla male di un altro papa, in questo la Chiesa ricorda i partiti comunisti staliniani, ma è un segreto di Pulcinella che i rapporti fra Benedetto e Francesco non fossero ottimi e che molte prese di posizione del pontefice incontrassero resistenze molto forti, al limite dello scisma, proprio nella Chiesa. Da qui l’esigenza di un papa mediatore, capace di salvaguardare, o ripristinare l’unità della Chiesa cattolica. Sempre da qui deriva l’irrealismo delle posizioni di chi crede di vedere o auspica una assoluta continuità fra Francesco e Leone. Una simile continuità non salvaguarderebbe affatto l’unità della Chiesa, dovrebbe essere chiaro.
In ogni caso, staremo a vedere, senza fretta. Da ultimo azzardo un’ulteriore, piccola considerazione. Molti, mi pare, hanno volutamente sottovalutato la novità di un papa statunitense (sottolineo: statunitense, non americano: anche Bergoglio era americano). Da tempo esisteva una sorta di tacito veto nei confronti di un papa statunitense. Il motivo è chiaro: era meglio non concentrare in un solo paese il potere del papa e quello dell’imperatore. E’ vero, il papa non è il papa di un singolo paese, lo è del mondo, ma si riteneva fosse bene che la potenza economicamente e militarmente più forte del pianeta non potesse godesse in qualche modo dei vantaggi di una possibile egemonia spirituale. Ora quel tacito veto è caduto. Chissà, forse non è un fatto del tutto privo di importanza.





