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Legge elettorale e ballottaggio

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legge elettorale - ballottaggio

Vantaggi e svantaggi per gli schieramenti

Ha ragione l’opposizione: una legge elettorale che preveda il ballottaggio è inaccettabile.
Ha ragione quando sostiene che quella norma è fatta su misura per consentire la confluenza di Futuro Nazionale nel centro destra dopo che alle prime elezioni venisse rifiutato la presenza di Vannacci e del suo partito nella coalizione di centro destra.

Accettarlo sin dall’inizio significherebbe perdere i voti di una vasta area moderata. Ma se si va al ballottaggio, non si può certo vietare ai votanti “vannacciani” di preferire il centro destra.

Ha torto l’opposizione se si ferma a questo. Perché, esattamente come per il centro destra, quella norma risolverebbe tutti i problemi di un “campo largo” che non ha alcuna possibilità di presentarsi unito e di vincere le elezioni senza un supporto dell’area riformista.

Che avrebbe immense difficoltà a spiegare ai riformisti come accettare il campo largo e cioè l’alleanza con alcune frange di sinistra e con Conte e suoi.

Riformisti che invece potrebbero rientrare nel “campo”, come si pensa per Vannacci, solo al ballottaggio: perché in quel momento la scelta destra-sinistra diventa cogente.

In entrambe le situazioni la fotografia del degrado politico sarebbe completa.

Questa procedura consentirebbe che ciascun partito entri nella competizione elettorale con un suo programma, magari raffazzonato, per realizzarne però poi uno che non viene “contrattato” per definire le alleanze di maggioranza, ma determinato da un voto ob torto collo che del programma finisce necessariamente per infischiarsene.

Per questo concordo con il no dell’opposizione.

Alla sola condizione che, però, essa si presenti alla competizione elettorale con un definito programma. In caso contrario, anche su una cosa giustissima prevarrebbe la vuota strumentalizzazione.

Dire no al ballottaggio dovrebbe significare dire no al un muro contro muro, reso tale dallo scontro ideologico, se vogliamo essere pietosi.

Dallo scontro di poteri se vogliamo avvicinarci alla verità.

Ma, soprattutto, dire no al fatto che cosa farebbe la coalizione una volta eletta lo si scoprirebbe solo ad elezioni fatte.

Cioè senza appello.

O quasi.

Renzi si lascia scappare, a Bologna, sommerso da applausi, che «Chi sarà complice della vittoria di Meloni sarà inseguito con i forconi dal popolo del centrosinistra».

La piazza, e la violenza, come sede di appello? Alla faccia del riformista.

E io mi chiedo: se lo stesso ragionamento lo facesse il centro-destra, Vannacci per primo?

Certo, è un’iperbole. Ma meglio il rimorso per un cattivo pensiero che il rammarico per non aver valutato qualcosa che era prevedibile.

E, dunque, mi domando: il ballottaggio allontana queste idee e queste ipotesi o le rende più concrete?

Dopo il danno del votare a scatola chiusa, anche la possibile beffa di una stagione di ancora maggiore allontanamento dal confronto civile?

Autore

  • Giuseppe Augieri

    Giuseppe Augieri, laureato in Economia e Commercio, Master alla SdA Bocconi, ha seguito corsi di alta formazione in statistica ed econometria. Progettista impianti, impiegato tecnico ENEL, Segretario Generale UIL – Energia, proprietario ed editore del giornale della Federazione, team leader dello start-up della società ENEL di formazione. Già Responsabile di analisi e controllo gestione di un'importante azienda e amministratore delegato di una sua costola internazionale.

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