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Europa – Russia, la soglia si alza

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Europa - Russia, la soglia si alza

Droni, sanzioni e asset congelati nel nuovo confronto

La tensione tra Mosca e le capitali europee torna a salire dopo le accuse tedesche relative alla presenza di droni nell’area dell’aeroporto di Lipsia.

Un episodio che Berlino considera riconducibile a un’operazione russa e che riporta in primo piano il tema della guerra ibrida sul territorio europeo.

La vicenda arriva sul tavolo dei ministri degli Esteri dell’Unione riuniti nel formato Gymnich, nome dato alle riunioni informali dei ministri degli Esteri dell’Unione europea, dove il confronto sulla Russia si intreccia con due questioni destinati ad avere conseguenze politiche ed economiche rilevanti, l’inasprimento delle sanzioni e l’ipotesi di utilizzare per l’Ucraina gli asset russi attualmente congelati in Europa.

Da Bruxelles, Ursula von der Leyen ha alzato il livello della risposta politica. La presidente della Commissione europea ha definito l’episodio di Lipsia un’azione condotta con materiale militare russo in territorio europeo, sostenendo che l’intimidazione non modificherà la posizione dell’Unione.

Al contrario, ha indicato l’intenzione di mantenere e, se necessario, aumentare la pressione su Mosca. Il messaggio è arrivato dopo l’incontro con il segretario generale della NATO Mark Rutte, che ha parlato di una Russia sempre più audace nelle proprie azioni, ribadendo al tempo stesso la necessità di rafforzare la preparazione militare e la sicurezza degli Stati europei.

Il confronto si sta così spostando progressivamente dal sostegno all’Ucraina alla capacità dell’Europa di proteggere direttamente il proprio spazio di sicurezza.

Von der Leyen ha annunciato che l’Unione sta lavorando insieme a Kiev a un progetto europeo per rafforzare le difese contro i missili balistici.

La presidente della Commissione ha inoltre confermato una nuova richiesta di pagamento nell’ambito del prestito europeo da 90 miliardi di euro, destinato anche al rafforzamento della difesa aerea ucraina, compresi i sistemi Patriot PAC-3.

Il tema finanziario si lega a quello, ancora più controverso, degli asset russi congelati. Alcuni governi europei chiedono di andare oltre il semplice congelamento e di utilizzare quelle risorse per sostenere l’Ucraina.

Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha ribadito che l’Italia non è contraria in linea di principio, ma ha sottolineato che prima di procedere occorre verificare la solidità giuridica dell’operazione.

È proprio il profilo legale a rappresentare, ancora una volta, il principale ostacolo. La questione non riguarda soltanto la volontà politica degli Stati membri, ma la possibilità concreta di intervenire su patrimoni appartenenti alla Federazione Russa senza creare precedenti e conseguenze giuridiche difficilmente controllabili.

Sul fronte delle sanzioni, l’Alta rappresentante dell’UE Kaja Kallas ha spiegato che sono già state presentate nuove proposte di inserimento nella lista nera europea, mentre altri Stati membri hanno avanzato ulteriori nominativi.

La verifica giuridica delle nuove misure richiederà tempo, ma secondo Kallas la sequenza degli episodi di natura ibrida registrati in Europa dovrebbe spingere anche i Paesi finora più prudenti ad assumere una posizione più netta.

L’ambasciatore russo presso l’Unione europea è stato convocato, così come è avvenuto in diversi Stati membri, in relazione ai fatti di Lipsia. La Germania, intanto, insiste sulla necessità di rafforzare la capacità europea di difesa.

Il ministro degli Esteri Johann Wadephul ha richiamato in particolare la disponibilità di sistemi di difesa aerea ancora presenti negli arsenali di alcuni Paesi europei, sostenendo che una maggiore condivisione delle risorse potrebbe contribuire a proteggere l’Ucraina dagli attacchi con droni e missili balistici.

Il quadro che emerge dal confronto europeo è quindi più ampio della singola vicenda di Lipsia. La questione russa sta progressivamente assumendo tre dimensioni intrecciate, la sicurezza del territorio europeo, il sostegno militare all’Ucraina e la possibilità di utilizzare strumenti economici sempre più incisivi contro Mosca.

La partita sugli asset congelati potrebbe rappresentare il passaggio più delicato. Se l’Europa riuscisse a superare gli ostacoli giuridici, il congelamento delle risorse russe potrebbe trasformarsi da strumento sanzionatorio in una leva finanziaria direttamente collegata al sostegno militare e alla ricostruzione dell’Ucraina.

È dunque possibile che il vero punto di svolta non sia rappresentato soltanto dall’eventuale nuovo pacchetto di sanzioni, ma dalla progressiva trasformazione della risposta europea: dalla pressione economica esercitata sulla Russia alla costruzione di una capacità autonoma di deterrenza, difesa e sostegno finanziario a Kiev.

L’Europa sembra così entrare in una fase nella quale la distinzione tra guerra convenzionale, pressione economica e guerra ibrida diventa sempre più difficile da tracciare.

E proprio questa sovrapposizione potrebbe rappresentare il terreno sul quale si giocherà il prossimo capitolo del confronto tra Mosca e l’Europa.

Autore

  • Elena Tempestini

    Elena TempestiniElena Tempestini, giornalista, storica, speaker radiofonica, comunicazione, capo redattore di Idee di Governo.

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