Home Politica Gli sbarchi dei migranti in Italia calano del 54,8 per cento

Gli sbarchi dei migranti in Italia calano del 54,8 per cento

0
sbarchi dei migranti

La Libia è la prima rotta, l’Algeria supera la Tunisia

A cura di Agenzia Nova

Secondo il portale Missing Migrants Project dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, dall’inizio del 2026 almeno 914 persone sono morte o risultano disperse lungo la rotta del Mediterraneo centrale.

Gli sbarchi di migranti in Italia sono crollati del 54,78 per cento nei primi otto mesi del 2026, un periodo sufficientemente ampio per tracciare un primo bilancio dopo l’intera stagione estiva.

Secondo il cruscotto statistico giornaliero del ministero dell’Interno italiano, al primo settembre sono arrivati via mare 19.601 migranti, contro i 43.346 registrati alla stessa data del 2025: 23.745 in meno.

La fase centrale dell’estate non ha invertito la tendenza. Fra gli aggiornamenti del 3 luglio e del primo settembre sono stati contabilizzati 5.137 ulteriori sbarchi, contro i 12.748 registrati tra le medesime rilevazioni del 2025: ovvero il 59,7 per cento in meno.

Secondo elaborazioni esclusive di “Agenzia Nova”, la Libia rimane nettamente il principale Paese di partenza. Dalle sue coste sono arrivati 15.570 migranti, contro i 38.232 dello stesso periodo del 2025: una diminuzione del 59,27 per cento.

La rotta libica rappresenta comunque il 79,43 per cento di tutti gli sbarchi in Italia. Circa il 98 per cento delle partenze dalla Libia è avvenuto dalle coste occidentali del Paese.

In altri termini, quasi il 78 per cento di tutti i migranti arrivati via mare in Italia nel 2026 è partito dalla Tripolitania.

La principale novità riguarda però l’Algeria. Gli arrivi da questa rotta sono saliti da 813 a 2.292, con un incremento del 181,92 per cento, e rappresentano ora l’11,69 per cento del totale.

L’Algeria ha così superato la Tunisia, dalla quale sono partite 1.646 persone, contro le 3.290 del 2025, con un calo vicino al 50 per cento. Quasi scomparsa la direttrice turca, scesa da 1.011 a 93 arrivi, il 90,8 per cento in meno.

Il sorpasso algerino sulla Tunisia costituisce una configurazione inusuale: nell’intero 2025 la rotta algerina aveva registrato 1.812 arrivi, contro i 4.841 di quella tunisina.

Il dato del 2026 è significativo sul piano tendenziale, ma resta contenuto in termini assoluti: 2.292 persone dall’Algeria in otto mesi. Indica quindi diversificazione delle rotte, non una pressione numerica paragonabile a quella libica, che è comunque contenuta rispetto agli anni passati.

La nuova geografia delle partenze si riflette sulle località di arrivo. La Sicilia resta la principale regione di sbarco, con 14.436 persone, pari al 73,65 per cento del totale, ma registra una flessione del 59,82 per cento rispetto alle 35.928 del 2025.

La Sardegna passa invece da 1.029 a 2.462 arrivi, con un aumento del 139,26 per cento coerente con la crescita della rotta algerina, e assorbe ormai il 12,56 per cento degli sbarchi.

Forti diminuzioni si osservano anche in Calabria, da 1.846 a 376, e in Campania, da 848 a 24, parallelamente al crollo della direttrice turca.

Abruzzo e Lazio crescono rispettivamente a 255 e 244 arrivi, ma partendo da valori molto bassi. Il Bangladesh rimane la prima nazionalità dichiarata al momento dello sbarco.

I cittadini bangladesi arrivati sono 5.198, il 26,52 per cento del totale. Seguono Somalia con 2.349 persone, Algeria con 2.039, Sudan con 1.628, Pakistan con 1.384, Egitto con 1.253, Eritrea con 1.115 e Tunisia con 994.

La composizione conferma la natura mista dei flussi: accanto ai cittadini nordafricani che utilizzano soprattutto rotte dirette operano corridoi più lunghi, provenienti dal Corno d’Africa e dall’Asia meridionale e imperniati sulla Libia.

La forte presenza bangladese non è in contraddizione con la preponderanza delle partenze dalla Libia orientale. Secondo una ricerca pubblicata a marzo dal Mixed Migration Centre, la maggior parte dei bangladesi raggiunge il Paese nordafricano in aereo, spesso con passaporti validi e autorizzazioni ottenute attraverso il sistema semi-formale attivo nell’est.

La rotta più comune collega Dacca a Bengasi attraverso gli Emirati Arabi Uniti, soprattutto Dubai; altri entrano via terra dall’Egitto. Bengasi è quindi un importante punto d’ingresso sia per chi cerca lavoro in Libia sia per chi considera fin dall’inizio l’Italia come destinazione.

In diversi casi il progetto cambia dopo l’arrivo, quando l’impiego promesso non esiste o il migrante, già indebitato con agenzie e intermediari, viene affidato alle reti che organizzano la traversata.

Il rapporto “Migration Trends at Libya’s Borders”, pubblicato ad agosto dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) e relativo al periodo aprile-giugno, mostra che il calo degli sbarchi non equivale automaticamente a una minore pressione sulla Libia.

Nel secondo trimestre i movimenti spontanei in ingresso attraverso le frontiere terrestri libiche sono aumentati del 23 per cento rispetto ai tre mesi precedenti.

Tra i migranti intervistati, il 39 per cento intendeva restare in Libia, contro il 29 per cento del primo trimestre; il 47 per cento non aveva ancora un progetto definito e soltanto l’8 per cento prevedeva di proseguire, principalmente verso l’Europa.

Il 93 per cento indicava lavoro e reddito come principale motivo della partenza. Non solo: il 76 per cento degli intervistati si era affidato a intermediari, soprattutto per il trasporto, pagando in media 435 dollari; la metà aveva finanziato almeno parte del viaggio indebitandosi.

I maggiori controlli lungo il confine con il Niger stanno inoltre spostando parte dei movimenti verso itinerari più lunghi attraverso il Ciad, dove l’OIM ha raccolto segnalazioni di morti e dispersi per disidratazione.

È lungo questi passaggi, e spesso soltanto dopo l’arrivo in Libia, che la ricerca di un impiego può trasformarsi in un progetto di traversata verso l’Italia.

La rotta algerina invece presenta caratteristiche diverse da quella libica. Le imbarcazioni dirette in Italia salpano soprattutto dalla fascia nordorientale dell’Algeria, tra Annaba ed El Kala, vicino al confine tunisino, e in alcuni casi da Skikda, per raggiungere il Sulcis e le coste meridionali della Sardegna, da Sant’Antioco e Teulada fino a Pula.

Con condizioni favorevoli la traversata può durare meno di dieci ore. A partire sono in larga maggioranza cittadini algerini, i cosiddetti “harraga”: il confronto tra i 2.039 algerini sbarcati in Italia e le 2.292 persone partite dall’Algeria indica una netta prevalenza della componente locale.

La Sardegna è l’approdo italiano più vicino, ma per una parte dei migranti rappresenta soltanto una tappa verso la penisola e soprattutto la Francia, dove vive una foltissima comunità algerina.

L’operazione “Phantom”, condotta ad agosto dalla Direzione distrettuale antimafia e dalla polizia di Cagliari, ha ricostruito un asse tra El Kala, Cagliari e Marsiglia, documentando almeno cinque traversate organizzate e ipotizzando anche la corruzione di esponenti delle autorità locali.

Resta infine una traversata pericolosa e difficile da monitorare: nell’agosto 2025 un naufragio al largo di Capo Sperone ha causato almeno un morto e sette dispersi.

Il calo degli sbarchi, infine, non ha cancellato il costo umano delle traversate. Secondo il portale Missing Migrants Project dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), dall’inizio del 2026 almeno 914 persone sono morte o risultano disperse lungo la rotta del Mediterraneo centrale, che resta il corridoio migratorio marittimo più letale al mondo.

Si tratta inoltre di una stima minima, poiché numerosi naufragi avvengono senza testimoni, non lasciano superstiti o vengono ricostruiti soltanto attraverso le segnalazioni dei familiari.

L’ultimo incidente registrato in ordine di tempo dal portale, datato 20 agosto, è avvenuto davanti a Tajoura, sobborgo costiero situato circa 22 chilometri a est di Tripoli.

Le squadre della Mezzaluna rossa libica hanno recuperato complessivamente 15 corpi, mentre altre quattro persone risultavano disperse sulle 19 che, secondo le autorità locali, si trovavano a bordo dell’imbarcazione

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui