
La notizia è che le truppe ucraine si sono ritirate da Avdiivka.
Il generale Oleksandr Syrsky, soprannominato “il macellaio” per la sua intransigenza nel volere a tutti i costi tenere le posizioni, sembra avere imparato la lezione di Bakhmut e sembra aver abbandonato il suo accanimento tattico che, se proseguito, avrebbe portato, stando ai dati odierni, l’Ucraina al suicidio.
A mettere i dati sul tavolo dell’analisi, in tono di denuncia, martedi scorso, era stato Mirko Campochiari, commentando la sostituzione del generale Valery Zaluzhny.

Mirko Campochiari, uno dei più informati e lucidi analisti militari, nella sua live dal titolo: “Il treno di Putin”( https://www.youtube.com/watch?v=StiktkAnNMM) aveva compiuto una dettagliata analisi dell’andamento del fronte e aveva messo in evidenza come i russi stiano continuamente creando delle sacche, accerchiando su tre fronti le forse ucraine, per poi costringerle e ritirarsi o a logorarsi.
La vicenda di Bakhmut è stata emblematica e Mirko Campochiari ha messo a nudo la follia di una resistenza rigida, auspicando l’avvento di una resistenza elastica, fatta anche di ritirate e di riposizionamenti, tali da consentire di non sprecare uomini e mezzi in situazioni insostenibili.
La tesi dell’analista, che prevedeva la necessità di un cambio tattico e strategico, pare sia stata profetica, in quanto sembra che Oleksandr Syrsky abbia preso atto che la logica che ha portato al massacro di uomini e mezzi a Bakhmut non sia da replicare e abbia dato ordine alle truppe ucraine di lasciare Avdiivka.
Sulla propria pagina Facebook, il neo-comandante in capo delle forze armate ucraine ha scritto ieri che le truppe ucraine si sono ritirate da Avdiivka, nella regione di Donetsk, per evitare l’accerchiamento e per preservare la vita e la salute dei militari.
Oleksandr Tarnavskyi, comandante del gruppo operativo-strategico delle truppe “Tauria” ha a sua volta osservato che, in conformità con l’ordine ricevuto, le truppe hanno lasciato Avdiivka: “In una situazione in cui il nemico avanza sui cadaveri dei propri soldati con un vantaggio di dieci a uno in termini di proiettili, sotto costante bombardamento – ha detto Tarnavskyi – questa è l’unica decisione corretta”.
La destituzione di Valery Zaluzhny da comandante delle forze ucraine ha comunque avuto un’impatto negativo sulla popolarità del presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Come riferisce Ukrainska Pravda, secondo un sondaggio del Kyiv International Institute of Sociology (KIIS), la fiducia in Zelensky è scesa al 60% con un calo di 5 punti dopo la sostituzione di Zaluzhny, il quale rimane una delle figure più popolari de paese, con un tasso di fiducia del 94%, mentre il suo successore Oleksandr Syrskyi, ex comandante delle forze di terra, ottiene la fiducia solo del 40%.
Ai primi del 2022, prima dell’invasione russa, Zelensky godeva soltanto della fiducia del 37% degli ucraini. Dopo l’attacco di Mosca, il tasso di fiducia era schizzato al 90%. Fra maggio e dicembre 2023 la fiducia era al 77%, mentre all’inizio di febbraio era scesa al 65%.
La decisione di Zelensky di sostituire Valery Zaluzhny non è stata accolta favorevolmente anche da gran parte della stampa e dei think tank occidentali che finora lo avevano sostenuto.
L’Economist ha scritto che Zelensky rischia di aver fatto la scelta sbagliata. Il Times di Londra ha riferito che i soldati ucraini sono furiosi. Secondo l’Atlantic Council la decisione di Zelensky è giunta in un momento particolarmente inappropriato, vista l’offensiva russa in corso su più fronti.
Che l’attore Zelensky, dopo essersi improvvisato presidente, si sia improvvisato anche stratega militare pare essere fonte di preoccupazione da parte dei suoi mentori e non a caso, Victoria Nuland, responsabile delle politiche ucraine dell’amministrazione Biden, aveva cercato di evitare l’avvicendamento.
Va ricordato che Victoria Nuland è ritenuta la responsabile, assieme a George Soros, delle rivolte arancioni che hanno dato avvio alla destabilizzazione dell’Ucraina ai tempi nei quali Joe Biden era il vicepresidente di Barack Obama.
Zelensky, nonostante abbia medagliato il generale uscente, ha tentato di scaricare il fallimento dell’offensiva sul generale Zaluzhny, nel tentativo di rimanere comunque a galla, nonostante l’andamento della guerra stia dando torto alla propaganda, da lui voluta e praticata, in base alla quale la svolta del conflitto avrebbe permesso all’Ucraina di strappare ai russi i territori perduti.
La realtà, alla fine, è sempre più forte della propaganda e la realtà è che l’Ucraina, allo stato attuale, non ha i mezzi e gli uomini sufficienti per contrastare Mosca e saggezza vorrebbe che consolidasse con linee difensive i territori rimasti, senza pensare di ricacciare i russi dai territori occupati.
Del resto i promessi aiuti dell’Europa sono in gran parte propagandistici e difficilmente realizzabili e dagli Stati Uniti arriva la notizia che la Camera dei Rappresentanti prenderà in considerazione gli aiuti all’Ucraina non prima di metà marzo.
Il presidente della commissione per gli affari esteri della Camera, Michael McCall, come riferisce Reuters, ha infatti affermato che la Camera a guida repubblicana prenderà in considerazione la richiesta del presidente Joe Biden di miliardi di dollari in aiuti aggiuntivi all’Ucraina non prima di metà marzo, dopo aver discusso fatture di spesa più importanti.
Da qui, probabilmente, la decisione di cambiare tattica e strategia e di abbandonare Avdiivka.
Azione che potrebbe anche ripetersi in altre situazioni simili, sfilando dal fronte mezzi e uomini ucraini posti in situazioni insostenibili.
Gli analisti dell’Institute for the Study of War scrivono che i russi rischiano di subire pesanti perdite se decidessero di attaccare frontalmente le nuove posizioni verso le quali le truppe ucraine si stanno ritirando, proprio a causa della grande concentrazione di truppe di Kiev.
Le forze russe, secondo l’Institute for the Study of War, continueranno a cercare di impedire il ritiro delle forze ucraine nella speranza di infliggere loro perdite operative.
Gli esperti dell’ISW ritengono che le forze ucraine potrebbero dover condurre contrattacchi per consentire un ritiro organizzato delle truppe da Avdiyivka al fine di stabilizzare la linea del fronte.
Nel frattempo, tuttavia, la notizia di cronaca è che alcune forze in ritirata da Avdiivka sono state catturate. Il generale ucraino Oleksandr Tarnavsky ha affermato che alcune forze sono state catturate dalla Russia durante il ritiro delle unità ucraine da Avdiivka, nella notte di sabato. Non si sa quanti soldati siano coinvolti.
Per quale motivo i russi abbiano voluto conquistare Avdiivka?
Non v’è dubbio che sul piano dell’immagine la ritirata ucraina è un colpo negativo per Zelensky a tutto vantaggio di Putin.
Tuttavia, con tutta probabilità, l’importanza della cittadina di circa 30 mila abitanti, ormai di fatto deserta, è intuibile dalla cartina dell’ISW.

Osservando la cartina si vede benissimo come la conquista di Avdiivka suturi quel saliente racchiuso nel cerchio grande raddrizzando il fronte e, soprattutto, allontanando le truppe ucraine da Dontesk (15 chilometri in linea d’aria da Avdiivka) e dal suo aeroporto.
L’allontanamento delle truppe ucraine da Donetsk potrebbe avere anche un valore in relazione alla nuova linea ferroviaria, con ponti in cemento e massicciate, in costruzione per coprire una lunghezza di sessanta chilometri, ma che potrebbe estendersi poi addirittura a 250 chilometri e che collega Rostov con Dontesk e Mariupol.

Potrebbe avere un senso, a questo punto, anche il “treno dello zar”, realizzato posizionando 2.500 vagoni a circa 6 km a sud-est dall’attuale linea del fronte di Novomykhailivka, tra le città di Olenivka, a sud di Donetsk, e Volnovakha, a sud-est di Vuhledar e a nord di Mariupol.

Verde: linea del fronte – Blu linea ferroviaria in costruzione – Rosso linea di vagoni “treno dello zar” a protezione della linea del treno in costruzione.
L’insieme delle operazioni russe sono tese a rifilare i confini, a rafforzare le difese e le linee logistiche.
Se anche l’Ucraina farà la stessa cosa, con tutta probabilità di avrà una fase, più o meno lunga, di consolidamento delle difese da ambo le parti, la qual cosa va nella direzione di una soluzione coreana.





