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Le dimissioni di Tulsi Gabbard scuotono l’intelligence americana

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Il mondo si interroga sul futuro geopolitico

Dopo settimane di tensioni internazionali, accuse sui laboratori biologici e dichiarazioni che avevano riacceso il dibattito globale sulla guerra invisibile tra intelligence, biotecnologia e sicurezza nazionale, è arrivata una notizia che sta facendo rumore a Washington, Tulsi Gabbard si è dimessa dal ruolo di Director of National Intelligence dell’amministrazione Trump.

E qui bisogna comprendere bene cosa significhi davvero quel ruolo.

Il Director of National Intelligence non è un semplice incarico politico, è la figura che coordina l’intero sistema delle agenzie d’intelligence americane. In pratica la persona che supervisiona e integra il lavoro delle principali strutture di spionaggio degli Stati Uniti, dalla CIA alla NSA fino all’intelligence militare. La numero uno degli 007 americani.

La persona che ha accesso alle informazioni più sensibili del pianeta. Ufficialmente la motivazione delle dimissioni sarebbe legata alla grave malattia del marito, colpito da una rara forma di tumore osseo. Ma sul piano geopolitico la questione è molto più profonda. Gabbard è sempre stata una figura anomala dentro il sistema americano.

Ex democratica, veterana di guerra, critica storica dell’interventismo americano, aveva assunto negli anni posizioni estremamente scomode su Ucraina, Siria, Iran e soprattutto sul ruolo strategico delle infrastrutture biologiche e dei laboratori di ricerca avanzata.

Era una delle pochissime figure istituzionali americane ad aver parlato apertamente del rischio geopolitico legato alla guerra biologica, alla manipolazione dei patogeni e all’opacità di alcuni programmi internazionali di ricerca. Ed è qui che la vicenda assume una dimensione molto più strategica.

Perché il XXI secolo non è più soltanto il secolo delle guerre territoriali. È il secolo delle guerre invisibili, biologiche, cognitive, finanziarie, tecnologiche, algoritmiche. La pandemia ha cambiato definitivamente la percezione del potere globale.

I virus non vengono più considerati soltanto un problema sanitario, ma una questione di sicurezza nazionale e di equilibrio geopolitico planetario.

E quando la persona che coordina l’intera intelligence americana inizia a toccare temi legati ai laboratori biologici, alle reti internazionali di ricerca e alla sicurezza bio-tecnologica, inevitabilmente entra dentro una delle aree più sensibili del potere contemporaneo.

Perché oggi il controllo del mondo non passa più soltanto dagli eserciti o dal petrolio. Passa dalla capacità di controllare dati, tecnologia, informazioni genetiche, intelligenza artificiale, infrastrutture digitali e sicurezza biologica.

Ed è forse questo il vero punto che molti non stanno ancora comprendendo, tutte le grandi crisi globali stanno convergendo nello stesso spazio strategico.

Finanza digitale, AI, intelligence, piattaforme tecnologiche, biologia avanzata e guerra cognitiva non sono più settori separati. Stanno diventando un unico sistema di potere globale invisibile.

E, forse, la domanda più importante oggi non è soltanto perché Tulsi Gabbard si sia dimessa.

Ma cosa significhi davvero che una delle persone con più accesso alle informazioni riservate del pianeta lasci il vertice dell’intelligence americana proprio mentre il mondo entra nella fase più instabile e tecnologicamente sensibile della storia contemporanea.

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