
di Paolo Falconio
Chi si occupa di geopolitica da molti anni, sa che è rigidamente assoggettato ai fatti e spesso questi ultimi hanno poco a che fare con le narrazioni.
Quando poi la geopolitica si spinge a tentare di prevedere il futuro diventa un’alchimia con un ampio margine di errore e quindi assai fallibile.
Fatta questa premessa cercherò di esporre il mio fallibile punto di vista sulle ipotesi che riguardano le elezioni americane e gli scenari di guerra che riempiono le nostre cronache con particolare riferimento all’ Ucraina e ai fatti di Gaza.
Uno degli assiomi della geopolitica è guardare al mondo da una posizione ben definita che nel mio caso è l’ Italia.
Questa regola è alla base di questo articolo in quanto nella nostra Nazione è molto sentita la speranza della pace.
Senza entrare nel dettaglio di questo sentimento che Caracciolo in modo illuminante definisce desiderio di essere lasciati in pace, sottolineando che è ben diverso dal volere la pace (che in Sudan si stiano massacrando non ci interessa e più in generale non ci interessa chi abbia torto e chi ragione), proviamo a capire quali potrebbero essere le dinamiche sulle attuali guerre in corso in relazione all’ eventuale elezione di Donald Trump a Presidente degli Stati Uniti.
La premessa è che il Presidente degli Stati Uniti non ha i poteri per decidere gli indirizzi strategici della super potenza americana. Semmai dovremmo avere più attenzione per le elezioni delle due camere che autorizzano gli stanziamenti a favore dell’ Ucraina e Israele.
Il primo indirizzo strategico e quindi bipartisan, da tenere presente, è la devoluzione ai proxies dell’ America di tutte le questioni che li riguardano al di sotto dell’ articolo 5 della NATO con l’ aggiunta di Israele che ha il compito di alleato e potenza regionale contro l’espansione delle aree di influenza iraniana (ma anche turca) nel Medio Oriente.
Mentre Israele è consapevole di questo suo nuovo ruolo che gli permette di resistere alle pressioni USA rispetto alla durata della guerra contro Hamas – e a mio avviso sarà molto difficile abbreviare i tempi dell’ intervento israeliano solo con la minaccia di interrompere il flusso dei rifornimenti di armi, perché infattibile a meno che non si desideri la definitiva perdita di influenza degli USA nella regione (non auspicabile se non altro per il fatto che gli Accordi di Abramo esistono in quanto sostenuti dagli Stati Uniti). Diverso è il discorso per l’Ucraina. Una presidenza Trump o Harris vedrebbe l’abbandono dell’Ucraina differire soltanto nella tempistica e nella narrazione, in quanto l’interesse strategico degli USA è che la Federazione Russa rimanga in piedi, non potendo gestire l’implosione di una Nazione con almeno 2000 (molti analisti parlano di 6000) testate nucleari e che regalerebbe alla Cina i territori siberiani ricchi di materie prime. In questo senso l’ulteriore considerazione che una sconfitta creerebbe, come la storia russa insegna (come ad esempio nella prima guerra mondiale o per meglio dire l’umiliazione nel conflitto col Giappone senza parlare del ritiro dall’ Afghanistan), le condizioni per un crollo di governo le cui conseguenze nessuno oggi può prevedere e che difficilmente avrebbero il carattere di una rivoluzione liberale.
Inoltre il principale problema degli Stati Uniti è il contenimento della Cina e l’abbraccio a una Russia ricca di tutte le materie prime che la Cina non ha, è assolutamente da evitare.
Infine, come se non bastasse, nessuno vuole un confronto diretto NATO Russia, perché il rischio di escalation nucleare diverrebbe molto concreto.
La verità è che l’Ucraina non è strategicamente importante per gli Stati Uniti e perciò con una narrazione decente, smetterà di assumere rilevanza nelle politiche USA.
Sicuramente Trump abbrevierà i tempi e questo per un motivo molto semplice. È un uomo che crede nelle sfere di influenza e magari avremo un cessate il fuoco alla coreana che salverebbe la faccia agli USA, ma di fatto consegnerà gli ucraini al loro destino che è quello di appartenere alla sfera di influenza russa. Non sarà un processo immediato, ma avverrà negli anni, fermo restando il divieto alla Germania di proseguire il matrimonio con la Russia fatto di energia contro tecnologia.
Eventuali ulteriori sforzi pro Ucraina dovranno essere sostenuti in massima parte dalla UE, ma sulla resilienza delle nazioni europee ho qualche dubbio e forse lo hanno anche gli americani… quanto ai russi ci contano.
Questa nuova, o relativamente nuova tendenza americana a devolvere ai loro alleati la risoluzione di conflitti regionali è particolarmente evidente con gli Houthi che pur minacciando il dominio americano nei mari, attaccando le navi in transito presso lo stretto di Bal El Manded, affidano agli europei, con una missione a guida italiana, la protezione delle navi in transito, poiché è l’Europa a soffrire maggiormente dell’ azione di questo gruppo. Un tempo sarebbe intervenuta direttamente la Marina Americana. È da notare che la Cina, in questa situazione, non perde occasione per infilarsi. Così accade che riunisce Hamas, Al Fatah e altre sigle per annunciare al mondo che Pechino ha creato un interlocutore unico per il governo della striscia di Gaza e della Cisgiordania. Operazione di facciata, senza aver neanche consultato Israele, ma che vuole segnalare al mondo che la Cina è presente in Medio Oriente e conta.
In ogni caso noi europei ci troveremo con una Russia aggressiva ai nostri confini , insofferente per l’attuale assetto nel Baltico e che almeno nell’immediato futuro sposterà il confronto a livello di penetrazione sociale per disarticolare l’alleanza atlantica e accentuare le divisioni interne. Il mio timore è che, purtroppo, rispetto a questa minaccia ci troveremo profondamente impreparati.





