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IL VERO SCANDALO DELLE OLIMPIADI DI PARIGI

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di Giorgio Cattaneo
 
«Si voleva servire un banchetto, non un’Ultima Cena. Celebrare un gaudente momento conviviale, non un mesto commiato dal sapore escatologico». Così, il “Quotidiano Nazionale” spegne la polemica sulla cerimonia olimpica di Parigi: le drag queen – pietra dello scandalo – non volevano riprodurre (in modo deformato e irridente) il Cenacolo leonardesco, ma un convivio pagano ispirato allo spirito di Olimpia. Eppure, oltre a Salvini e ai vescovi francesi, persino il ministro della cultura italiano, Gennaro Sangiuliano, è intervenuto per stigmatizzare un’esibizione accostata all’iconografia cristiana dell’Ultima Cena di Gesù con gli apostoli.
«Da più parti si è visto nel genio di Leonardo il padre putatitvo della performance, quando invece ad ispirare il creatore dell’evento, Thomas Jolly, è stato un artista sconosciuto ai più». Si tratta del seicentesco Jan Harmensz van Bijlert, emulo di Caravaggio, autore del dipinto “Le Festin des dieux”: raffigura un banchetto degli dèi sull’Olimpo, in occasione del matrimonio di Teti e Peleo. Può aver tratto in inganno la ripartizione dei personaggi in scena, simmetrica come quella leonardesca: ma stavolta erano sedici, non dodici (come invece gli apostoli). «E al centro della scena campeggiava un Apollo incoronato, mentre sdraiato figurava Bacco: proprio come nell’opera del ’600».
Trattandosi poi di Olimpiadi, aggiunge il giornale, «il rimando spontaneo è all’antica Grecia, culla dei Giochi, e non alla Bibbia, con buona pace di chi ancora vagheggia una società cristiana ormai sepolta dalla secolarizzazione». Lo stesso Jolly, scusandosi comunque verso chi si è sentito offeso dallo spettacolo allestito lungo la Senna, chiarisce: «Non era l’Ultima Cena la mia ispirazione. Credo fosse abbastanza chiaro che si trattava di Dioniso che arriva a tavola: è il dio della Festa e del vino, nonché padre di Sequana, la dea legata al fiume». Le drag queen? «Nell’antica Atene gli attori erano esclusivamente maschi, anche in ruoli e abiti femminili, come insegna il vituperato liceo classico».
Tributato l’omaggio “obbligatorio” all’imperante conformismo gender, sia pure con tanto di motivazione filologica posticcia, può stupire il fatto che il tradizionalismo cattolico e il cospirazionismo militante si siano alleati, all’istante, per scomunicare una performance ritenuta blasfema e dunque minacciosa, quando lo stesso Leonardo era lontanissimo dal cristianesimo: la sua Ultima Cena, che formalmente rappresenta Gesù e gli apostoli in ossequio alla committenza (il potere oscurantista allora dominante), esprime in realtà una sorta di “codice numerico dell’universo”, assolutamente non religioso, riferito alla precessione degli equinozi come riflesso visibile della potenza suprema, non riconducibile ad alcuna fede.
Accadde anche a Dante: fu costretto a simulare un’osservanza cattolica per poter parlare, senza finire sul rogo, della sua concezione di divinità. Scontato che i monopolisti del cristianesimo si siano indebitamente appropriati della Divina Commedia, così come dell’Ultima Cena. In altre parole: quella sulle ultime mediocrità parigine rischia di rivelarsi una rovente polemica sul nulla. Una commedia degli equivoci, in cui la verità essenziale resta ancora una volta fuori dai riflettori. Permane poi il carattere stucchevole della faccenda: la festa sportiva dell’amicizia tra i popoli, proposta in modo ipocrita nel bel mezzo dell’apoteosi internazionale dell’inimicizia.
Sul web circolano meme “olimpici” che alludono al bagno di sangue in atto a Gaza, mentre ad essere esclusi dalle gare sono gli atleti russi: vero scandalo, questo, silenziato dall’indifferenza generale. Altra vergogna: celebrando inevitabilmente l’Evo Macroniano, i Giochi archiviano l’incresciosa realtà politica della Francia, ovvero le elezioni-farsa che hanno appena escluso dal governo il partito più votato dai francesi. Risultato ben poco democratico, ottenuto grazie all’alleanza subdola – con l’escamotage della desistenza – tra i grotteschi retori della sinistra e il marmoreo blocco degli oligarchi guerrafondai, capitanato dal Piccolo Napoleone della famiglia Rothschild.

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  • Redazione

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