
di Giorgio Cattaneo
L’ARCA DI GABRIELE E I SEGRETI DELL’ANTARIDE di Nicola Bizzi, edizioni Aurora Boreale
Cremlino, autunno 2015. Squilla il telefono: è il patriarca ortodosso Kirill. Spiega: l’Arabia Saudita richiede l’aiuto della Federazione Russa. Sembra un film: solo che, al posto di Indiana Jones, a scendere in campo è Putin. Poco dopo, al porto di Gedda attracca una nave oceanografica russa, la Admiral Vladimirsky. Imbarca – accuratamente imballato – uno strano oggetto di culto, custodito nel sottosuolo della Mecca: l’Arca di Gabriele, che la tradizione vuole che fosse stata donata a Maometto direttamente dall’Arcangelo.
Una strana cassapanca, dorata e decisamente misteriosa: proprio come l’Arca Perduta di hollywoodiana memoria. Il problema? Forse maneggiata incautamente e rimossa dal suo alloggiamento sotterraneo, l’Arca sarebbe “impazzita”, scatenando tempeste di fulmini. Fino a seminare il panico, tra i pellegrini radunati attorno alla Kaaba e presso le autorità di Riyad: al punto da invocare l’intervento russo. Motivo: proprio a Mosca, per metterlo al riparo dai disordini della Quarta Crociata, era migrato l’antico codice per “disattivare” l’ordigno.
Storia rocambolesca, ai limiti della fantascienza e della fanta-archeologia, tuttora avvolta da una coltre di impenetrabile silenzio. Uniche conferme ufficiali: le scarne note del ministero della difesa russo. Il solo a parlarne, in Italia, è stato Nicola Bizzi: che ora si è deciso a mettere la vicenda nero su bianco, anche sulla scorta di informazioni riservate (un alto prelato della Chiesa Ortodossa). Già, perché poi – da Gedda – la Vladimirsky salpò, scortata da una potente flotta da guerra, in direzione dell’Antartide. Missione: “tombare” in una base russa quell’ingombrante oggetto, risalente al Profeta.
Come ogni spy-story che si rispetti, anche questa coinvolge livelli insospettabili. Per esempio: l’assistenza che (in cambio del favore) i sauditi avrebbero concesso ai russi, intenzionati a liberare la Siria dall’incubo dell’Isis. E lo stranissimo viaggio a Cuba compiuto nel frattempo dal patriarca ortodosso, per ottenere altre informazioni decisive – sull’Arca di Gabriele – nientemeno che da Papa Francesco. Ultima foto-ricordo: Kirill sorridente, tra i pinguini. A fare cosa, laggiù? Ufficialmente: a benedire una piccola chiesa, eretta dai militari tra i ghiacci del Polo Sud.





