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Landini, dal bar dello sport al CSM

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Maurizio Landini non delude mai. Le sue arringhe valgono meglio di una serata a teatro: comicità involontaria, ingresso gratuito. A Napoli, per l’ennesima crociata contro il governo, ha spiegato perché il sorteggio dei membri togati del CSM sarebbe uno scandalo: “E allora perché non sorteggiamo i parlamentari, i sindaci, i presidenti di regione? Siamo su ‘Scherzi a parte’ o in un Paese serio?”. Poi, per rafforzare la tesi, ha evocato le “palline calde” dei Mondiali, quelle truccate. Per chi non frequenta i bar sport: è la leggenda metropolitana secondo cui nei sorteggi UEFA e FIFA alcune palline venivano scaldate o raffreddate, così chi estraeva poteva riconoscerle al tatto e pilotare gli abbinamenti.

Mai provata, mai dimostrata, buona per le discussioni del lunedì tra cornetto e cappuccino. Il segretario della CGIL argomenta una riforma costituzionale con le leggende del fantacalcio. Infine il colpo di grazia: “Il governo pensa che gli italiani siano un mondo di coglioni”.
Qualcuno cattivo potrebbe dire che sia l’ennesima sparata di un somaro che scambia il raglio per un’arringa. Ma in un periodo storico in cui si giustifica la qualunque non giudichiamolo, è preferibile sopportare le sue intemerate con carità cristiana.
Il neo-costituzionalista, forte del suo curriculum, ora spiega all’Italia come funziona lo Stato di diritto. Terza media conseguita nel 1974. Due anni di istituto tecnico per geometri mai completati. Saldatore per nove anni. Poi quarant’anni di apparato sindacale. Ma, soprattutto, nessuna esperienza reale in giurisprudenza.
Il bello è che non sa nemmeno di cosa parla. Il CSM non è un organo di rappresentanza politica. Gestisce carriere, trasferimenti, nomine. I parlamentari incarnano la sovranità popolare. I consiglieri del CSM no.
Vederli paragonare da Landini evoca l’immagine di un sordomuto che pretende di guidare un cieco a gesti. Bastano dieci secondi per capire la differenza. Ma servono gli strumenti culturali per arrivarci.
C’è qualcosa che non torna in quest’uomo. Un problema di identità. Si sveglia la mattina convinto di essere il capo dell’opposizione, il tribuno destinato a Palazzo Chigi. Poi si guarda allo specchio e scopre che è un sindacalista. O almeno dovrebbe esserlo.
I sintomi della confusione sono evidenti. Scioperi generali per Gaza e la minaccia di scatenarne altri se Israele avesse fermato la Flotilla umanitaria. Il sindacato in piazza Barberini per difendere Maduro, “presidente eletto dal popolo”, mentre i venezuelani veri lo contestavano e venivano cacciati dai militanti CGIL. La lettera al Prefetto per denunciare lo youtuber Cicalone, colpevole di disturbare le borseggiatrici in metropolitana. Priorità sindacali, evidentemente.
I pensionati hanno chiesto a Landini di difendere Maduro? I metalmeccanici lo hanno mandato a Roma per proteggere le ladre della metro? Gli iscritti pagano la tessera per sentirlo parlare di palline calde?
No. Ma Landini ha un’agenda personale. Nel 2015 la Coalizione Sociale, progetto politico mascherato. Susanna Camusso gli chiese di “cancellare qualsiasi ambiguità”. Lui tirò dritto. L’obiettivo era chiaro allora, chiarissimo oggi: Palazzo Chigi. Il sindacato è il trampolino.
Paolo Mieli l’ha inchiodato: “I riflessi italiani della vicenda Venezuela fanno ridere. I sindacalisti della CGIL si occupano di tantissime cose oltre i problemi del lavoro”. Troppo gentile. Si occupano di tutto tranne che dei lavoratori.
Intanto difende il sistema delle correnti togate. Quello di Palamara. Le nomine nei ristoranti romani, le chat imbarazzanti. Landini chiama questo “indipendenza della magistratura”. Gli italiani lo chiamano mercimonio.
L’articolo 104 della Costituzione resta intatto. La separazione delle carriere esiste in Germania, Francia, Portogallo. Sono dittature?
Quando finiscono gli argomenti arriva il turpiloquio. “Coglioni”. Non è uno scivolone, è un metodo. Retorica da capannone, anni Settanta. Peccato che i coglioni siano quelli che credono alle sue panzane, non quelli che ha in mente lui.
L’ambizione senza strumenti produce mostri. Produce tribuni della plebe con la terza media che si credono statisti.
Forse, prima di spiegare agli italiani chi li prende per coglioni, Landini dovrebbe chiedersi cosa ci fa un sindacalista a parlare di palline calde mentre i lavoratori aspettano risposte su contratti e pensioni.
Ma per questo servirebbe lucidità. E quella l’ha persa da tempo.

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  • Redazione

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