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Landini, canta che ti passa

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canta che ti passa

Chi lavora sul lavoro e chi ci canta sopra

Primo maggio. Quarantacinque artisti sul palco di San Giovanni. Un miliardo di euro sul tavolo del chi lavora sul lavoro e chi ci canta sopraonsiglio dei Ministri. Stessa data, stesso tema, due pianeti diversi.

Da una parte un decreto di diciannove articoli che lega gli incentivi alle imprese al rispetto dei contratti collettivi, introduce il salario giusto, stabilizza i precari con contratti brevi, concede fino a ottocento euro al mese di esonero a chi assume donne nel Mezzogiorno.

Dall’altra Arisa, BigMama e i Pinguini Tattici Nucleari. Il Primo Maggio 2026 si divide così: chi lavora sul lavoro e chi ci canta sopra.

Lo slogan scelto dalla CGIL per il Concertone merita di essere incorniciato. “Lavoro dignitoso: contrattazione, nuove tutele e nuovi diritti”. Virgola per virgola, è il riassunto del decreto appena varato dal governo.

Contrattazione come perno del salario giusto. Nuove tutele per rider e lavoratori delle piattaforme digitali. Nuovi diritti per chi trasforma un contratto a termine in un posto stabile.

Il sindacato di Landini chiede dalla piazza esattamente quello che Palazzo Chigi ha messo nero su bianco ventiquattr’ore prima. Con una differenza: il governo lo fa, la CGIL lo canta.

Maurizio Landini non gradisce. Va da Floris su La7 e pronuncia la sentenza: “I 960 milioni stanziati vanno alle imprese. I lavoratori non prendono un euro”. Una frase che meriterebbe l’analisi logica prima ancora di quella politica.

A chi servono gli sgravi per assumere stabilmente un under 35? All’imprenditore che li incassa o al ragazzo che ottiene un contratto a tempo indeterminato?
A chi servono ottocento euro al mese di esonero contributivo per una lavoratrice del Mezzogiorno?

Al datore di lavoro che firma l’assunzione o alla donna che da precaria diventa stabile?
La risposta è talmente ovvia che Landini ha bisogno di non porsi la domanda.

I numeri, quelli veri, raccontano una storia che al segretario della CGIL toglie il sonno. Record assoluto di occupati: 24 milioni e 181mila. Tasso di disoccupazione al 5,1 per cento, il più basso dall’inizio delle serie storiche.

Disoccupazione giovanile crollata al 18,9 per cento. Dall’inizio della legislatura, quasi 1,2 milioni di occupati in più e oltre 550mila precari in meno. Lavoro stabile in crescita, part-time involontario in calo, occupazione femminile ai massimi di sempre. Landini guarda questa fotografia e dice che “le persone stanno peggio di quattro anni fa”.

O i numeri mentono, o mente Landini. Tertium non datur.
Ma il dato politicamente devastante è un altro. Daniela Fumarola, segretaria generale della CISL, accoglie il decreto con favore: il salario giusto agganciato ai contratti leader è “l’unico riferimento possibile”.

Pierpaolo Bombardieri, segretario della UIL, va oltre: “Siamo molto soddisfatti, per la prima volta un intervento identifica il salario giusto con i contratti di CGIL, CISL e UIL”.
I contratti di CGIL, CISL e UIL. Anche quelli della CGIL.

Il governo valorizza per legge i contratti firmati dal sindacato di Landini e Landini protesta. CISL e UIL ringraziano, la CGIL strepita.
Il fronte unitario non esiste più: esiste un sindacato che lavora al tavolo e uno che lavora al microfono.

Resta un dettaglio che vale un editoriale intero.
Il decreto introduce un meccanismo di adeguamento automatico delle retribuzioni quando il rinnovo del contratto collettivo slitta oltre dodici mesi dalla scadenza: il 30 per cento dell’indice IPCA scatta come anticipazione forfettaria.

Tradotto: se le parti non rinnovano in tempo, i lavoratori non restano a secco. Ora, chi è che da anni blocca o rallenta i rinnovi contrattuali trasformandoli in armi politiche contro il governo di turno?

Chi è che tiene milioni di lavoratori in attesa mentre prepara scioperi generali e manifestazioni di piazza? La risposta sta nella storia recente della contrattazione italiana. E non sorride a Landini.

Una frotta di cantanti, diretta Rai 3, Rai Radio 2, RaiPlay, sottotitoli, audiodescrizione, traduzione in LIS. Costo dell’operazione: fra gli 800mila e i 900mila euro.

Mezzo milione li mette la RAI con i diritti televisivi, 250mila il Comune di Roma per trasporti, pulizia e sicurezza, il resto gli sponsor privati. Una macchina spettacolare, inclusiva, perfettamente organizzata. E pagata in gran parte dai contribuenti.

Non per contrattare, non per negoziare, non per sedersi a un tavolo e strappare un punto in più. Per cantare. L’uomo che denuncia un decreto da un miliardo perché “non dà un euro ai lavoratori” organizza un festival da quasi un milione di euro pubblici. Per cantare.

La CGIL di Di Vittorio occupava le terre e conquistava diritti con le mani sporche di fatica.
La CGIL di Lama si sedeva al tavolo della concertazione e firmava accordi che cambiavano il Paese.
La CGIL di Landini organizza festival musicali e va in televisione a dire che un miliardo per l’occupazione stabile è un regalo alle imprese.

Del resto non è la prima volta che Landini stona.
Nell’ottobre scorso ha proclamato uno sciopero generale per la Flottiglia diretta a Gaza: CISL e UIL non hanno aderito, il Garante lo ha giudicato illegittimo.

A gennaio ha portato la CGIL in piazza Barberini per difendere Maduro, “presidente eletto dal popolo”: due venezuelani venuti a contestare sono stati cacciati con spintoni dai manifestanti.

Nell’estate 2024 la CGIL di Roma ha scritto al Prefetto per denunciare lo youtuber Cicalone, colpevole di filmare i borseggiatori nella metro. Pochi giorni dopo Cicalone è finito al pronto soccorso, aggredito proprio dai borseggiatori. Flottiglia, dittatori, ladri difesi: il repertorio è coerente. Solo con il lavoro non c’entra nulla.

Per non dire del contratto collettivo della vigilanza privata firmato dalla CGIL-Filcams con paghe da 5-6 euro l’ora: lo stesso sindacato che chiede il salario minimo legale a 9 euro.

Landini li ha poi definiti una vergogna. Dopo averli firmati. E oggi contesta il decreto che impone il salario giusto agganciato ai contratti leader proprio per impedire che quelle vergogne si ripetano.

Da sindacato dei lavoratori a impresariato dello spettacolo il passo è stato breve. E la piazza di San Giovanni, ormai, racconta questa metamorfosi meglio di qualunque analisi.

Oggi, primo maggio, mentre Riccardo Cocciante e i Litfiba saliranno sul palco, quattro milioni di lavoratori italiani scopriranno che il decreto appena varato li riguarda direttamente.

Incentivi per chi li assume, argini contro chi li sfrutta, salario giusto contro chi li sottopaga. Non lo sapranno dalla CGIL. Lo sapranno dalla Gazzetta Ufficiale.

Canta, Landini. Canta che ti passa.

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