
“L’America è il faro del mondo, la nazione indispensabile”[1], ha detto Joe Biden, ma ora è un faro “Colorado” e ha perso la faccia, perché da riferimento mondiale della democrazia liberale è diventata una sorta di dittatura da Stato sudamericano.
La Corte suprema del Colorado ha infatti escluso Donald Trump dal voto delle primarie repubblicane nello Stato a causa del suo ruolo nell’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021.
Si tratta del primo candidato presidenziale della storia americana a essere dichiarato ineleggibile in base al comma 3 del 14esimo emendamento, che esclude dalle cariche pubbliche i funzionari coinvolti in “insurrezioni o rivolte” contro il governo americano.
Il presidente Usa Joe Biden, sottoposto ad una procedura di impeachment per i traffici del figlio Hunter che, secondo i repubblicani, lo coinvolgono, ha commentato la decisione del tribunale del Colorado sentenziando come sia evidente il ruolo Trump nella rivolta.
Forse avrebbe fatto bene a stare zitto, ma ormai i Dem non guardano più agli interessi dell’America, ma solamente alla tenuta del loro potere.
“Che si applichi o meno il 14esimo emendamento, lasceremo che sia la Corte a prendere la decisione”, ha detto Biden, aggiungendo con decisione che l’ex presidente ha “certamente sostenuto un’insurrezione. Non ci sono dubbi a riguardo. Nessuno. Zero. E sembra che stia raddoppiando il suo impegno su questo”.
I guai legali di Hunter Biden e l’età avanzata del vecchio Joe trascinano sempre più verso il basso nei sondaggi il sostegno al candidato democratico.
Secondo indiscrezioni Biden sarebbe riluttante a riconoscere i suoi limiti fisici e continuerebbe a ripetere ad amici ed assistenti di sentirsi “più giovane della sua età”.
I suoi collaboratori sarebbero frustrati dagli eccessivi sforzi spesi dal democratico in eventi e viaggi che lo farebbero apparire meno energico di quando non lo sia per davvero. Un ex assistente a proposito dell’ostinazione del presidente a mantenere i suoi mille appuntamenti avrebbe dichiarato che è lui stesso “il suo peggior nemico”.
Il rischio è di delegittimare elezioni e sistema giudiziario in un colpo solo, mandando gli Stati Uniti allo sbando e rendendoli debolissimi di fronte al mondo riguardo alle pretese di essere l’eccezionale nazione che deve esportare democrazia e libertà.
Avendo messo in rete la narrazione che il confronto con la Cina e con la Russia è tra democrazia e autocrazia o , peggio, tra democrazia e dittatura, se la democrazia la butti alle ortiche per bloccare con espedienti giudiziari il libero confronto elettorale, vuol dire che la democrazia è in crisi e non puoi fartene paladino e bandiera.
La sentenza del Colorado ha stracciato l’idea stessa di America, riducendo il “faro” ad un tizzone ardente di odio e di tracotanza.
Tim Moore, presidente della Camera della Carolina del Nord, ha detto in proposito che i democratici, usando la corte per rimuovere il loro principale avversario politico dalle primarie del Colorado, stanno dimostrando di essere disperati e hanno paura di perdere contro l’ex presidente Donald Trump.
“Tutta questa faccenda – ha detto Moore al “Nationale Report” è solo un atto di disperazione da parte dei democratici che non vogliono il presidente Trump nel ballottaggio, e non riesco a pensare a nulla di più antiamericano che negare agli elettori di questo Stato o di qualsiasi altro Stato il diritto di votare per persona che vogliono essere come nostro prossimo presidente”.
L’idea che corre tra i commentatori è che i democratici stiano cercando di distogliere l’attenzione da molte altre cose, a cominciare dalle vicende del confine meridionale e dall’impeachment.
E a proposito di impeachment gli sforzi dei repubblicani alla Camera per mettere sotto accusa il presidente Joe Biden si concentrano, come riferisce The Hill, sulla compagnia energetica ucraina Burisma. Questo perché la corruzione è uno dei pochi reati sanciti dalla Costituzione come un reato ineccepibile e il presidente della Camera Jim Jordan ha dichiarato che, appunto, quello che riguarda la corruzione è “reato ineccepibile” e che “lo sia nel caso Burisma”.
I repubblicani, sostiene The Hill, affermano di ritenere che Biden abbia condizionato una garanzia di prestito di 1 miliardo di dollari all’Ucraina al licenziamento del pubblico ministero Viktor Shokin nel tentativo di aiutare Burisma.
Se la Camera approvasse gli articoli di impeachment, il Senato organizzerebbe un processo.
“La Costituzione – ha detto il deputato Dan Bishop a The Hill – non specifica l’onere della prova al Senato su articoli di impeachment. Quindi spetta ai senatori decidere quale test applicare. Ma anche se prendi il caso più ordinario del procedimento penale, il tuo obbligo non è comunque quello di dimostrare qualcosa oltre ogni dubbio, e oltre ogni ragionevole dubbio. [La corruzione] è il torto più evidente che qualcuno che ricopre una carica pubblica possa commettere. Le prove che già esistono sono abbastanza evidenti del fatto che stava accadendo qualcosa di simile alla corruzione”.
La settimana scorsa la Camera ha autorizzato l’inchiesta di impeachment su Joe Biden.
Sempre secondo The Hill, una risoluzione formale per rimuovere Biden dall’incarico darebbe il via a uno studio per verificare se abbia violato le leggi federali sulla corruzione.
Shokin ha detto di essere stato licenziato a seguito di una campagna di pressione dell’amministrazione Obama, in particolare su “insistenza di Joe Biden”.
L’informatore dell’FBI Devon Archer ha riferito una conversazione in cui il proprietario della Burisma Mykola Zlochevsky si vantava di aver pagato l’allora vicepresidente Biden e Hunter Biden.
James Comer, capo della commissione d’inchiesta della Camera, ha più volte dichiarato che il presidente Biden è coinvolto negli affari del figlio Hunter con cinesi, russi e ucraini.
Come andranno le vicende giudiziarie lo vedremo, ma oggi vediamo lo sfacelo nel quale è piombata la più grande, fino a ieri, democrazia del mondo.
Uno sfacelo nel quale la democrazia viene calpestata, con il rischio di mettere in discussione l’intera struttura costituzionale e giudiziaria degli Stati Uniti d’America e con la possibile conseguenza di indebolire l’intero Occidente in un momento assai difficile sul piano internazionale, dove caoslandia avanza e i venti di guerra si fanno sempre più forti.
Dal confronto in atto i Democratici escono suonati, disperati e, pertanto, capaci di ogni follia.
Una follia che gioca sulla pelle del mondo.
[1] Remarks by President Biden on the United States’ Response to Hamas’s Terrorist Attacks Against Israel and Russia’s Ongoing Brutal War Against Ucraine, The Withe House, 20/10/23





