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“L’AGENDA SETTING” DI GIULIANO AMATO

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di Bruno Chiavazzo

La teoria dell’ Agenda Setting fu avanzata nel 1972 da due sociologhi americani, Maxwell McCombs e Donald Shaw, i quali sostenevano che i mass media predispongono per il pubblico un certo “ordine del giorno”,  degli argomenti cui prestare attenzione: “La gente tende ad includere o escludere dalle proprie conoscenze ciò che i media includono o escludono dal proprio contenuto”. Ne ho scritto nel mio saggio breve: “Da Gutenberg a Zuckerberg- La rivoluzione Digitale”, pubblicato un paio d’anni fa e ancora reperibile in libreria e su internet.

La teoria mi è tornata in mente dopo aver letto l’intervista a Repubblica di Giuliano Amato, ex presidente del Consiglio, Ministro, presidente della Corte Costituzionale e chi più ne ha più ne metta, sulla strage di Ustica del 1980. Il dito puntato sulle responsabilità dei francesi che avrebbero abbattuto l’aereo civile italiano con un missile per errore, ha scatenato dopo 43 anni, una ridda di ipotesi, illazioni, teorie, complotti, che hanno occupato tutti gli spazi televisivi e giornalistici degli ultimi tre giorni, oltre a creare notevoli imbarazzi nei rapporti già tesi con i cugini d’Oltralpe.

“Cui prodest?”, a chi giova, si chiedevano i nostri antenati latini quando accadevano casi imprevedibili e inesplicabili. Perché l’ex “Dottor Sottile” se ne è uscito con una provocazione assolutamente fuori tempo massimo. E perché pubblicata da un quotidiano in caduta libera nelle edicole, ma che conduce una guerra esasperata contro la Meloni fin dall’inizio del suo mandato? Solo per vendere qualche copia in più? Mi sembra banale. Oltretutto Giuliano Amato chiama in causa non solo i francesi ma la Nato in quanto tale, mettendo a repentaglio l’Alleanza occidentale proprio nel momento di massimo sforzo per la guerra in Ucraina.

Forse è solo protagonismo senile di un uomo che ha vissuto tutte le stagioni in ruoli di primo piano e non si rassegna all’oblio. Forse è qualcosa di più “sottile”, appunto, che a noi normali sfugge. Tra l’altro, Amato, preso dalla foga francofoba e anti Nato, tira in ballo anche Bettino Craxi, reo secondo lui di aver avvisato il leader libico Gheddafi a cui era destinato il missile, evitando così che il rais fosse abbattuto. Una ricostruzione smentita da tutti che a me è sembrato il classico “calcio del mulo” contro qualcuno che non può più difendersi.

Bettino Craxi è stato il mallevadore di Giuliano Amato e della sua carriera politica e, purtroppo per lui,  ne è anche stato la prima vittima. Infatti appena caduto in disgrazia su Tangentopoli, il primo a defilarsi fu proprio quello che ne era stato il più stretto collaboratore. Nelle sue memorie, Craxi ha definito Giuliano Amato un “professionista a contratto”, cioè un esperto che viene pagato per un “servizio”, ma che non si sporca le mani, uno che ti dice come risolvere un problema, ma la responsabilità è del committente. Sarebbe interessante capire chi è stato il “committente”  nel caso di specie.

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  • Redazione

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