Home Politica L’AGENDA OPPRESSIVA DELLE ÉLITE GLOBALI E L’ASSALTO ALLA DILIGENZA EUROPEA

L’AGENDA OPPRESSIVA DELLE ÉLITE GLOBALI E L’ASSALTO ALLA DILIGENZA EUROPEA

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La Conservative Political Action Conference (CPAC), che si conclude oggi con il discorso di Donald Trump, ha preso avvio giovedi con un discorso del presidente Matt Schlapp, il quale ha denunciato “l’agenda oppressiva delle élite globali”.

Nel mirino anche l’Organizzazione mondiale della sanità.

In uno dei documenti iniziali si legge: “Condanniamo i tentativi dell’Organizzazione mondiale della sanità, in coordinamento con l’amministrazione Biden, il Partito comunista cinese e la Fondazione Gates, di cedere la sovranità nazionale ad un governo globale di fatto attraverso un «Trattato» sulla salute pubblica”. “Questo dell’Oms – si legge ancora nel documento – è un tentativo di controllo della dignità umana, cui noi conservatori ci opponiamo fermamente”.

Il CPAC ha messo nero su bianco il punto focale dello scontro: da una parte la sovranità degli Stati, la politica, la democrazia e dall’altra l’”agenda oppressiva delle élite globali”, delle multinazionali, della cupola finanziaria, del globalismo del World Economic Forum.

Che lo scontro sia arrivato al suo punto centrale è dimostrato dalle reazioni che avvengono in Europa, dove il mondo che risponde al socialismo fabiano e i suoi alleati preme, in vista delle elezioni, con tutte le armi possibili per contrastare la montante insofferenza contro “l’agenda oppressiva delle élite globali”.

La Corte di conti europea critica la difesa dello Stato di diritto. La Commissione accelera, o quanto meno tenta di farlo, i provvedimenti che limitano la sovranità e che ribadiscono la linea green climatica, folle e perdente, ma propugnata dai socialisti fabiani con in testa l’olandese Timmermans.

Anche nella Nato le grandi manovre per la sostituzione di Soltemberg fanno capire che la partita è giocata in chiave di blindatura delle vecchie logiche con le quali è stata governata l’Unione Europea, della quale la Nato è, di fatto, il dominus.

Come riferisce Politico, citando fonti dell’amministrazione americana, il presidente Usa Joe Biden, questa la notizia, sostiene il primo ministro olandese Mark Rutte nel diventare il prossimo segretario generale della Nato. È probabile – scrive sempre Politico – che il sostegno di Biden spinga più alleati ad unirsi alla nomina di Rutte, dopo mesi segnati dalla contesa tra lui e diversi altri leader europei per l’incarico.

Il mandato di Stoltenberg terminerà a ottobre, ma per evitare una sovrapposizione con gli appuntamenti elettorali in Europa e negli Stati Uniti, la decisione potrebbe già arrivare in primavera.

Il successore avrà, secondo le indiscrezioni, il compito di sostenere i 31 alleati nella difesa dell’Ucraina dall’invasione russa, ma senza esacerbare i rapporti con Mosca fino a trascinare l’intera Alleanza in guerra.

Molto più pragmaticamente, visto che la guerra in Ucraina è ormai scontata nelle sue conclusioni militari, la Nato farà da supervisore dell’Unione Europea nel caso in cui i socialisti fabiani, longa manus dei dem Usa, a loro volta front office della cupola finanziaria globalista, fossero messi da parte da un’alleanza tra Partito popolare e partiti conservatori e di destra.

La prova del fatto che il supervisore dell’Unione sarà la Nato è nella svolta della baronessa Ursula von der Layen, che è passata da green climatico alla difesa, annunciando che la prossima priorità sarà il riarmo.

E qui c’è il trucco, che sta nel condizionare i bilanci degli Stati.

Il rapporto annuale del segretario generale della Nato è il documento da consultare quando si tratta di calcolare le spese militari di ogni singolo alleato poiché è quello che fa fede in termini statistici al quartier generale di Bruxelles (la percentuale di Pil è inoltre calcolata sulla base dei prezzi del 2015).

L’ultima edizione, uscita nel marzo del 2023, rende disponibile i dati riferiti al 2022 e dunque è in un certo senso abbastanza vecchia rispetto alla direzione intrapresa da molti alleati dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. Detto questo, i numeri al momento sono i seguenti:

Albania: 1,57%
Belgio: 1,18%
Croazia: 1,91%
Repubblica Ceca: 1,34%
Danimarca: 1,38%
Estonia: 2,12%
Francia: 1,89%
Germania: 1,49%
Grecia: 3,54%
Ungheria: 1,44%
Italia: 1,51%
Lettonia: 2,07%
Lituania: 2,47%
Lussemburgo: 0,62%
Montenegro: 1,35%
Paesi Bassi: 1,64%
Regno Unito: 2,16%.
Nord Macedonia: 1,61%
Norvegia: 1,57%
Polonia: 2,42%
Portogallo: 1,38%
Romania: 1,75%
Slovacchia: 1,76%
Slovenia: 1,26%
Spagna: 1,09%
Turchia: 1,37%

La media degli alleati europei della Nato più il Canada è invece di 1,65% del prodotto interno lordo aggregato. In contrasto, gli Stati Uniti nel 2022 dedicavano il 3,46% del Pil in difesa.

In termini assoluti, Europa e Canada nel 2022 spendevano 353,3 miliardi di dollari per il comparto militare rispetto agli 821,8 degli Usa da soli.
E’ abbastanza chiaro che già un adeguamento al 2% del Pil sposta miliardi e, come si vede, sono molti gli Stati che devono adeguare la loro quota.

Se poi si andasse nella direzione del riarmo, quel 2% potrebbe essere rivisto in aumento dando alla Nato un enorme potere di condizionamento dei bilanci statali.

L’assalto alla diligenza europea dei fabiani e dei loro alleati è, pertanto, la risposta alla possibilità che negli Usa la guerra dichiarata contro “l’agenda oppressiva delle élite globali” dal Partito repubblicano abbia come asset l’elezione a presidente degli Stati Uniti di Donald Trump.

Che lo scontro sia a tutto campo e con tutti i mezzi disponibili lo si vede anche dall’insofferenza del Gop verso i giornali militanti della sinistra.

Matt Schlapp ha negato le credenziali a un certo numero di organizzazioni mediatiche che tentavano di coprire la convention annuale repubblicana.

Durante un’intervista con il podcaster conservatore ed ex capo dello staff della Casa Bianca Steve Bannon, il presidente Matt Schlapp ha sostenuto che ai giornalisti considerati “di sinistra” non verrebbero rilasciati pass per i media. “Se sei un propagandista – ha affermato Matt Schlapp – puoi comprare un biglietto come tutti gli altri, ma non sei nei media, e non ti daremo credito dicendo che sei nei media”. Tra i giornalisti senza invito, quelli del Washington Post, dell’HuffPost.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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