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La visita di Trump in Cina

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USA e Cina

A cura di Agenzia Nova

La visita di Trump in Cina non porta svolte, ma con Xi Jinping impegno per la “stabilità strategica”

A bordo dell’Air force one, di rientro da Pechino, Trump ha detto ai giornalisti di non essersi sbilanciato sulla disponibilità di Washington a difendere Taiwan in caso di attacco

Si è conclusa con intese commerciali minori e numerosi nodi irrisolti sul piano internazionale – a partire dalla guerra in Iran – la visita in Cina del presidente degli Stati Uniti.

La delusione per gli esiti del vertice si è riflessa rapidamente nei mercati, con le borse cinesi in calo a conclusione della seduta odierna, in linea con il sell-off globale.

L’indice CSI 300 e lo Shanghai Composite hanno perso oltre l’un per cento, mentre l’Hang Seng di Hong Kong ha ceduto circa il 2 per cento, risentendo anche dei timori legati a un possibile rialzo dei tassi statunitensi e al raffreddamento dell’entusiasmo per il settore tecnologico. Secondo gli analisti, le aspettative sul summit erano eccessive.

“C’era l’idea che potesse emergere un grande accordo commerciale, ma da questo punto di vista il vertice ha deluso”, ha affermato Nick Twidale, capo analista di mercato di Atfx Global.

Altri osservatori, tra cui Cliff Zhao, capo economista di CCB International, osservano tuttavia come l’incontro non fosse finalizzato a “un reset completo” delle relazioni bilaterali, quanto piuttosto a rafforzare il dialogo al vertice, ridurre le incertezze nel breve termine e definire contorni più chiari della competizione tra le due principali economie mondiali.

In questo senso, sia la Cina che gli Stati Uniti possono rivendicare progressi. Sul fronte del dialogo politico, Pechino ha sottolineato che il vertice tra Xi e Trump “ha favorito la comprensione e approfondito la fiducia reciproca, promosso la cooperazione e infuso nel panorama globale una stabilità e una certezza quanto mai necessarie”.

Entrambi, recita una nota del ministero degli Esteri, hanno concordato di instaurare “una relazione costruttiva tra Stati Uniti e Cina, incentrata su una stabilità strategica che orienterà le relazioni bilaterali nei prossimi anni”, a beneficio della pace, della prosperità e del progresso globali.

L’elaborata scenografia con cui Trump è stato accolto a Pechino, con visita al Tempio del cielo, ricevimento di Stato nella Grande sala del popolo e visita a Zhongnanhai, ha in parte mascherato una realtà più complessa, dove quasi tutte le dinamiche che influenzano le relazioni tra Stati Uniti e Cina continuano a spingere verso una progressiva distanza tra le due potenze.

Nel corso del viaggio, Trump ha rilanciato l’idea di un rafforzamento dei rapporti con Pechino, sottolineando a più riprese l’amicizia con “il grande leader” cinese dopo un decennio di disaccoppiamento economico che lui stesso, più di altri presidenti statunitensi, ha contribuito ad avviare. In questo quadro, anche altri attori globali osservano con attenzione gli sviluppi del vertice.

A recarsi a Pechino la prossima settimana sarà infatti il presidente della Russia, Vladimir Putin, con cui Xi ha annunciato nel 2022 “un’amicizia senza limiti”.

La Cina resta il principale alleato di Mosca, di cui è un fornitore essenziale di componenti elettronici per l’industria della difesa e primo acquirente di petrolio, che contribuisce a sostenere l’economia russa sotto pressione per la guerra in Ucraina.

Come riferito dal portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, la visita – che potrebbe avvenire già il 20 maggio, secondo indiscrezioni di stampa – rappresenterà “una buona opportunità per scambiare opinioni sui contatti intercorsi tra i cinesi e gli americani”.

“Quando (gli Stati Uniti e la Cina) avviano un dialogo diretto ai massimi livelli, tali contatti, naturalmente, diventano oggetto di particolare attenzione e analisi per tutti i Paesi, incluso il nostro”, ha detto Peskov.

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  • Redazione

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