Home Opinioni LA TRAGEDIA DI UN UOMO E LA SOGLIA DEL RIDICOLO

LA TRAGEDIA DI UN UOMO E LA SOGLIA DEL RIDICOLO

0

di Brno Chiavazzo
Il titolo di questo pezzo l’ho ripreso da un film di Bernardo Bertolucci del 1981, protagonista Ugo Tognazzi. La trama sostanzialmente ricalca quello che è accaduto al povero Gennaro Sangiuliano in questi giorni: un uomo limitato che si trova a vivere una situazione più grande di lui. Diceva Ennio Flaiano: “Dev’esserci qualcuno che continua a spostare la soglia del ridicolo”, ecco con Sangiuliano siamo andati oltre il consentito.
La vicenda la conosciamo tutti ed è inutile ripercorrerla. Quello che ancora resta un mistero è la pressappocaggine con cui il Governo e, in particolar modo, la Presidente del Consiglio ha gestito la situazione, sia dal punto di vista politico che comunicazionale.
Perché la Meloni non ha accettato subito le dimissioni presentate dal fu ministro, costringendolo ad andare in televisione e esponendolo al ludibrio mediatico? Si poteva chiudere la partita senza rimanere attaccati ai post notturni della “dottoressa” Boccia (poi declassata a “signora”) su Instagram.
Bastava dire che il comportamento del ministro non rispecchiava i principi e i valori della carica ricoperta e tutto finiva, come tante altre volte è successo in questo nostro disgraziato Paese, nel nulla cosmico.
E invece no. Si è voluto dimostrare che la nostra Presidente è una “mujer vertical” e che niente e nessuno la può far recidere dal suo carattere. Purtroppo per lei, dirigere un governo non è la stessa cosa di stare su un palco e gridare “io so Giorgia!” sommersa dagli applausi dei suoi fans.
E, infatti, alla fine si è resa conto della macchietta che stava diventando l’affaire Sangiuliano e ha dovuto dimissionarlo con tanto di ringraziamenti e nominarne un altro: Alessandro Giuli. Uno che nel giro di due anni, dall’insediamento del Governo in carica, è passato dal quasi assoluto anonimato a Presidente del MAXXI di Roma, il prestigioso museo d’Arte Contemporanea.
Il bacino in cui pesca la Meloni per gli incarichi è sempre lo stesso, quello dei suoi camerati di gioventù e qualche parente. Alessandro Giuli che nei primi anni ’90 abbandonò i militanti del Fronte della Gioventù, definiti “mammolette”, per fondare Meridiano Zero, gruppuscolo para bombarolo di estrema destra (si dice che abbia ancora tatuata sul petto l’aquila littoria), lo ritroviamo prima in Rai, in programmi pseudo culturali a tarda notte, poi  opinionista su Libero e conduttore alle feste di Fratelli d’Italia.
Solo qualche anno fa, in una di queste, mentre intervistava Steve Bannon, ideologo di Trump, definì Putin un “patriota” come Trump. Speriamo che stavolta si limiti a tagliare nastri e inaugurare mostre. Possibilmente senza accompagnatrici.

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui