di Sergio Restelli
Il ritiro delle navi russe dalla base di Tartus unitamente all’analisi del contesto siriano permette di delineare un quadro strategico e geopolitico complesso, in cui gli eventi recenti si intrecciano con dinamiche storiche e attori multipli.
Il Ruolo Strategico della Base di Tartus
La base navale di Tartus, concessa alla Russia nel 1971, ha rappresentato per Mosca il fulcro della sua proiezione di potenza nel Mediterraneo, come unico punto d’appoggio navale russo al di fuori del territorio nazionale e accessibile tutto l’anno,
Tartus è cruciale per le operazioni russe nella regione e per il mantenimento della presenza nei mari caldi.
Dal 2015, con l’intervento diretto in Siria, la base è stata potenziata per ospitare navi da guerra di grandi dimensioni, fungendo da piattaforma logistica per supportare il regime di Bashar al-Assad.
Ritiro delle Navi
Il recente ritiro di unità navali russe da Tartus, inclusi sottomarini e navi da guerra, sembra motivato dalla necessità di proteggere i vascelli dalla minaccia crescente dei ribelli anti-Assad.
La base, che si trova in prossimità di aree instabili, è sempre più vulnerabile a raid, droni o attacchi di precisione, specialmente in un momento in cui le forze ribelli avanzano in diverse parti del paese.
Implicazioni Geopolitiche
Riduzione della Proiezione Russa:
Il ritiro limita la capacità della Russia di esercitare un controllo diretto nel Mediterraneo orientale, compromettendo il suo equilibrio strategico con la NATO e altre potenze regionali come Turchia e Israele.
Perdita di Controllo Operativo:
Con Tartus a rischio, la logistica russa per il supporto delle operazioni in Siria e nella regione si complica, obbligando Mosca a dipendere maggiormente da basi aeree e terrestri.
Segnale di Vulnerabilità:
L’azione russa riflette una vulnerabilità crescente, probabilmente legata anche alle difficoltà militari in Ucraina, che stanno riducendo le risorse disponibili per mantenere operazioni su più fronti.
Siria:
Una Guerra di Interessi Contrapposti
Il conflitto siriano, iniziato nel 2011,è passato da una rivolta contro il regime di Assad a un conflitto multilaterale che coinvolge attori locali e internazionali.
Gli eventi recenti mettono in evidenza un quadro di dinamiche chiave:
Forze Governative di Assad
Nonostante il supporto di Russia e Iran, le forze di Assad appaiono logorate da anni di guerra.
La crescente instabilità nelle regioni centrali e settentrionali minaccia le capacità del regime di mantenere il controllo territoriale.
Il recente avanzamento ribelle verso Damasco evidenzia le difficoltà nel garantire la sicurezza anche nelle aree strategiche.
Forze Ribelli e Hayat Tahrir al-Sham
Il gruppo Hayat Tahrir al-Sham, emerso come attore dominante tra le fazioni ribelli, ha intensificato le operazioni militari nel nord-ovest e sembra guadagnare terreno grazie all’indebolimento delle forze governative. L’avvicinamento a Tartus potrebbe rappresentare una nuova fase del conflitto, con implicazioni dirette sulla stabilità della regione costiera.
Attori Regionali e Internazionali
Turchia:
Determinata a contenere le forze curde, Ankara mantiene il controllo su vaste aree nel nord della Siria tramite l’Esercito Nazionale Siriano (ENS), il suo alleato sul terreno.
Iran: Impegnato a rafforzare il regime, il paese continua a sostenere milizie sciite, ma la pressione economica interna sta limitando le sue capacità operative.
NATO e Stati Uniti:
Pur concentrati sulla lotta all’ISIS, gli Stati Uniti mantengono una presenza limitata nel nord-est per proteggere gli interessi curdi, in un equilibrio delicato con la Turchia.
Prospettive per il Mediterraneo Orientale
Con la base di Tartus messa a rischio, il controllo del Mediterraneo orientale si sposta ulteriormente verso la NATO, che dispone di basi e alleanze consolidate nella regione.
Tuttavia, resta da vedere se il ritiro russo sia una mossa temporanea o preluda a un ridimensionamento permanente.
In entrambi i casi, questo cambiamento potrebbe influenzare:
Le operazioni anti-terrorismo nella regione, con una maggiore presenza occidentale.
Il conflitto siriano, con un riequilibrio tra le forze in campo.
La stabilità energetica, dato il ruolo strategico del Mediterraneo per le rotte del gas e del petrolio.
Il ritiro delle navi russe da Tartus segna un possibile punto di svolta per la presenza di Mosca nella regione.
Riflette non solo i rischi crescenti derivanti dall’instabilità siriana, ma anche le sfide logistiche di mantenere una base operativa in un contesto di guerra.
Sul lungo termine, l’evoluzione della situazione a Tartus potrebbe ridisegnare l’equilibrio strategico nel Mediterraneo, rafforzando il ruolo delle potenze occidentali e regionali.




