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LA PROPOSTA “ISRAELIANA” DI BIDEN LASCIA DOMANDE CHIAVE SENZA RISPOSTA

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LA PROPOSTA “ISRAELIANA” DI BIDEN LASCIA DOMANDE CHIAVE SENZA RISPOSTA

Come al solito Joe Biden non ne mette a segno una giusta.

Nell’ansia di risolvere i suoi problemi interni elettorali, ossia non perdere il voto degli islamici e quello degli ebrei, il presidente degli Stati Uniti si è avvicinato ai microfoni nella sala da pranzo statale della Casa Bianca per pronunciare un discorso potenzialmente rivoluzionario.

Ha presentato quella che ha definito l’ultima proposta israeliana per un accordo con Hamas per “riportare a casa tutti gli ostaggi, garantire la sicurezza di Israele, creare un day after migliore a Gaza senza Hamas al potere, e preparare il terreno per una soluzione politica che offra una situazione migliore di futuro, sia per gli israeliani che per i palestinesi”.

Nel suo discorso di 15 minuti, Biden ha delineato un piano in tre fasi che porterebbe al rilascio di tutti gli ostaggi, alla fine della guerra e alla ricostruzione della Striscia di Gaza senza Hamas al potere.

Ma il tentativo del presidente di creare un “momento decisivo” per porre fine ai combattimenti e passare al “giorno dopo” ha lasciato domande fondamentali senza risposta.

Sono proprio queste questioni che determineranno se un accordo sarà possibile, e se riuscirà a raggiungere gli obiettivi di guerra di Israele di liberare gli ostaggi e rovesciare Hamas… o se costituirà la ricetta per il ritorno di un Hamas più letale e determinato.

Per cominciare, Biden chiaramente non ha presentato un resoconto completo dell’ultima proposta di Israele, e non è chiaro se stesse cercando di spingere la leadership israeliana verso termini che non ha accettato.

Si trattava davvero di una nuova proposta, era interamente israeliana?

In una dichiarazione rilasciata subito dopo il discorso di Biden, l’ufficio di Netanyahu ha affermato: “Il governo israeliano è unito nel desiderio di restituire i nostri ostaggi il prima possibile e sta lavorando per raggiungere questo obiettivo. Pertanto, il primo ministro ha autorizzato la squadra negoziale a presentare uno schema per raggiungere questo obiettivo, insistendo nel contempo sul fatto che la guerra non finirà finché tutti i suoi obiettivi non saranno raggiunti, compreso il ritorno di tutti i nostri ostaggi e l’eliminazione dei militari e del governo di Hamas”.

Un funzionario israeliano ha evitato di rispondere alla domanda, dicendo solo sabato sera al Times of Israel che “le condizioni di Israele per la fine della guerra non sono cambiate”.

Stando a quanto si legge sul Times of Israel non c’è niente di definitivo se non il fatto che Israele vuole la completa distruzione di Hamas.

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  • Redazione

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