
di Giorgio Cattaneo
Il destino, disse Bob Dylan in una delle sue rare esternazioni, è qualcosa che intuisci silenziosamente: si realizzerà solo se non ne parlerai con nessuno. Peccato che, nella realtà, quelle due attitudini così intime – fede e speranza – vengano declinate come merce, prodotti spendibili persino nel pubblico mercato della politica. Durante la primavera 2020, momento buio e particolarmente disperato, si chiamava Speranza il ministro della sanità. E il suo diretto superiore, il capo del governo, era Giuseppe Conte. Quel cognome viene dal latino “comes”, compagno di viaggio (del sovrano, quello vero, a cui il conte è sottoposto). E chi era, il sovrano a cui l’ex Avvocato del Popolo doveva rispondere?
Secondo analisti come Fausto Carotenuto, l’oscuro Conte – sconosciuto, prima delle elezioni 2018 – veniva dall’antica scuola vaticana del cardinale Achille Silvestrini, storico referente di Andreotti. Era stato sapientemente imbucato nel Movimento 5 Stelle un attimo prima del voto, quando tutti i sondaggi davano i grillini ultra-vincenti. Già, i grillini: fede e speranza. Un esperimento sofisticato, progettato in vitro da un personaggio come Gianroberto Casaleggio, forte di una cultura profondamente esoterica, con accanto una vera superpotenza finanziaria come Enrico Sassoon, erede di una grande famiglia tradizionalmente vicinissima ai Rothschild. Il grande potere, che disegna una rivoluzione di cartapesta agitando meravigliosi ideali?
Fede e speranza: gli spacciatori di nobili sentimenti, da usare alla bisogna, sono sempre gli stessi. Autentici maghi, scienziati della psicologia delle masse. Spregiudicati quanto basta e abilissimi, all’occorrenza, nell’utilizzare le pedine più impensabili: persino un ex comico televisivo, un tempo sponsorizzato da De Mita e poi silurato da Craxi. Un uomo di talento, esiliato dalla Rai e capace di inventarsi una nuova vita, nei teatri e nei palasport: quella di pubblico fustigatore di tanti vizi nazionali, arrivando persino a sfiorare alcuni fili dell’alta tensione (il cibo-spazzatura, la sanità industriale, il furto internazionale della sovranità monetaria). Fede e speranza: tornerà l’Età dell’Oro, grazie al miracoloso governo dei Buoni.
Di cosa siano stati capaci, i Buoni, lo si è visto. Fino a raggiungere, simbolicamente, l’esito più spettacolare: nella più tenebrosa afflizione, la Speranza a braccetto con il Conte. Semmai, stupisce che quel vetusto topos medievale – la danza macabra – riesca sempre a ipnotizzare le folle, e in modo durevole: incredibilmente, oggi il Movimento 5 Stelle (ancora vivo, e ormai stabilmente guidato dal Conte) pare convinca qualcosa come il 15% degli elettori, come se in tutto questo tempo non fosse successo niente di terribile. Fede e speranza: un binomio che non è certo prerogativa dei grillini. Tutti i leader degli ultimi decenni ne hanno ampiamente abusato, pigiando i tasti fatati della palingenesi: Berlusconi e Bossi, lo stesso Renzi, poi Salvini e Meloni.
Malinconiche degenerazioni dell’eterna, infausta Seconda Repubblica? Non solo: la premiata ditta (Fede & Speranza) viene da lontano, da lontanissimo. Quella scuola di potere imperversa da quasi duemila anni, alle nostre latitudini. Forse è stata sfidata pericolosamente una volta sola, dai fenomenali signori del Rinascimento. Sembrava che quella robaccia potesse andare definitivamente in soffitta nel Secolo dei Lumi, con la rivoluzione scientifica e poi i terremoti sociali dell’Ottocento. Invece si è avuto l’immane sacrificio umano della Prima Guerra Mondiale, con quel che ne è seguito e che tuttora insanguina la Terra. Fede e speranza: è ancora l’eterno modulo religioso a dominare la politica, archiviate tutte le ideologie concepite per liberare l’umanità?





