
di Bruno Chiavazzo
Protagonisti Meryl Streep, Bruce Willis e Goldie Hawn, “La morte ti fa bella” è un film del 1992 del regista Robert Zemeckis, una commedia dove la protagonista grazie ad un elisir di lunga vita, torna dalle tenebre più bella di prima. Mi è tornato in mente quando ho visto, vicino casa mia a Roma, il gigantesco manifesto che ho fotografato e che potete vedere qui sotto.
Ormai le agenzie di pompe funebri non sanno più cosa inventarsi per accaparrarsi il morto da seppellire a prezzi convenienti, se non addirittura low cost. Una volta avevano i loro “pusher” negli ospedali che segnalavano ai Cassamortari (come li chiamano a Roma), i morti di giornata, immediatamente contattati dagli stessi, per offrire funerali a prezzi vantaggiosi. Di chi era figlio, padre, madre, fratello o sorella, non gliene poteva fregare di meno. Le facce contrite, vestiti di nero e con l’occhio tumido, come si presentavano ai parenti, era tutta scena, il loro obiettivo era arrivare prima della concorrenza e portare a casa il risultato.
Oggi, nell’era digitale, tutto si gioca sulla comunicazione. Ed ecco delle pubblicità terrificanti con bare in primo piano accompagnate da “claim” tipo “più unica che bara”, “una buca che non potrai evitare” o, ancora, una bara semiaperta con la scritta “ingresso omaggio”. Mi piacerebbe conoscere i copywriter delle agenzie di pubblicità che, pensando di essere spiritosi, si inventano questi stupidi giochetti di parole per esorcizzare un evento che, prima o poi, toccherà a tutti.
Un tempo la morte era una cosa seria, come diceva Totò nella sua celebre poesia “A livella”: noi siamo gente seria “appartenimmo a morte”. Oggi siamo riusciti a banalizzare tutto, si ride su tutto, la malattia, il dolore, la perdita. Ma, come vedete, si è andati oltre. Adesso devi morire ma col make-up post mortem, come se dovessi andare ad un casting per il Grande Fratello.
Nel frattempo la “grande falciatrice”, non si fa scrupoli: belli o brutti lei non fa sconti e neanche tessere omaggio. Li prende tutti così come sono, compresi quelli che pensano di essere “up to date” neanche fossero ad un happy hour.





