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LA GUERRA RUSSIA UCRAINA SEMBRA NON FERMARSI

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Lavrov apre a Rubio ma avverte: «Usare i beni russi congelati è rapina» Mosca minaccia reazioni mentre l’UE valuta un fondo per Kiev. Sul fronte di Pokrovsk si combatte casa per casa.

Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha dichiarato di essere «pronto a incontrare» il segretario di Stato americano Marco Rubio, ma ha definito «inganno e rapina» il piano occidentale per utilizzare i beni russi congelati a sostegno dell’Ucraina. Mosca avverte che reagirà «in modo appropriato» se Bruxelles e Washington procederanno senza garanzie ritenute legittime.

L’Unione europea studia un meccanismo per impiegare parte delle riserve russe immobilizzate, non tramite confisca diretta ma usando i profitti generati dagli asset come garanzia per un fondo di ricostruzione di Kiev. Gli Stati Uniti sostengono l’iniziativa, ma la Banca centrale europea e alcuni governi, tra cui il Belgio, chiedono protezioni legali per evitare ripercussioni sui mercati e sul credito sovrano.

In caso di attuazione, la Russia potrebbe rispondere con ricorsi internazionali, ritorsioni economiche o un’ulteriore escalation militare, trasformando la questione finanziaria in strumento di pressione geopolitica.

Sul terreno, intanto, la battaglia per Pokrovsk infuria: Mosca rivendica progressi “casa per casa”, mentre Kiev parla di «situazione difficile» ma continua la resistenza. La città, nodo logistico nel Donetsk, è cruciale per le linee di rifornimento ucraine: la sua caduta aprirebbe nuove rotte all’offensiva russa. Le parole di Lavrov delineano una strategia a doppio binario: apertura diplomatica verso Washington e, insieme, una dura opposizione all’uso dei beni congelati.

Tra diplomazia, diritto e campo di battaglia, la crisi ucraina resta sospesa tra trattativa e pressione Ucraina, Mosca rallenta l’assalto a Pokrovsk: pausa tattica prima dell’assedio finale. Il Cremlino attende rinforzi per rilanciare l’offensiva. Kiev teme un’escalation nel Donbass, dove la guerra resta una logorante sfida di simboli e propaganda.

La macchina bellica russa ha rallentato la marcia su Pokrovsk, ma non si è fermata. Dopo settimane di bombardamenti e attacchi a ondate, Mosca sembra aver sospeso l’assalto diretto alla città in attesa di rinforzi e mezzi corazzati. Una pausa tattica, spiegano gli analisti, non un segno di cedimento: il Cremlino si prepara a un nuovo assedio nel cuore del Donbass, rilevo, lievi avanzamenti russi a est di Pokrovsk, nella zona di Myrnohrad, ma senza consolidamento.

Gran parte del territorio resta una “zona grigia”, contesa e martellata dai droni ucraini. Kiev sostiene che Mosca stia concentrando uomini e mezzi a sud, segnale che l’offensiva potrebbe riprendere con forza nei prossimi giorni. Pokrovsk, un tempo snodo logistico cruciale, oggi è quasi distrutta e di scarso valore operativo. Tuttavia, per Vladimir Putin, la sua conquista avrebbe un enorme peso simbolico: sarebbe la città più grande presa dall’esercito russo dopo Bakhmut, caduta nel 2023.

“La Russia sacrifica migliaia di uomini per una vittoria di facciata”, che non cambierà gli equilibri del conflitto, ma serve a sostenere la narrativa della vittoria inevitabile. ”Il fronte resta incandescente.Le forze russe continuano a usare tattiche d’assalto frontali, mentre squadre d’infiltrazione e droni cercano di logorare le difese ucraine. Ogni metro di terreno è conteso a caro prezzo.

Per Kiev,resistere significa guadagnare tempo in attesa di nuovi aiuti occidentali, spesso rallentati da divisioni politiche in Europa e negli Stati Uniti. In questo scenario, Pokrovsk è diventata il simbolo di una guerra di percezione: la Russia combatte per dimostrare forza, l’Ucraina per sopravvivere. Dopo quasi quattro anni di conflitto, il Donbass resta prigioniero di un equilibrio instabile dove ogni tregua è solo l’attesa di un nuovo assalto.

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  • Redazione

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