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LA GUERRA DENTRO GERUSALEMME

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Mi stavo preparando per un prossimo incontro ove parlerò sul tema della profezia quando mi è giunta notizia delle dichiarazioni di Macron sul riconoscimento dello stato palestinese.

Poi ho visto Starmer sull’orlo di fare lo stesso. Quell’onestuomo di Sanchez ha già provveduto.

Figuratevi che posizione assumeranno una caterva di paesi musulmani.

Invece di fissarmi sulla materialità della cosa mi è subito venuto in mente Ezechiele.

Il Profeta Ezechiele non è uno dei tanti.

Anche se è impossibile e sbagliato considerare un profeta più autorevole di un altro, perché la Voce che parla è sempre la stessa, indubbiamente ciò non si può dire relativamente alla latitudine della rivelazione affidata a ciascun prescelto.

La visione di Ezechiele è padre e madre per il Kabbalista.

La Merkavah è incisa nel nostro cuore e nella nostra mente meditiamo in essa come in un luogo speciale.

La visione della Kavod nel Mondo di Beriah ci guida e ci rende ciò che siamo.

Ecco perché alcuni ritengono Ezechiele 37 il prologo a ciò che stiamo vivendo e ciò che vivremo nei capitoli successivi.

1 La mano del SIGNORE fu sopra di me e il SIGNORE mi trasportò mediante lo Spirito e mi depose in mezzo a una valle piena d’ossa. 2 Mi fece passare presso di esse, tutt’attorno; ecco erano numerosissime sulla superficie della valle, ed erano anche molto secche.

3 Mi disse: «Figlio d’uomo, queste ossa potrebbero rivivere?» E io risposi: «Signore, D-O, tu lo sai».

4 Egli mi disse: «Profetizza su queste ossa, e di’ loro: “Ossa secche, ascoltate la parola del SIGNORE!” 5 Così dice il Signore, DIO, a queste ossa: “Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e voi rivivrete; 6 metterò su di voi dei muscoli, farò nascere su di voi della carne, vi coprirò di pelle, metterò in voi lo spirito, e rivivrete; e conoscerete che io sono il SIGNORE”». 7 Io profetizzai come mi era stato comandato; e come io profetizzavo, si fece un rumore; ed ecco un movimento: le ossa si accostarono le une alle altre. 8 Io guardai, ed ecco venire su di esse dei muscoli, crescervi la carne, e la pelle ricoprirle; ma non c’era in esse nessuno spirito.

Questo è il terribile inizio di Ezechiele 37 che a molti ha suggerito gli osceni scenari della Shoa.

A Yad Vashem, il museo dell’Olocausto, c’è la Cripta del Ricordo ove arde la Fiamma Eterna che illumina i nomi dei luoghi di sterminio incisi sul pavimento di pietra nera e in quella sala la visione apocalittica di Ezechiele 37 ci appare molto più comprensibile.

Dalle ossa dei morti della Shoa è risorto un Popolo che è tornato a casa, come si era ripromesso di fare per quasi duemila anni, casa che non aveva mai abbandonato del tutto.

Ma dopo il capitolo 37 viene la guerra di Gog e Magog (Ezechiele 38-39) e infine il ristabilimento di Israele nella pace.
Esiste anche la profezia di Zaccaria che possiede un profilo apocalittico analogo a quella di Ezechiele.

Ecco perché sembra opportuno qualche chiarimento sugli eventi epocali in corso.

Se i paesi europei di peso come Francia, UK e Spagna riconosceranno unilateralmente uno Stato palestinese sarà credibile che a queste decisioni non abbia partecipato la grande finanza, anche ebraica, che realmente comanda in quei paesi con e per conto della Famiglia?

Ma per quale motivo la Famiglia e i suoi maggiordomi ebraici dovrebbero compiere un passo così importante contro Israele e proprio in questo momento?

Tralasciando gli aspetti geopolitici, di cui scrive così bene l’amico Silvano Danesi, in questo intervento mi concentrerò su quelli meno evidenti ma, a mio parere non meno importanti.

Ora, quello che sta accadendo è indubbiamente assai rilevante per gli assetti interni del mondo in generale e del Popolo ebraico in particolare, in quanto sta portando al chiarimento di alcune tensioni strutturali ben radicate in aspetti apparentemente diversi, ma in realtà complementari, della cultura e della società ebraica.

Chiedo preventivamente scusa per le grossolane approssimazioni che sto per compiere, ma sto solo cercando di offrire spunti utili a tutti quelli che continuano a parlare erroneamente degli ebrei come di un monolite cospiratorio da accusare continuamente per tutti i mali del mondo.

Esiste un lato quasi monolitico nella cultura ebraica ed è comprensibilissimo per ragioni storiche che esista, ma ne parlerò più avanti.

Tornando al ragionamento che ho proposto, il primo aspetto è quello demografico, ivi compreso il profilo delle diverse etnie principali di stirpe ebraica e il secondo è quello religioso.

L’Israele di oggi è molto diverso da quello di Golda Meir.

Il Sionismo laico, appoggiato dalla grande finanza dei maggiordomi della Famiglia e dei loro associati, americani ed europei, sta per essere definitivamente superato demograficamente dagli Ortodossi di diversa origine (Sefarditi, Askenaziti e Mizrahi) che valutano molto di più l’aspetto religioso di Israele da un punto di vista identitario.

Il Sionismo laico, al contrario, ha spesso rivelato e rivela tuttora una malcelata vena di disprezzo nei confronti dei religiosi, cosa che ho sperimentato personalmente.

Nel passato del Sionismo laico ci sono ancora vestigia delle profonde delusioni cagionate a moltissimi ebrei da Sabbatai Tzvi e dal Frankismo, delusioni espresse con chiarezza nel rifiuto della tradizione religiosa che ha connotato molti aspetti del Haskalah, l’Illuminismo ebraico.

Il volto dell’Ebraismo che l’Occidente ha conosciuto e solo vagamente compreso è stato prevalentemente quello dell’ebraismo laico, colto, assimilato, in quanto quello religioso appariva strano, misterioso, impenetrabile.

Ma ora che l’Ebraismo in Israele non è più solo questione di sangue (come pretenderebbero coloro che della Torah si burlano pur avendo ascendenze ebraiche) ma anche di ortodossia ed ortoprassi, le cose si sono complicate assai, anche per l’intersezione dell’aspetto demografico con quello religioso.

Come ho già scritto in altri interventi, l’Ebraismo americano era ed è in gran parte composto di movimenti divergenti dall’Ortodossia (Reformed e Conservative), mentre gli appartenenti alla corrente principale, appunto quella definita Ortodossa, erano in forte minoranza.

Questi ebrei, che possiamo definire “divergenti,” negli ulti anni sono più volte entrati clamorosamente in rotta di collisione, politica e religiosa, con Israele.

Emanuel Rahm, primo Chief of Staff di Obama alla Casa Bianca, perseguì una politica durissima nei confronti di Israele, anche allora governato da Netanyahu.

Non era solo. Assieme ad altri miliardari ebrei liberal come lui fondò una gruppo di pressione chiamato J Street per riportare lo stato ebraico verso il Sionismo laico delle origini.

Ho fatto solo uno dei numerosissimi esempi possibili.

Certo la lobby ebraica americana non ha mai veramente “abbandonato” Israele, ma ciò è avvenuto in buona misura anche per l’appoggio incondizionato che alcuni gruppi protestanti hanno sempre garantito allo stato ebraico e così facendo hanno mitigato i tentativi dell’Ebraismo americano, assimilato, laico o religiosamente non ortodosso di condizionare quello ortodosso.

Consentitemi, per non appesantire il discorso, di non affrontare in dettaglio la divisione etnica presente nel mondo ebraico tra Askenaziti, Sefarditi e Mizrahi, che pure ha avuto e conserva una rilevanza politica assai grande.

Basti qui affermare che questa divisione etnica, comunque, si connette all’aspetto religioso ed entrambi sono legati al problema demografico sopra illustrato.

Sul piano religioso dall’America, con qualche appoggio anche in Israele, sono partiti attacchi potentissimi contro l’ortodossia e soprattutto contro l’ortoprassi, con particolare riferimento al delicato argomento della preghiera al Kotel, il Muro del Pianto.

Sia i Conservative che i Reformed consentono l’accesso delle donne al rabbinato e ciò, curiosamente, non costituirebbe il cuore del problema perché in nessuna parte della legge ebraica, la Halakha, alle donne è esplicitamente vietato diventare rabbino.

Il problema principale è l’utilizzo pubblico degli oggetti religiosi tradizionalmente e testualmente maschili da parte di donne, che siano rabbine o meno.

Sono scoppiati negli anni numerosi tafferugli ogni qual volta la potente associazione Women of the Wall, fondata da femministe nel 1988, ha cercato di andare a pregare rivestita dei tre simboli maschili: tallit (uno scialle con determinate caratteristiche), tefillin (filatteri) e kippah (copricapo tondo).

L’associazione, che oltre ai gruppi americani non ortodossi comprende anche alcune donne che si definiscono modernorthodox, un sottogruppo liberal degli ortodossi, è basata in Israele ma possiede cuore, mente e, soprattutto, portafoglio negli USA.

Ora, per gli ortodossi ciò costituisce un sacrilegio pubblico, effettuato nel luogo più santo dell’Ebraismo.

Per fare un esempio, pensate a un gruppo di sacerdotesse luterane che pretendesse di celebrare una funzione protestante in Vaticano in quanto anche loro cristiane e quindi eredi della tradizione di San Pietro.

Ovviamente le correnti devianti non la vedono così e qui torna quel dilemma importante che è uno dei temi principali di questo intervento.

Qual è la connessione tra identità etnica e identità religiosa?

Quando Zelensky si presenta come ebreo, che valore ha questa affermazione?

Dopo gli orrori della Shoa, culmine di quasi duemila anni di persecuzioni, è comprensibile che fosse tabù separare l’identità etnica da quella religiosa, anche per un senso di legittima difesa contro un mondo ostile.

Un ebreo è sempre tale, al di là di ogni comportamento e lo è per diritto di sangue.

Ma pur essendo questo un principio anche costituzionale dello stato ebraico, Israele è anche uno stato in senso moderno e ciò, a volte va a confliggere con le posizioni di soggetti che utilizzano il loro sangue come pretesto e recano danni proprio al Popolo ebraico che diventa inconsapevolmente complice di tutto quanto fa e dice l’”ebreo” Zelensky.

Tornando alle situazioni sin qui verificatasi e riassumendo, i soldi e gli aiuti militari occidentali erano veicolati in massima parte da ebrei di sangue e di tradizione, ma mancanti di ortodossia ed ortoprassi e ciò coincideva, nel tempo passato, anche con il management dello Stato di Israele.

Sotto un’altra ottica, la politica estera di Israele era però assolutamente e totalmente soggetta al volere dei governi occidentali, USA e UK in testa, e ciò ha recato danni immensi allo stato ebraico, non solo i vantaggi economici e militari che tutti vedono e rammentano.

La tragedia di Gaza, ad esempio, vede tre soggetti colpevoli quanto e più di Israele e sono a) gli USA e l’Europa da una parte b) i principali stati musulmani dall’altra, c) l’ONU e le altre istituzioni internazionali, compreso il Vaticano se può essere definito tale.

a) Restituire la Striscia di Gaza ai Palestinesi è stato il più grande azzardo politico che Israele abbia mai fatto e gran parte degli israeliani non lo voleva fare.

Ma la pressione da parte dei paesi occidentali, USA in testa, fu enorme.

Una pazzia durata poco più di diciotto mesi prima che i razzi di Hamas colpissero Israele.

Domandona ai nostri lettori: per quale ragione Israele non penetrò immediatamente con l’esercito dentro Gaza per rimettere le cose a posto?

Rispostona: perché la figura di m…a a livello globale di molti leaders sarebbe stata completa ed insopportabile e i tanto sbandierati “Accordi di Oslo” sarebbero stati stampati su carta igienica.

Quindi ad Israele fu detto: “Se vuoi aiuti e soldi devi abbozzare.”

E Israele ha abbozzato dal 2007 fino ai giorni nostri, fatte salve le due operazioni assai limitate, del 2008.

b) Nel frattempo, i principali stati musulmani (Iran, Turchia, Arabia Saudita, Emirati, Qatar, etc) non solo non scoraggiavano in alcun modo il gruppo di terroristi assassini che avevano pervertito il più audace sforzo di pace nella storia del conflitto israelo-palestinese, ma facevano ogni sforzo per aiutare i suddetti terroristi a trasformare Gaza nella fortezza-cloaca poi distrutta da Israele.

Non parliamo poi dell’Egitto, il titolare del quarto lato del rettangolo Gaza e che ha sempre accuratamente evitato di trovare una soluzione ai problemi di quell’area pur avendone tutte le possibilità.

Si pensi ai falliti tentativi del Governo egiziano di popolare il Sinai trasformandolo in un giardino, come avevano ad iniziato a fare gli Israeliani.

Perché non coinvolgere i palestinesi e farsi pagare il progetto dalle istituzioni internazionali?

c) Quanto alle suddette istituzioni internazionali, invece di denunziare ad alta voce gli orrori della gestione di Hamas, hanno aiutato in ogni modo quest’ultima coprendone anche gli atti più osceni e si sono lasciati infiltrare ridicolmente da quegli stessi feroci terroristi.

Anzi, con la “signora” Albanese in testa, hanno completamente ribaltato la narrativa contro Israele, divenuto l’unico soggetto responsabile.

Ecco perché, le politiche tossiche dell’Occidente e l’acquiescenza della vecchia classe politica israeliana a tali politiche, hanno portato al lento ma continuo spostamento degli elettori verso partiti che promettevano di tagliare in gran parte certe connessioni, ovvero di rinegoziarle.

E per certe connessioni, pur nel rispetto del fortissimo comandamento religioso di non parlar male di nessuno ed in particolare di altri ebrei (lashon hara), si intendevano anche connessioni ebraiche.

A riprova di ciò sta il passo falso che, più recentemente, l’Occidente in mano alla Famiglia e i suoi maggiordomi ebrei hanno chiesto ad Israele di fare, cioè, di fornire appoggio e sostegno all’Ucraina.

Nella guerra russo ucraina Israele non ci doveva proprio entrare.

Ci sono i video dell’intervento di Zelensky, ebreo solo di nome ma non certo di vita, alla Knesset con alcuni deputati che urlano apertamente il loro dissenso.

Magari hanno avuto parenti e amici trucidati dagli Ucraini, molti dei quali volentieri si sono prestati a fare le guardie nei lager nazisti come ha sempre sostenuto, carte alla mano, il cacciatore di nazisti Simon Wiesenthal.

Con gli ebrei russi a comporre una parte sostanziale della già sin troppo esigua popolazione, per quale motivo Israele avrebbe dovuto prendere posizione a favore dell’Ucraina, paese dal comportamento apertamente antisemita durante la Shoa (e anche dopo)? Per non parlare dei vantaggi che Israele poteva e può trarre da una neutralità russa nella regione.

Semplice, perché lo stato ebraico è stato costretto a fare ciò dai grandi “benefattori” di Israele, i quali hanno presentato il conto dei tanti interventi a favore di eretz Yisrael.

Ecco dove sta il monolite ebraico di cui ho parlato.

Certe dinamiche al mondo esterno non si mostrano e i panni sporchi si lavano in casa.

Ho ciato prima il gravissimo peccato di lashon hara, ma c’è anche una prassi incisa nell’anima di ogni ebreo a causa di duemila anni di persecuzioni sul non parlare male ovvero non parlare proprio di altri ebrei con il mondo esterno.

Ma, questo è tempo di cambiamento e molte cose non sono più le stesse.

Allo stato attuale questa dinamica è già avanzata.

Per arrivare ad Israele oggidì si deve ragionare anche e soprattutto con gli ortodossi, non più solo con i laici o i seguaci di correnti devianti dell’Ebraismo.

Quelli che al tempo di Golda Meir erano pochi ed invisibili oggi sono al potere, anche se lo spartiscono ancora con il Likud di Netanyahu, ma anno dopo anno le proporzioni demografiche si ribalteranno e sarà sempre meno necessario il sostegno di quel partito Old style.

Sempre più conseguiranno potere in eretz Yisrael partiti che si riferiscono identitariamente al giudaismo e che vogliono Israele più autonomo nei confronti delle cancellerie occidentali.

Ecco il senso profondo degli Accordi di Abramo e dell’aver indebolito l’Iran e i suoi scherani a Gaza e nel Libano, nonché nell’aver colto l’occasione presentatasi in Siria.

Israele deve poter vivere in pace anche per diminuire le spese militari ed essere indipendente dalla buona volontà di soggetti infidi come l’Europa.

Anche degli infidi della grande finanza ebraica.  

Non è, comunque, che gli “altri ebrei” siano rimasti inerti a guardare il loro potere che diminuiva.

Tramite la stampa mainstream occidentale (russi e arabi lo facevano già da soli senza bisogno di input particolari) hanno rovesciato sugli ortodossi e soprattutto sulle loro guide religiose, tonnellate di fango gratuito.

Sotto l’etichetta di “ultraortodossi” espressione idiota quanto l’accusa di essere novax, tutti coloro che vivono un certo lifestyle venivano e vengono presentati come dei pazzi fanatici portatori di sciagura.

Quelli sani, secondo questi signori, sarebbero quelli che sfilano nudi con una penna di pavone infilata fra le chiappe …

Tale giudizio negativo negli ultimi tempi si è esteso a tutti i partiti religiosi di Israele, in varie forme.

Non mancano quotidianamente dai media mainstream accuse di “messianismo” di “estremismo religioso” di voler “ricostruire il terzo Tempio” di voler “invadere la Giordania per ricostruire il Grande Israele” per giungere a quelle oscene di “fascismo” “nazismo” e quella ormai comunissima di “genocidio”, parola che ben si attaglia ad altre situazioni rispetto a quella pur tragicissima di Gaza.

State ben attenti a ciò che viene detto e scritto: si parte dalla critica politica e dopo poche parole si passa ad attaccare il sentimento religioso e l’ortoprassi di Israele. Da bravi antisemiti D.O.C.

Curioso no? A meno che a spingere tali critiche ci siano non solo soggetti antisemiti che si nascondono dietro l’etichetta di antisionismo, ma anche lobbisti ebraici anti-ortodossi che vogliono cambiare la rotta storica dello stato ebraico verso una diversa identità, anche religiosa, di Israele.

In altre parole, il dilemma del rapporto tra soggetti di etnia ebraica, come i finanzieri maggiordomi della Famiglia, ovvero come il miliardario Igor Kolomoisky da una parte e lo stato ebraico dall’altra deve essere affrontato pubblicamente.

Per chi non lo sapesse, Igor Kolomoisky è stato il creatore di Zelensky e si dice che abbia anche finanziato, almeno parzialmente, il famigerato e nazisteggiante Battaglione Azov per poi scapparsene in Israele quando le cose si sono complicate.

Quando il banchiere Antony Blinken, socio dei “Rotschild americani,” i Warburg, si precipitò a Gerusalemme dopo il massacro del 7 ottobre e dichiarò in primo luogo di essere ebreo che, significato può avere avuto tale affermazione?

Quando Victoria Nuland (Nudelman) si comportò in un certo modo, Israele non avrebbe avuto il diritto di dirle “Fuck Victoria!” perché potenzialmente stava trascinando lo stato ebraico in uno scontro con la Russia?

Eppure, con il suo “Fuck Europe!” Victoriuccia certo non aveva pensato agli oltre 500.000 ebrei presenti solo in Francia, oltre ai tantissimi europei di discendenza ebraica, assimilati, ma riconoscibili dai cognomi e dalla loro storia familiare e che si sentono comunque vicini al loro retaggio, come ho visto accadere più volte ad amici e conoscenti.

Ecco, se ci si tiene tanto al proprio sangue ebraico, come Blinken affermò, non sembrò a lor signori inappropriato, almeno esteticamente, avere il posto di ministro degli esteri e quello di viceministro degli esteri degli USA occupati da due ebrei-ucraini?

Il tutto mentre infuriava una guerra tra Russia e Ucraina, e questa sovraesposizione sicuramente non ha giovato per nulla ad Israele o ai cittadini delle varie nazioni, europee e no, di fede ebraica, coinvolti loro malgrado in quella che poteva apparire come una “cospirazione ebraica;” per non parlare dell’aggravio rappresentato dal vuoto di potere creato da un presidente evidentemente rincretinito, che andava a rafforzare l’ipotesi che proprio Blinken e soci fossero al timone negli USA.

E queste cose Israele dovrebbe avere il diritto di dirle pubblicamente senza se e senza ma e senza temere di essere ricattato da questo o quel soggetto politico e/o della finanza.

Diverso ovviamente è il lato religioso: ogni ebreo ha il diritto irrinunziabile e incomprimibile di pentirsi e di ritornare pienamente nella comunità dei credenti e di far parte a pieno titolo di Am Israel.

Ma per alcuni soggetti la propria origine e la propria fede (se c’è) non devono diventare un continuo appello ad essere spalleggiati e coperti da tutto il resto del Popolo, che secondo le loro teorie di questa gente, in nome della fratellanza non dovrebbe porsi domande e non avrebbe il diritto di porre eccezioni aperte e visibili al grande pubblico, al comportamento pericoloso di certi soggetti che si nascondono dietro lo Scudo di Davide.

Come sempre è avvenuto, tutti dovrebbero stare zitti e sopportare stoicamente di essere tacciati di cospirazione, saggi di Sion e tutto il resto, mentre la gente come Epstein ne combina di tutti i colori e chissà per conto di chi …

Volete un esempio differente ma, credo, calzante?

Conosco bene la Sicilia e i siciliani.

La grandissima maggioranza è formata da gente perbene.

Eppure, nel comune sentire, hanno tutti la nomea di mafiosi.

Uno stato sovrano come Israele dovrebbe liberamente potersi esprimere sui comportamenti di gente come Soros, per fare un esempio, senza violare alcunché, neppure in campo religioso.

Gli si faccia finalmente un cherem come accadde al povero Baruch de Spinoza!

La gente come Soros o come quei Conservatives americani che fanno da base religiosa all’aborto fino ai nove mesi, si devono beccare un cherem pubblico e umiliante come prevede anche la Legge.

Il sangue è importante, ma lo è anche la sopravvivenza geopolitica di Israele, nonché l’ortodossia e l’ortoprassi di eretz Yisrael come comanda la Torah.

Senza escludere nessuno, non bisogna però farsi trascinare dai fratelli che sbagliano sulla loro stessa strada, altrimenti non ci deve stupire delle accuse di complicità provenienti dai soggetti male intenzionati e ripetute a pappagallo dal popolino.

Spero di aver gettato un po’ di luce su di un argomento difficile e chiedo ancora scusa per le grossolane semplificazioni, che però sono sempre meglio delle teorie sul complotto ebraico mondiale.

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  • Redazione

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