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LA GERMANIA E LE POLITICHE ENERGETICHE

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di Francesco Pontelli
Il governo della Germania ha deciso di adottare  un taglio delle tasse sull’energia per oltre 12 miliardi di euro all’anno.
Questa strategia nasce dalla volontà governativa di garantire alle imprese tedesche di poter contare su un costo di 70 euro a MWh (contro i 129 euro in Italia). 
In Italia le due ultime manovre sul presunto taglio del cuneo fiscale (governo Draghi 8.7 miliardi governo Meloni 11 miliardi circa) hanno ottenuto un vantaggio netto in busta paga di circa 27 euro  il primo,  e poco meno di 30 il secondo, o in più a crescere in rapporto alle fasce di reddito (600 lordi).
Quasi 19 miliardi che otterranno per un vantaggio reale irrisorio, basti pensare come lo sconto sulle accise del governo Draghi costasse circa quattro (4) miliardi. 
La decisione tedesca avvia il processo di azzeramento della stessa Unione Europea, azzerando  l’applicazione del principio della “concorrenza come fattore di sviluppo economico” applicato  a garanzia dell’utenza e contemporaneamente evapora lo stesso  concetto istitutivo della stessa Unione Europea  sia economica  che politica. 
Inoltre il concetto di aiuti di stato diventa una leva politica valida solo se e solo se pensata  in Italiano.
Nel frattempo in Italia Eni presenta la migliore trimestrale della propria  storia, grazie alla propria attività speculativa nella erogazione del proprio servizio e,  soprattutto, come  espressione di una volontà di garantire gli investimenti del proprio azionariato composto da in maggioranza di fondi privati. 
La risultante di questo disastro strategico determinerà per il sistema manifatturiero italiano  una ulteriore riduzione della propria competitiva’ rispetto a quello tedesco ma anche rispetto a tutti gli altri europei. 
In  quanto l’italia risulta l’unico paese, che già nella finanziaria in corso di approvazione eliminerà ogni sostegno agli esorbitanti costi energetici per  imprese e famiglie: basti pensare all’azzeramento delle clausole del   mercato energetico tutelato.
La decisione tedesca  dovrebbe determinare delle precise reazioni del mondo politico europeo, anche in relazione al contraddittorio mantenimento in vita di una Istituzione Europea priva ormai degli stessi principi fondativi o quantomeno alla semplice applicazione di principi liberali (gli aiuti di stato) validi solo e sempre a scapito dall’Italia. 
Ma soprattutto dovrebbe suscitare ed avviare un dibattito nel nostro paese, nel quale il ceto politico italiano che dovrebbe tutelare innanzitutto interessi nazionali, risulta ancora oggi troppo distratto dalle varie transizioni ecologiche ed ideologiche. 
Contemporaneamente la classe politica nazionale si preoccupa ancora oggi di bonus di ogni foggia come della sempre più difficile quadratura del sistema pensionistico invece di occuparsi del futuro del sistema economico ed Industriale italiano attraverso l’adozione di una seria politica energetica. 
Un atteggiamento confermato dalla indifferenza nella quale  Stellantis chiuda e metta in vendita lo stabilimento Maserati voluto da Marchionne ed abbia già mandato i macchinari in Marocco non suscitando  alcuna reazione del ministro “delle imprese e del Made in Italy” come del governo. 

 

 

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  • Redazione

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