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LA FRANCIA DI MACRON PREPARA LA REPRESSIONE VIOLENTA

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Il ministro della Sanità francese, Catherine Vautrin, ha fatto sapere agli ospedali civili che entro il 26 marzo devono prepararsi a ricevere per 60 giorni 100 feriti al giorno. Sei mila feriti in sessanta giorni.

Catherine Vautrin

Chiunque faccia il mestiere del giornalista dovrebbe avere nel cervello una molla a forma di punto di domanda. Perché quella data? Perché quelle cifre? Perché 60 giorni? Pensano alla guerra che non faranno o a possibili repressioni nel Paese? Cosa pensano in Francia? Un colpo di Stato se i francesi manderanno Macron a casa? Che senso hanno quelle cifre così precise per gli ospedali francesi? Sommosse, repressione, feriti?

Il 26 marzo 1871 a Parigi nacque la Comune, che durò fino al 28 maggio, guarda caso 60 giorni.

Coincidenza? O progetto. La Francia è alla canna del gas, il governo che potrebbe cadere l’8 settembre (le date pare seguano una sorta di sentiero tracciato da Nemesis) ha promesso lacrime e sangue. Emmanuel Macron, in veste di Napoleone IV, ha a che fare con la guerra Russo-Ucraina, mentre il suo predecessore Napoleone III finì male a seguito della guerra Franco-Prussiana.

I francesi, a causa della guerra erano alla fame. Oggi non stanno meglio.

Macron ha tentato di esorcizzare la possibilità che Marine Le Pen potesse diventare primo ministro utilizzando la magistratura, terzo potere dello Stato, secondo i canoni, diventata arma contro chiunque tenti di mettere fine al potere della finanza globalista al servizio delle potenze neo coloniali.

I sondaggi, in caso di elezioni anticipate, danno vincente Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National e delfino della Le Pen.

Se il governo francese guidato da François Bayrou cadesse lunedi 8 settembre 2025 a seguito del voto di fiducia, la Costituzione francese (articolo 12) stabilisce che nuove elezioni legislative anticipate possano essere indette non prima di un anno dallo scioglimento precedente dell’Assemblea Nazionale, avvenuto il 9 giugno 2024. Ciò significa che le elezioni non si sarebbero potute tenere prima della metà di luglio 2025, data ampiamente superata.

In base ai precedenti storici le elezioni legislative anticipate devono essere organizzate entro 20-40 giorni dallo scioglimento dell’Assemblea.

Se Macron decidesse di sciogliere l’Assemblea i francesi andranno a votare con la possibilità che vinca la destra.

Le condizioni economiche della Francia sono pessime. Il debito della Francia continua a crescere, quindi François Bayrou vuole realizzare risparmi per 44 miliardi di euro entro il 2026 per portare il deficit pubblico al di sotto del tre per cento entro il 2029.

I cittadini francesi sono preoccupati, come si evince dall’indice di fiducia ai minimi dal 2023. Lo certificano gli scambi finanziari alla Borsa di Parigi dove sono crollate le azioni bancarie, appesantite dalle incertezze politiche e di bilancio.

Il leader dell’estrema sinistra Jean-Luc Melenchon ha affermato che lo stesso Presidente Emmanuel Macron dovrebbe dimettersi.

Per far fronte al rallentamento dell’economia Bayrou ha proposto di abolire due giorni festivi e di congelare la spesa per il welfare e le aliquote fiscali nel 2026 ai livelli del 2025, senza adeguarli all’inflazione.  

I sindacati respingono le misure previste dal piano governativo, come si oppongono anche alla proposta di una nuova riforma dell’assicurazione contro la disoccupazione, mentre hanno accolto con molta cautela la proposta del ministro del Lavoro di consentire la monetizzazione della quinta settimana di congedo retribuito.

Pesa inoltre l’idea di Emmanuel Macron di inviare militari francesi sul terreno ucraino, dal momento che la Russia è stata chiara nel dire che non accetta truppe Nato anche in funzione di peacekeeping e che se si presenteranno saranno ritenute obiettivi colpibili.

L’opinione pubblica francese sull’idea del presidente Emmanuel Macron di inviare soldati in Ucraina è prevalentemente contraria.

Un sondaggio condotto da CSA per Europe 1 nel marzo 2025 ha rivelato che circa il 65% dei francesi si oppone all’invio di truppe in Ucraina, mentre solo il 35% di un campione di 1.002 persone ritiene che le unità militari francesi dovrebbero essere dispiegate.

L’opposizione varia per fascia d’età e orientamento politico: il 76% dei giovani tra i 18 e i 24 anni è contrario, il 58% tra i 25 e i 34 anni e il 62% tra gli over 65. La destra (69%) e l’estrema destra (87%) sono fortemente contrarie. Gli elettori di sinistra, come quelli di Insoumis (58%) e degli ambientalisti (53%), mostrano anch’essi una certa opposizione. Al contrario, il Partito Socialista (51%) e gli elettori di En Marche, il partito di Macron (53%), sono i più favorevoli all’invio di truppe.

In sintesi, la maggior parte dei francesi è scettica o contraria all’invio di truppe in Ucraina, con un sostegno limitato principalmente tra i sostenitori di Macron e del Partito Socialista, mentre l’opposizione è più marcata tra i giovani e gli elettori di destra.

La Francia, se aggiungiamo la questione dell’immigrazione, delle violenze nelle banlieu, è una polveriera.

Una polveriera pronta ad esplodere e in previsione di un’esplosione si mandano messaggi apparentemente in codice, per chi non vuol capire o capisce ma deve stare zitto o, ancora, è un ignorante istituzionale perché di professione servo. Messaggi che però sembrano abbastanza chiari: ogni sommossa sarà repressa e creerà morti e feriti. Ed ecco che la data del 26 marzo emerge dalla storia con tutta la sua portata di violenza.

ProclamationComune di Parigi

Il 26 marzo 1871, prima coincidenza relativa alle date indicate dal ministero della Santé francese, ci fu l’insurrezione parigina dovuta al crollo di Napoleone III e a una Francia stremata dalla guerra con la Prussia.

L’insurrezione diede origine alla Comune di Parigi, un’esperienza durata, guarda caso, 60 giorni e finita con una feroce repressione.

Il governo francese, guarda caso, nell’emanare la circolare che allerta gli ospedali, sottolinea che questa preparazione non riguarda solo scenari bellici, ma fa parte di un ampio spettro di minacce, tra cui epidemie, crisi ambientali o rischi generalizzati. Un investimento preventivo per evitare il caos in situazioni critiche.

A cosa pensano? Alla repressione di sommosse dopo un colpo di Stato per elezioni non gradite? Alla repressione di sommosse per aver cancellato un risultato elettorale sgradito come in Romania? Alla repressione di sommosse dovute all’inasprirsi dello scontro sociale? Il riferimento alla Comune è sempre più chiaro.

Ospedali allertati, una data precisa, 60 giorni di emergenza, persino il numero dei feriti?

Durante la Comune di Parigi, si stima che il numero totale di morti sia compreso tra 10.000 e 20.000, con alcune fonti che arrivano a ipotizzare fino a 30.000.

La maggior parte delle vittime si registrò durante la “Settimana di sangue” (Semaine sanglante, 21-28 maggio 1871), quando le forze governative di Versailles repressero brutalmente la Comune. Molti comunardi furono giustiziati sommariamente, mentre altri morirono negli scontri o in seguito alle esecuzioni di massa.

Non esistono cifre precise sui feriti, ma si ritiene che siano stati decine di migliaia, considerando l’intensità dei combattimenti e la violenza della repressione. Molti feriti non ricevettero cure adeguate e alcuni morirono successivamente.

Circa 40.000 persone furono arrestate dopo la caduta della Comune, di cui molte furono imprigionate, deportate (soprattutto in Nuova Caledonia) o giustiziate.

La Comune di Parigi è stata la forma di organizzazione autogestionaria di stampo socialista libertario considerata la prima grande esperienza di autogoverno della storia contemporanea.

A seguito delle sconfitte militari sofferte dall’Impero francese nella guerra franco prussiana, il 4 settembre 1870 la popolazione di Parigi impose la proclamazione della Repubblica, contando di ottenere riforme sociali e la prosecuzione della guerra. Quando il governo provvisorio deluse le sue aspettative e l’Assemblea nazionale, eletta l’8 febbraio 1871 impose la pace e minacciò il ritorno della monarchia, il 18 marzo 1871 Parigi insorse, cacciando il governo Thiers, che aveva tentato di disarmare la città, e il 26 marzo elesse direttamente il governo cittadino, sopprimendo l’istituto parlamentare.

L’opera della Comune fu interrotta dalla reazione del governo e dell’Assemblea nazionale. Iniziati i combattimenti nei primi giorni di aprile, l’esercito comandato da Mac-Mahon pose fine all’esperienza della Comune, entrando a Parigi il 21 maggio e massacrando in una settimana almeno 20.000 parigini compromessi con la rivolta durante la cosiddetta semaine sanglante, settimana sanguinosa. Seguirono decine di migliaia di condanne e di deportazioni, mentre migliaia di parigini fuggirono all’estero.

Date, conti dei feriti, tempistica della circolare ministeriale fanno un evidente riferimento ad un’esperienza tragica di ribellione e di repressione. Riferimento che non può sfuggire a chi abbia un minimo di senso critico e quella molla nel cervello a forma di punto interrogativo.

Cosa si sta preparando in Francia? Nelle “Misure attive” di sovietica memoria, la quarta fase è proprio quella di creare le condizioni di una sommossa da reprimere instaurando un regime dittatoriale.

È questa la prospettiva alla quale si sta predisponendo la Francia? Domanda legittima e inquietante.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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