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ADDIO AL SIGNOR ARMANI

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A 91 anni se ne è andato Giorgio Armani lasciando un vuoto profondo, icona rivoluzionaria della moda, cui mi lega anche un personale ricordo di 25 anni fa a Pantelleria, l’isola che profondamente amava. Scendeva puntuale in centro per l’aperitivo nel tardo pomeriggio accompagnato dai suoi “boys”, a bordo delle loro Vespa, tutte uguali, lui in T-Shirt rigorosamente “blu Armani” e i suoi ragazzi invece con la T-Shirt bianca. Semplicità, classe e eleganza lo contraddistinguevano anche in quell’isola, allora ancora splendidamente selvaggia, eletta a rifugio tra i dammusi dove ospitava gli amici.

Giorgio Armani fu amato da tutti: dalla donna comune come dalla diva, dall’uomo sportivo al manager in carriera, riuscendo a creare abiti che lasciano un segno indelebile nel tempo.
La moda è “segnatura del tempo”, fonte storico-culturale per comprendere le epoche passate e il presente riflettendo i cambiamenti sociali, i valori e le tendenze di un’epoca.

La moda ha una dimensione individuale e sociale.
Attraverso il nostro modo di vestire – che poi afferisce al “non verbale” – sveliamo agli altri chi siamo, esprimiamo la nostra identità, lo “status”, le nostre convinzioni. Ma la moda è anche prezioso documento dell’evoluzione, o involuzione, di una società, testimoniando, proprio come accade con l’arte, i nostri cambiamenti economici, politici sociali.

Pensando a Giorgio Armani si può dire che ci sia un “prima” e un “dopo” proprio come avviene con i grandi artisti che rompono gli schemi.
La donna “Armani”, per esempio, è modello di bellezza e eleganza.
Alla scelta di tessuti di alta qualità, si accompagna il rigore delle linee mai volgari, sempre armoniche. La morbidezza e fluidità dei capi di alta moda sono perfetti per una donna che voglia essere sensuale e carismatica.
Lo stile Armani esalta il corpo femminile senza mai scadere, ideale per una donna audace, capace, sicura di sé, che voglia anche essere sofisticata quanto alla mano, capace di attirare su di sé l’attenzione ma con classe.  Se alla donna diede forza accentuando le spalline della giacca, invece per l’uomo la giacca la destrutturò, donando al menswear una sensualità fino a prima negata. Una giacca più informale ma sempre elegantissima, inventando un colore, quel suo blu così intenso e nel contempo luminoso, rifuggendo l’idea che eleganza necessariamente fosse total black. Basta pensare ai completi di Richard Gere in American Gigolò.
Un blu eletto a simbolo di eleganza per la donna e per l’uomo e fu lui stesso a spiegare il suo amore per quel colore quando disse “il blu fu il colore del mio vestito per la cresima ma anche della divisa militare”.
Pure lo sport italiano è Armani firmando gli outfit di diversi atleti famosi, creando le divise di alcune squadre di club, delle nazionali di calcio così che i nostri atleti si sono spesso distinti non solo per la loro performance sportiva ma  per essere i più eleganti al mondo.
Il blu della Nazionale di calcio o il Tricolore delle divise olimpiche e la passione per il basket disvelano l’amore del grande stilista anche per lo sport tanto che Luciano Buonfiglio, il neo eletto presidente del Coni, ha definito Armani “medaglia d’oro dell’eleganza”.

Avrebbe dovuto fare il medico invece iniziò la sua carriera nella moda come vetrinista e commesso a  “La Rinascente”.
Probabilmente il gusto lo apprese dalla sua mamma che aveva le mani d’oro. La sua fu una incessante ricerca del bello che i suoi occhi azzurro ghiaccio erano stati in grado di catturare dalla natura e restituire nelle sue creazioni reinventando persino i colori come fa un’artista con la sua tavolozza.
Negli anni ’70 nasce l’Armani Spa e è databile agli anni ’80 la sua ascesa internazionale.
Nell’82 ottiene la sua prima copertina su Time e nell’83 apre la sua prima boutique a Milano. In quegli anni prende avvio la sua opera di mecenatismo con il restauro dell’Abbazia di San Fruttuoso a Camogli, impegnandosi nel FAI. Nell’86 riceve dal Presidente Francesco Cossiga la medaglia di Grand’Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana per i suoi meriti artistici culturali e sociali, mentre il Presidente Sergio Mattarella lo ha insignito del titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
Fine anni ’80, con la sorella Rosanna, lancia Emporio Armani Magazine, diventando pioniere anche della carta patinata dedicata alla moda, trasformando il catalogo delle collezioni in un concept magazine con contenuti di alta qualità.
Negli anni ’90 il suo approdo in America aprendo la prima boutique a Manhattan. Moda e mecenatismo costelleranno il suo universo per esempio investendo nel restauro dell’Abbazia di Saint Germain de Paris, aprendo la sua prima boutique nella capitale francese proprio in Boulevard Saint- Germain  sollevando non poche polemiche in Francia per la sua ubicazione in un’area storica.
Placò le polemiche sul nascere creando un chiosco e una selezione di CD rari che si richiamavano alla cultura e tradizione del paese.
Con l’apertura di Emporio Armani Cafè s’inaugura il suo ingresso nel settore della ristorazione e della musica ambient sull’onda dell’eleganza e del lifestyle del brand.
Con l’avvento del nuovo millennio nascono gli Armani/Manzoni 31, il primo in via Manzoni a Milano, 8.000 mq dove moda, design, shopping si fondono magnificamente divenendo un contenitore di scambio culturale tra Milano e i propri abitanti: qualcosa di molto più importante di un semplice punto vendita: un luogo di incontro e riflessione.
Ripercorrere tutta la carriera di Armani è impossibile ma quel che è certo è che  lascia un impero senza eguali, nella storia della moda, che origina dal potere creativo, dalla capacità di visione e di interpretazione della contemporaneità incidendovi con classe e forte personalità,  proiettato nel futuro non disdegnando l’influsso di altre culture, quella orientale, quella araba, quella coreana non meno che l’Art Decò, soprattutto per la linea Armani Casa,  consacrando la sua persona a icona intramontabile, tra vita reale, cinema, sport, arte e cultura, confermando l’Italia capitale dello stile nel mondo.
La Camera ardente sarà aperta da sabato 6 settembre e le esequie saranno l’8 settembre in forma privata.
Milano è in lutto cittadino, la moda ha perso il suo re!

 

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  • Redazione

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