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LA FINE DI UN’EPOCA

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EDIZIONE SPECIALE

La morte di Papa Francesco rappresenta, non solo simbolicamente, la fine di un’epoca.

Se si guarda il pontificato di Francesco con l’attenzione rivolta al simbolismo, la sua morte apre la settimana in albis, ossia la settimana successiva alla Pasqua, così chiamata nel linguaggio liturgico in riferimento all’antico uso dei fedeli battezzati nella veglia pasquale di portare la veste bianca per otto giorni.

Una settimana in bianco, quella aperta della morte di Papa Francesco, che azzera, se la si vuole leggere in chiave politica, un’epoca.

Una veste bianca si stende su un’epoca controversa, sia dottrinalmente, sia politicamente. Un’epoca che sapientemente Vito Sibilio, in questo stesso numero speciale del giornale, ricorda, a partire dall’elezione di Jorge Mario Bergoglio, con la Chiesa “sottoposta a una pressione incredibile da parte dei poteri globalisti”, con Benedetto XVI, il quale, dopo una lotta senza quartiere contro la corruzione interna alla Chiesa e per la riproposizione della dottrina della Chiesa, aveva abdicato. Un’elezione, quella di Jorge Mario Bergoglio avvenuta nel contesto, come ricorda sempre Sibilio, tra “le lotte intestine tra progressisti e conservatori giunte ad un punto senza precedenti che non aveva nemmeno rispettato nemmeno la sacra figura del Pontefice”.

Un detto popolare afferma: “Morto un papa se ne fa un altro”: un modo per dire che, anche in situazioni apparentemente irreversibili, la vita e la storia continuano. 

Nei prossimi giorni l’attenzione sarà concentrata sulle esequie e sul percorso di santificazione già avviato con l’ultimo saluto di Francesco a Pasqua.

Nel frattempo si svilupperà la fitta trama dei rapporti che preludono al Conclave, in parte già segnata dall’incontro, sul finire della sua esistenza terrena, di Papa Francesco con J.D.Vance.

Trovo, personalmente, ridicolo e anche un poco blasfemo (lo dico da rispettoso non credente), lo spettacolo da totopapa di chi annuncia che i giochi sono già stati fatti, che si sa già chi sarà il successore di Francesco, salvo propinarci il solito elenchino dei cardinali in pole position, nemmeno fossimo al Gran Premio di Montecarlo.

Meglio ragionare.

L’elezione di Mario Jorge Bergoglio al Soglio di Pietro è stata in gran parte determinata dalla autodefinitasi “Mafia di San Gallo”, definizione che si riferisce a un gruppo informale di prelati cattolici di alto rango, prevalentemente di orientamento progressista o riformista, che si riunivano annualmente negli anni ’90 e nei primi anni 2000 vicino a San Gallo, in Svizzera. Il gruppo, chiamato anche Gruppo di San Gallo, non aveva un nome ufficiale, ma il termine “mafia” fu usato scherzosamente dal cardinale Godfried Danneels durante un’intervista nel 2015, suscitando dibattiti e speculazioni.

Il Gruppo di San Gallo nacque nel 1996 su iniziativa del vescovo Ivo Fürer, allora vescovo di San Gallo, e del cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano, con l’intento di discutere liberamente temi ecclesiastici, promuovendo una visione più collegiale e meno centralizzata della Chiesa cattolica. I membri, tra cui cardinali come Walter Kasper, Godfried Danneels, Karl Lehmann, Cormac Murphy-O’Connor e Achille Silvestrini, si incontravano per affrontare questioni come la morale sessuale, il celibato sacerdotale, la comunione ai divorziati risposati, la nomina dei vescovi e la sinodalità.

Non va dimenticato che nell’istituto fondato dal cardinale Achille Silvestrini, ossia Villa Nazareth, ha insegnato l’attuale cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato e vero propositore e attuatore degli accordi con la Cina.

Il gruppo si opponeva al centralismo della Curia romana e al magistero conservatore di Giovanni Paolo II e successivamente di Benedetto XVI, cercando di promuovere una Chiesa più aperta e riformista. La teologia di Karl Rahner è spesso indicata come un’ispirazione ideologica per il gruppo.

Il Gruppo di San Gallo è diventato oggetto di controversie, soprattutto tra i cattolici tradizionalisti, che lo accusano di aver orchestrato un complotto per influenzare i conclavi del 2005 e del 2013, con l’obiettivo di eleggere un papa progressista, identificato in Jorge Mario Bergoglio (Papa Francesco).

Il gruppo si sciolse ufficialmente nel 2006, anche se alcuni membri rimasero attivi nel 2013.

È del tutto probabile che la “Mafia di San Gallo”, essendo morti i suoi principali ispiratori e protagonisti, non abbia più la stessa influenza che ebbe nel 2013.

Un segnale interessante è che il Decano dei cardinali, confermato con un atto d’autorità da Papa Francesco, si chiama Giovanni Battista Re.

Nato a Borno (Brescia) il 30 gennaio 1934, Giovanni Battista Re è stato eletto dai cardinali vescovi e confermato da Papa Francesco, assumendo anche il titolo della Chiesa suburbicaria di Ostia, tradizionalmente assegnato al decano. La sua carica, secondo il motu proprio di Papa Francesco del 21 dicembre 2019, ha una durata quinquennale, eventualmente rinnovabile. Il 7 gennaio 2025, Papa Francesco ha prorogato il suo incarico indefinitamente.

Re, che ha compiuto 91 anni nel 2025, non è elettore in un eventuale conclave, poiché ha superato gli 80 anni. Tra le sue responsabilità, convoca il conclave in caso di morte o rinuncia del Papa, comunica la notizia al Corpo Diplomatico e ai Capi di Stato e presiede le esequie papali.

Tuttavia, non può presiedere il conclave stesso per limiti di età, compito che spetterebbe al vice-decano, Cardinale Leonardo Sandri, anch’egli non elettore.

Con una lunga carriera nella Curia Romana, Re è stato Sostituto della Segreteria di Stato, Prefetto della Congregazione per i Vescovi e ha partecipato ai conclavi del 2005 e 2013, presiedendo quest’ultimo come cardinale elettore anziano. È noto per il suo ruolo di difensore della dottrina sociale della Chiesa e per la fedeltà a San Giovanni Paolo II, Papa Benedetto XVI e Papa Francesco.

Cosa significa tutto questo? Significa, probabilmente, che il cardinale Giovanni Battista Re, che conosce la Chiesa romana in tutte le sue più intime pieghe, ha avuto il compito di tentare di attivare un compromesso tra l’ala conservatrice e l’ala modernista.

Possibile? Vedremo.

Possibile pensare, con buona approssimazione, che un compromesso toglierà di mezzo la parte più estrema dell’area modernista, ossia quella che ha risposto alle logiche neocon, woke, lgbt, green.

Uno degli scogli che in questi giorni assilleranno le menti dei cardinali elettori riguarda la Cina.

Il Corriere della Sera, mettendo in linea oggi il “coccodrillo” di Papa Francesco ha fornito una possibile chiave interpretativa di quanto sarà in discussione.

Scrive il Corriere: “Isola di Sanciano, 3 dicembre 1552, poco dopo mezzanotte: in una capanna, vegliato da un amico cinese, Francesco Saverio, primo missionario gesuita, muore guardando la Cina, il sogno di una vita distante un paio di miglia marine. Roma, 31 luglio 2013, Chiesa del Gesù: sono passati poco più di quattro mesi da quando il conclave, il 13 marzo, ha eletto l’argentino Jorge Mario Bergoglio e Francesco, primo Papa gesuita della storia, celebra messa nella «chiesa madre» della Compagnia il giorno della festa del fondatore, sant’Ignazio di Loyola. «A me è sempre piaciuto pensare al tramonto del gesuita, quando un gesuita finisce la sua vita, quando tramonta», dice nell’omelia. E cita l’immagine di padre Francesco Saverio che muore guardando la Cina: «L’arte lo ha dipinto tante volte questo tramonto, questo finale di Saverio. Anche la letteratura, in quel bel pezzo di Pemán. Alla fine, senza niente, ma davanti al Signore. A me fa bene, pensare questo».

“Il coccodrillo” del Corriere finisce così: “E pazienza se anche lui, tramontando, non è riuscito ad andare in Cina”.

In Conclave la Cina entrerà come uno dei nodi più importanti da risolvere. Non il solo, ma quello geopoliticamente più dirimente.

Un’epoca, quella dei neocon e del globalismo, con la morte di Papa Francesco, è davvero finita. Anche l’ultimo fortino dei neocon è crollato.

Il prossimo papa sarà un papa di compromesso o di rottura? Difficile dirlo. Da bresciano penso che in questi giorni il cardinal Re avrà molto da fare e forse molte cose le avrà già messe a punto e, data il suo profilo, non è impensabile che dalle urne del Conclave esca un papa di compromesso spostato verso il conservatorismo e la restaurazione di un Chiesa che ci ricordi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

La Chiesa di Papa Francesco muore con lui.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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