Home editoriali La Cupola di Epstein, eggregora satanica

La Cupola di Epstein, eggregora satanica

0
eggregora satanica

Il satanista subirà l’annientamento del suo essere

Il termine egregora (o eggregora) indica, nell’accezione moderna, un’entità collettiva astratta, una “forma-pensiero” che nasce e si alimenta dall’energia psichica, dalle emozioni e dalle intenzioni condivise da un gruppo di persone.

La Cupola che si è avvalsa di Epstein è un’eggregora satanica e lo è per un motivo che cercherò di esplicitare partendo dall’identificare chi è Satana, per arrivare al motivo per il quale definisco satanica l’eggregora, la Cupola, che ha usato la rete di Epstein come strumento di ricatto.

Satana, dall’ebraico ha-satan, significa “oppositore” o “accusatore”.

Satana, nei Vangeli svolge il ruolo di tentatore in alcuni passaggi chiave.

Nei Vangeli sinottici (soprattutto Matteo 4:1-11 e Luca 4:1-13), Satana tenta Gesù nel deserto dopo il battesimo e il digiuno di quaranta giorni. Qui viene chiamato proprio “il tentatore”.

Le tentazioni principali a Gesù sono: tentazione legata al potere sulla materia (“Se sei Figlio di Dio, dì che queste pietre diventino pane”); tentazione di presunzione e onnipotenza (“Getta te stesso dal pinnacolo del tempio”), l’ottenere potere e gloria mondana.

Matteo 4,1-11: “Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, di’ che questi sassi diventino pane»”.

Un’altra tentazione è descritta in Matteo (Mt 4,5-7) e in Luca (Lc 4,9-12).

«Allora il diavolo lo condusse nella città santa, lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: “Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù; sta scritto infatti: ‘Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra’”. Gesù gli rispose: “Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”» (Matteo 4,5-7).

In Luca invece: «Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: “Se tu sei Figlio di Dio, buttati giù di qui…”» (Luca 4,9).

Non intendo inoltrarmi oltre nella disamina di quanto è affermato dalla religione cristiana se non per ricordare che, dichiarato eretico il docetismo (Gesù solo apparentemente uomo), i cattolici considerano Gesù il Cristo vero uomo e vero Dio.

Come vero Dio, ovviamente, Satana non può nulla nei confronti di Gesù, ma Gesù come vero uomo è soggetto alla tentazione, che è lo strumento con il quale Dio, tramite Satana, mette alla prova il libero arbitrio, la scelta responsabile.

Essere satanisti significa, usando pienamente il libero arbitrio, soggiacere alla tentazione, la quale, come si può ben capire dai testi evangelici è il delirio di onnipotenza: Yes. I can – Sì, io posso, che nell’eggregora dei satanisti diventa: Yes, we can – Sì, noi possiamo.

Nei Vangeli Satana non è solo un simbolo astratto del male, ma un’entità personale con un regno (anche se destinato alla sconfitta), che tenta, inganna, entra nelle persone (come Giuda), influenza i potenti e si oppone direttamente a Gesù.

Ai fini della nostra riflessione non è importante decidere se Satana sia un’entità personale concreta o una forza, o altro. Qui il dibattito si fa interessante è sarebbe utile che fosse sviluppato.

Quello che importa è che la forza satanica entra in campo e tenta, sollecitando una risposta.

Se la risposta è quella del delirio di onnipotenza, il soggetto tentato è diventato un posseduto dalla forza satanica.

Un’eggregora di posseduti da delirio di onnipotenza, ossia di satanisti, è quella che noi possiamo identificare oggi, a ragion veduta, in base a quanto ci mostrano i file di Epstein, come la Cupola che vuole dominare il mondo.

Essere onnipotenti significa modificare la realtà a piacimento, usarla senza limiti e, soprattutto esercitare quel satanismo estremo che è il possedere gli altri esseri umani in tutti i modi e in tutte le forme.

Di fronte alla tentazione satanica, che è la modalità con la quale viene messo alla prova il nostro responsabile esercizio del libero arbitrio, appare assai strana, mi si conceda una parentesi, la modifica voluta da Papa Francesco del testo del Padre nostro.

Nella versione originale colui che prega dice a Dio “e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male”.

L’orante sa che Dio lo induce in tentazione e che dovrà rispondere alla tentazione con il suo libero arbitrio, con la sua responsabilità. Satana lo tenta e l’essere umano può decidere di ascoltare Satana. La scelta è sua, responsabilità sua.

Nella versione modificata, l’orante dice: “non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male”.

Motivazione principale della variazione, secondo alcuni esegeti è evitare l’impressione che Dio possa attivamente “indurre” alla tentazione o spingere al male, cosa teologicamente incompatibile con la bontà divina.

Non ho titolo per entrare nella discussione teologica, ma uso semplicemente la logica. Dio non può spingere verso il male, ma il male non è la tentazione. Il male è il risultato di una scelta relativa alla tentazione.

Senza tentazione non c’è libero arbitrio e la scelta del male o del bene è possibile proprio in quanto c’è la tentazione, la quale è esercitata da uno strumento di Dio, che non è libero di fare quel che vuole.

La nuova formulazione libera Satana dal vincolo della sua funzione, lo rende potenza autonoma e deresponsabilizza l’essere umano dall’esercizio del libero arbitrio.

Può essere, la mia, una semplice osservazione da profano, ma anche l’aver modificato un testo millenario, attribuito a Gesù stesso mi pare esercizio di onnipotenza.

Il delirio di onnipotenza, frutto della scelta di aderire alla tentazione satanica, è hýbris.

E qui dobbiamo fare i conti con una delle radici filosofiche più importanti del nostro maltrattato Occidente.

Dike per i greci è la giustizia, la Verità secondo la quale il Tutto si costituisce, mentre Adikía è l’ingiustizia, il non avere timore di Dike e la  hýbris è adikía contro l’Ordinamento di Dike.

La hýbris è la “volontà di ogni singola forza del mondo di imporsi alle altre forze, senza tener conto dell’Ordinamento eterno di Dike”.

Nel linguaggio di Eraclito, hýbris è il raddoppiamento di Adikía. Raddoppiamento che «deve essere spento» (Fr43)”.

Veniamo, ora, ad una conseguenza ontologica della hýbris.

Chi è «giusto» è un «essente» che «non verrà completamente annientato».

Scrive Emanuele Severino ne “Il giogo”:

“Questo significa, certamente, che il giusto, a differenza dell’ingiusto, può rimanere nel mondo sino ai limiti estremi del tempo che è concesso ai mortali. Ma il suo «non essere completamente annientato» significa anche che vi è qualcosa di lui, e non dell’ingiusto, che sfugge all’annientamento, e cioè appartiene all’Essere, eternamente salvo dal niente, in cui è custodita l’essenza di tutte le cose”.

Chi non vede secondo l’occhio di Dike (Maat) è soggetto all’empietà e all’annientamento.

La hýbris (l’empietà) è, infatti, connessa con l’ingiustizia, cosicché la radicalità dell’annientamento dei mortali riguarda coloro i quali si sono lasciati dominare da hýbris, mentre chi è “giusto” è un “essente”, che non verrà mai annientato.

Il tema dell’annientamento e della salvezza è presente nel rito osiriaco, che è all’origine dei riti eleusini, dove il cuore del defunto, sede dell’intelligenza, posto sulla bilancia di Maat, la Giustizia (come Dike) deve essere più leggero (esente da ingiustizia e da hýbris) della piuma della stessa Maat.

Se il cuore è più leggero, il defunto si trasmuta in un Osiride giustificato, immortale e con corpo di luce; se, al contrario, il suo cuore è più pesante della piuma di Maat, il defunto è annientato e la sua essenza non è salva.

La grande beffa di Satana consiste proprio in questo. Quanto più l’essere umano soggiace alla hýbris, al delirio di onnipotenza, all’empietà, pensando di eternarsi nella materia (homo deus, transumanesimo), tanto più si consegna all’annientamento della sua essenza. Chi troppo vuole nulla stringe.

La sparizione dell’essenza di chi ha scelto la hýbris è pulizia e assicurazione che nessuna di queste essenze ormai in essenza corrotte possa rimettersi in circolo con il suo carico di empietà.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui