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LA CRITICA SISTEMICA DI ELON MUSK

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Elon Musk, che allo stato attuale è solo un privato cittadino, come Bill Gates, George Soros, o Mark Elliot Zuckerberg, ha detto, a proposito dei giudici italiani che bloccano il trasferimento dei migranti: “These judges need to go”, ossia questi giudici se ne devono andare.

Che un cittadino privato, inoltre straniero, faccia delle affermazioni come quelle espresse da Elon Musk, dovrebbe suscitare delle normali critiche, non certo prese di posizione istituzionali.

Legittimo non essere d’accordo, così come è legittimo che qualcuno, ripeto straniero, possa criticare i giudici italiani. Ogni giorno c’è qualcuno che critica come si comportano le istituzioni di altri stati. Pensiamo solo alla quantità di improperi che sta ricevendo Bibi Netanyahu. Pensiamo a quanto è stato detto, non solo da privati cittadini, su Putin e su Joe Biden.

Sergio Mattarella ha richiamato Musk al rispetto della sovranità italiana: “L’Italia è un grande Paese democratico e devo ribadire, con le parole adoperate in altra occasione, il 7 ottobre 2022, che sa badare a se stessa nel rispetto della sua Costituzione”. Il 7 d’ottobre ad essere rimbrottata fu il ministro francese Elisabeth Borne che aveva criticato l’Italia, sempre sul tema migranti.

Giorgia Meloni ha commentato: “Ascoltiamo sempre con grande rispetto le parole del Presidente della Repubblica”. Amen.

Come al solito Matteo Salvini ha perso l’occasione per stare zitto e a stretto giro ha dato ragione a Musk, offrendo il fianco alla raffica delle opposizioni.

L’Anm parla di indipendenza dello Stato italiano.

E avanti, avanti. Inutile perdere tempo nel cortile.

Il provocatore Musk ha incendiato il cortile italiano che, nel suo inguaribile provincialismo, non perde occasione per pensarsi al centro del mondo e, guardandosi l’ombelico, perde di vista quello che, a mio modestissimo parere, è un avvertimento di Elon Musk di tipo sistemico internazionale, che è focalizzato sull’Italia in ragione dei recenti avvenimenti e, soprattutto, della presenza di un partito trasversale papista che sui migranti detta la linea.

Musk parla a nuora perché suocera intenda e la suocera è lo Stato del Vaticano, con Papa Francesco, la Cei e il cardinale Matteo Zuppi.

Il messaggio di Musk è rivolto all’intero mondo di chi vuole le frontiere aperte, l’accoglimento generalizzato, sia in casa sua, sia in Europa. Il messaggio è anche rivolto a George Soros e alla sua Fondazione che foraggia tutte le Ong che hanno a che fare con i migranti.

Non solo. L’attacco ai giudici riguarda casa sua, dove l’esondazione della magistratura è evidente, e anche l’Europa, dove la Corte penale internazionale ha incriminato Putin e Natanyahu.

Il messaggio di Musk è duplice. Da una parte è uno stop che arriva dall’America a chi insiste sulle frontiere aperte e dall’altro un richiamo al fatto che la linea di politica interna e internazionale di uno Stato è di competenza della politica, dei parlamenti e dei governi e non della magistratura.

Detto questo, è pur vero che allo stato dei fatti attuale Elon Musk è un privato cittadino, ma è in procinto di far parte dell’Amministrazione di Donald Trump, che per i prossimi quattro anni definirà le grandi linee strategiche e geopolitiche che impatteranno sull’Occidente e sugli alleati degli Usa.

Inoltre, Elon Musk, è parte integrante di quella parte del Pentagono che ha scelto di guardare all’egemonia del cielo (la Cina ha una base sulla luna), piuttosto che continuare a giocare con i carri armati, spostando l’interesse del kombinat industrial-militare Usa, con la conseguenza che la parte che si riferiva a Obama e ai Dem è perdente, anche per aver perso la guerra in Ucraina (assieme a Soros).

Musk ha rotto il monopolio della censura e, con X, ha aperto la più importante contraddizione nel sistema imposto dalla tecno-finanza e dal Clan Clinton-Obama-Pelosi, al quale corrispondono i Socialisti&Democratici europei, con i loro cespugli verdi e con i partitelli finanziati da Soros.

L’attacco di Musk arriva, guarda caso, in contemporanea con la visita di Mattarella in Cina, dove ha benedetto la Facoltà dedicata agli Agnelli, in presenza di Elkann e con Romano Prodi a fare da primo professore in cattedra.

In un certo senso, le esternazioni di Musk sono molto più pesanti di quanto potrebbero essere in quanto futuro appartenente all’Amministrazione Trump, poiché il miliardario sudafricano è strettamente incardinato nel sistema della struttura dello Stato Usa che, a quanto pare, si è spostata sui repubblicani. Ne vedremo delle belle anche con l’arrivo di Kennedy.

Se si esce dal cortile e si guarda oltre la muraglia del provincialismo, forse si comprende che le critiche di Musk sono sistemiche è non si esauriscono nelle polemiche spicciole italiote.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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