
di Adolfo Tasinato
La Comunicazione Social di Donald Trump e Kamala Harris. Un’analisi dell’impatto e delle conseguenze
Recentemente, l’attentato a Donald Trump ha riacceso i dibattiti sull’impatto dei social media nella violenza politica negli Stati Uniti. Sebbene Trump, ex presidente e figura polarizzante, abbia sempre suscitato emozioni forti, i social media sono accusati di essere diventati uno strumento cruciale per la diffusione di retoriche incendiarie e disinformazione, che possono facilmente degenerare in atti di violenza.
L’attentato, avvenuto durante un evento pubblico, è stato il culmine di mesi di crescente tensione politica alimentata da una retorica divisiva online. Durante la campagna presidenziale e oltre, Trump ha utilizzato Twitter e altri canali per comunicare direttamente con i suoi sostenitori, spesso esprimendo opinioni forti e attacchi contro avversari politici e istituzioni. Questa strategia può aver contribuito a creare un clima in cui il dissenso può venire percepito non solo come una sostanziale differenza di opinioni, ma come un attacco personale.
A mio modesto parere però l’attentato a Trump non affonda le sue radici nell’utilizzo dei social ma è qualcosa di molto più articolato e complesso come può essere un evento organizzato e pianificato nei dettagli dove la figura del pazzo esaltato serve a rafforzare la narrazione dell’evento imprevedibile.
In netto contrasto, Kamala Harris, la vicepresidente degli Stati Uniti, utilizza i social media in modo molto diverso. Harris si focalizza su messaggi di inclusione, giustizia sociale e unità. La sua comunicazione è studiata per promuovere il dialogo e la comprensione, cercando di ridurre le tensioni piuttosto che esacerbarle. Questo approccio ha contribuito a creare un’immagine di leader che cerca di costruire ponti piuttosto che erigere muri anche se poi vedremo che in realtà non è sempre così.
La Comunicazione di Trump sui Social Media
Trump ha utilizzato i social media, in particolare Twitter, come un’arma politica. Il suo stile comunicativo diretto e senza filtri ha attratto milioni di seguaci, ma ha anche fomentato divisioni.Il ruolo dei social media nel facilitare la diffusione di messaggi estremi è innegabile. Le piattaforme come Twitter e Facebook hanno reso possibile l’organizzazione di gruppi radicalizzati, che si sono sentiti giustificati nell’agire secondo le convinzioni alimentate dai contenuti virali. Commenti minacciosi e messaggi di incitamento all’odio si sono diffusi rapidamente, creando un ecosistema in cui la violenza sembrava una risposta legittima alle frustrazioni politiche.
Questo è certamente un elemento presente ma c’è da dire che con la fine del giornalismo come unico intermediario tra la notizia e il pubblico anche i media tradizionali sono costretti a pubblicare costantemente qualcosa che somigli ad una notizia anche solo per acquisire click che sono necessari per poter poi rivendere gli spazi pubblicitari.Ecco che condannare solo i social media non è un approccio corretto ma piuttosto una azione che nasconde il fastidio per delle piattaforme che pur con tutte le distorsioni ed i difetti, consentono una partecipazione attiva e costante delle persone.
La Comunicazione di Kamala Harris sui Social Media
Dall’altra parte dello spettro, Kamala Harris utilizza i social media per costruire un messaggio di speranza e collaborazione. I suoi post sono attentamente curati per rispecchiare i valori di inclusività e giustizia sociale. Harris parla spesso di questioni come l’equità razziale, i diritti delle donne e la lotta contro il cambiamento climatico. La sua comunicazione è caratterizzata da un tono pacato e rassicurante, che mira a unire piuttosto che dividere.
L’approccio della Harris ai social media è visto come un tentativo di utilizzare queste piattaforme per creare un dialogo costruttivo. Invece di alimentare paure e divisioni, cerca di ispirare azioni positive e di promuovere il coinvolgimento civico. Questo teoricamente aiuta a mantenere un clima politico più sereno, ma anche a prevenire la radicalizzazione estrema.Ma se analizziamo bene gli argomenti che anche di recente la Harris ha proposto nella sua comunicazione, vediamo che spicca l’invito categorico ai migranti di non provare ad attraversare il confine con gli USA perché non saranno accolti. Questo in contraddizione con l’immagine che di lei vogliono dare i media di supporto al Partito Democratico.
Ma quale può essere l’impatto del ritiro di Biden dalla competizione elettorale e della candidatura della sua attuale vice?
Dopo l’annuncio ufficiale della candidatura della Harris, ci sarà un entusiasmo iniziale nei suoi confronti soprattutto degli elettori Dem che si erano rassegnati alla sconfitta, ma poi presumibilmente calerà. Allora lei dovrà tirare fuori qualcosa di efficace, e Trump non dovrà fare errori. Se la Harris la butta sullo scontro, con Trump può solo perdere.
Un altro errore della Harris sta in questa dichiarazione: La mia campagna “metterà il mio curriculum contro il suo”.Nella patria del capitalismo, il curriculum di Trump, imprenditore di successo, riscuoterà sempre più consensi di quello di un dipendente pubblico seppur di alto profilo.
C’è poi da dire che se i Dem avessero avuto un fenomeno da proporre come candidato, in grado di ribaltare la situazione in poco tempo, lo avrebbero proposto molto tempo prima. Ma chi accetta una candidatura sapendo che quasi sicuramente perderà? Certamente non un big.
Trump per la sua campagna elettorale userà la candidatura della Harris per dire che aveva ragione su Biden, che il partito Democratico mentiva e che all’élite interessa solo vincere, a prescindere dalla persona che governerà il Paese. Una mossa del genere rischia dunque di diminuire ulteriormente la fiducia degli americani nei confronti del partito al potere.
Coi mesi la candidata del Partito democratico potrà recuperare qualcosa. Ma si tratta di un’operazione molto difficile soprattutto negli Stati chiave, che si tradurrà nell’ennesimo fallimento di questa pessima campagna del Partito Democratico. Sarà interessante osservare nelle prossime settimane i dati relativi al seguito ed al coinvolgimento che i due candidati saranno capaci di acquisire sui social e che al momento indicano Trump come netto favorito, anche dopo l’ingresso sulla scena della Harris con il relativo sostegno di personaggi importanti del mondo Dem.
Ma al netto delle valutazioni fatte un dubbio rimane: se Trump fosse stato ucciso i Dem avrebbero sostituito Biden?





