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ITALIA, LA GEOPOLITICA DOV’E’?

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di Raffaele Romano

Ho dato piena disponibilità dell’Italia a essere protagonista per sorvegliare

l’esecuzione dell’accordo insieme a Usa e altri Paesi.” Così parlò il vostro ministro degli esteri Antonio Tajani ai microfoni del Tg2, al suo arrivo ad Anagni per il G7 Esteri.

In questa semplice e malaccorta frase c’è tutta l’incapacità e l’inconsistenza della seconda Repubblica. Il ministro nella sua affermazione evidenzia tre aspetti: il primo che l’Italia dà la sua disponibilità in vista della tregua in Libano così a scatola vuota senza nemmeno sapere di cosa si tratti, preventivamente. Il secondo che l’Italia è pronta per sorvegliare la tregua e l’esecuzione della tregua anche qui in seconda battuta. Il terzo è che nella dichiarazione non si preoccupa minimamente e né ne accenna quello di cui, altri, stanno discutendo e decidendo ovvero Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Germania e Arabia.

in Libano da molti anni ci sono 1200 militari italiani, 278 mezzi terrestri e 6 unità aeree su un contingente di 10.400 caschi blu dell’ONU provenienti da 50 paesi diversi, a cui si aggiungono circa 750 civili libanesi e internazionali che lavorano nelle basi.

Il giorno prima i media israeliani e la CNN avevano riferito che domani il presidente Usa uscente, l’americano Joe Biden e quello francese Emmanuel Macron, avrebbero annunciato il cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah in Libano e nel nord dello Stato ebraico.

Da Gibuti al Burkina Faso, dal Libano alla Somalia. Per i nostri contingenti schierati all’estero, l’Italia spende oltre 1 miliardo e 700 milioni di euro, una cifra che dopo l’invasione dell’Ucraina copre anche il rafforzamento della nostra presenza al confine sudorientale della Nato con la Russia. Senza dimenticare quella in Iraq dove il Tricolore continua a sventolare ormai da 20 anni. L’Italia partecipa a Unifil (United Nations Interim Force in Lebanon) dal lontano luglio del 1979. La citata missione è nata con la Risoluzione 425 adottata in data 19 marzo 1978 da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a seguito dell’invasione del Libano da parte di Israele (marzo 1978).

Per chi non lo avesse chiaro quest’area, che va dal Mediterraneo al Golfo di Guinea fino al Corno d’Africa passando per il Mar Rosso è in realtà quella che più interessa al nostro Paese dal punto di viste geopolitico, molto più dell’Europa orientale: sia per ragioni migratorie ma, soprattutto, per ragioni energetiche nell’ottica di differenziare gli importatori dopo la crisi russa. Ai distratti autorevoli membri di codesta seconda repubblica vorrei ricordare che la situazione che si è creata nel Mar Rosso dal 19 ottobre scorso ha avuto pesanti impatti sull’economia globale, oltre a causare tensioni geopolitiche e di carattere militare. Se è vero che gli assalti degli Houthi contro alcune navi cargo sono concentrati in particolare nella zona dello stretto di Bab al-Mandab, va però considerato che questo stretto è la porta di ingresso delle navi nel Mar Rosso e nel Canale di Suez. Su questa vitale rotta muove all’incirca il 12% delle merci globali e il 30% dei container. Sempre per lor Signori, per la direttrice che ci riguarda, sulla rotta Shanghai-Genova, spedire un container è costato oltre 5.200 dollari all’inizio dell’anno, con un aumento di circa il 270% rispetto al 23 novembre 2023 quando gli attacchi Houthi sono iniziati. Il rischio che stiamo correndo è che la scelta strutturale di organizzarsi su altre rotte potrebbe produrre l’effetto di “saltare il il Mediterraneo”, in tal modo i porti del Nord Europa diventerebbero l’unica porta dei mercati del nostro Continente. Sempre per lor Signori della seconda repubblica vorrei ricordare che 154 miliardi di euro è stato l’ammontare totale dell’import export italiano che nel 2023 è passato per Suez, una cifra pazzesca che è pari al 40% di tutto il nostro interscambio marittimo.

Quindi, caro signor ministro, sorvegliare serve ma se si partecipa alle decisioni e non al ruolo ancillare a cui per una vostra mancanza di visione geopolitica state trascinando l’Italia.  

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  • Redazione

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