
Italia e Germania: riprendere i sentieri interrotti.
“Agite!”. Il monito di Zelensky è risuonato ieri come una condanna definitiva del nichilismo europeo, fondato su ciò che Plutarco avrebbe correttamente chiamato “a-teismo”.
A dispetto della ragione che muove continuamente (deismo) l’essere e, visibilmente o formalmente, gli ess-enti mutevoli (theoi).
E altresì a dispetto della “superstizione”, che affonda anch’essa le proprie radici nell’ignoranza della ragione medesima.
E ora? Dopo oltre un trentennio di inazione, da non confondere con il principio di “in-azione” delineato da René Guénon, all’Europa non resta che ri-mettersi in moto, evitando che il diluvio prorompa, invada i territori e fuoriesca dagli argini.
Senza falsità e ipocrisie, occorre che una nuova Europa riprenda “i sentieri interrotti” della storia, indicati da Heidegger, in modo da prendere parte al de-stino, eternamente in movimento, dell’intero Mondo Nuovo e della parte del Medesimo in cui dimora.
Ma, per fare questo, occorre un nuovo Re; tale per cui il patto tra l’Italia e la Germania può rappresentare senz’altro un buon inizio. Senza falsità e ipocrisie.
Tre sono i temi principali, necessari e improcrastinabili, su cui è nata e si svilupperà l’intesa: sicurezza, difesa dei confini e immigrazione, competitività. Dal Mediterraneo al Reno, dal sud al nord, dall’ovest all’est, e viceversa; al fine della costruzione di un’Europa che collabori attivamente con gli USA, la Nato e il blocco, in espansione, dei paesi del Board of Peace voluto da Trump. E rispetto al quale, oggi, Meloni e Merz hanno altresì dichiarato tutto il loro interesse, fidando nell’adesione della costruenda e nuova Unione europea, che verrà.





