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ISRAELE: EVACUARE RAFAH

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Hamas ha accettato, in extremis, ieri la proposta di Egitto e Qatar per un accordo con Israele sul cessate il fuoco mentre in serata erano in corso intensi raid aerei israeliani sulla parte orientale di Rafah. Forse nell’ultimo, disperato tentativo di fermare l’irruzione dei soldati israeliani nella città, dove in mattinata era scattato l’ordine di evacuazione di un centinaio di migliaia di civili già stremati da sei mesi di guerra.

Ma mentre a Rafah la notizia è stata accolta da urla di gioia e spari in aria, fonti israeliane – nel silenzio di Netanyahu – hanno fatto sapere che Israele sta ancora “verificando la proposta e le sue conseguenze”, così come gli Stati Uniti. Pubblicamente però Israele, forse irritato dalla fuga in avanti dell’annuncio di Hamas, ha gelato gli entusiasmi: “Hamas non ha accettato. E’ il suo solito trucco”, ha detto il ministro dell’Economia, Nir Barkat, incontrando a Roma la stampa italiana e restando in contatto diretto con il suo governo. Si tratta di “una proposta unilaterale senza coinvolgimento israeliano. Questa non è la bozza che abbiamo discusso con gli egiziani”, ha spiegato un alto funzionario israeliano al sito Ynet, aggiungendo che in questo modo Hamas mira a “presentare Israele come chi rifiuta” l’intesa.

Ieri mattina l’esercito israeliano ha intanto iniziato a chiedere ai palestinesi di evacuare i quartieri orientali di Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, vicini al confine israeliano, in vista di un’offensiva di terra pianificata nell’area.

I civili sono stati chiamati a trasferirsi in una zona umanitaria ampliata nelle aree di al-Mawasi e Khan Younis, nel sud di Gaza.

Alle 8 del mattino le forze di difesa israeliane hanno iniziato a lanciare volantini nella parte orientale di Rafah, inviare messaggi di testo e telefonare ai palestinesi con istruzioni sulle aree che devono essere evacuate e quali percorsi prendere per raggiungere una zona umanitaria designata.

Secondo quanto scrive il Times of Israel, l’ordine di evacuazione si applica solo ad alcuni quartieri orientali di Rafah, e non all’intera città nel sud di Gaza, per ora, anche se Israele ha promesso di operare in tutta l’area, considerata l’ultima grande roccaforte di Hamas.

Funzionari israeliani hanno detto che il gruppo terroristico ha sei battaglioni rimasti nella Striscia di Gaza, quattro dei quali a Rafah: Yabna (sud), Shaboura (nord), Tel Sultan (ovest) e Rafah est. Altri due battaglioni di Hamas rimangono nel centro di Gaza, nei campi di Nuseirat e Deir al-Balah.

L’operazione Rafah è stata decisa all’unanimità domenica sera dal Gabinetto di guerra israeliano dopo che l’esercito ha preparato i piani e ha ordinato l’evacuazione dalla parte est della città che riguarda 100mila persone.

Una volta evacuata la popolazione, in un’azione definita dall’Idf “limitata e temporanea”, l’operazione militare dovrebbe cominciare entro pochi giorni.
“Se Hamas accetterà un accordo” i preparativi per l’attacco a Rafah “potrebbero essere fermati”,  ha detto però, citato da Ynet, un alto funzionario israeliano aggiungendo che tutto “è reversibile”

Da parte sua, Hamas ha detto che l’operazione di terra a Rafah non sarà un “picnic” per le forze israeliane: “La nostra coraggiosa resistenza, guidata dalle Brigate al Qassam, è pienamente preparata a difendere il nostro popolo”. 

Dal Cairo un’alta fonte egiziana ha detto che “la sicurezza sulla linea di confine tra Egitto e Striscia di Gaza è stata rinforzata con forze sufficienti e che il valico di Rafah è sicuro e pronto ad affrontare una invasione da Rafah nelle prossime ore”, sottolineando che “l’Egitto è pienamente preparato all’eventuale invasione”.

Una fonte ufficiale nel Governatorato del Nord Sinai ha rivelato che c’è la disponibilità ad accogliere un certo numero di palestinesi in caso di sfollamento forzato verso l’Egitto e ad insediarli temporaneamente in qualsiasi area disponibile nei pressi del confine.

Intanto alcuni camion di aiuti in viaggio verso la Striscia sono tornati indietro sul lato egiziano.

Le famiglie palestinesi hanno iniziato a fuggire dalle zone orientali di Rafah dopo l’ordine di evacuazione da parte dell’esercito israeliano. Lo riporta Sky News. Alcuni residenti di Rafah hanno già raccolto le loro cose per allontanarsi dalla zona con carri trainati da cavalli, auto e anche a piedi.   

La zona umanitaria ampliata nelle aree di al-Mawasi e Khan Younis comprende ospedali da campo e tendopoli per i palestinesi sfollati, con l’IDF che afferma che “c’è stata un’ondata di aiuti umanitari diretti a Gaza” di recente.

Un volantino, indirizzato a tutti i residenti della Striscia di Gaza, ha annunciato l’espansione della zona umanitaria designata nell’area di al-Mawasi.

“In quest’area, l’espansione degli aiuti umanitari continuerà. L’IDF continuerà a combattere le organizzazioni terroristiche che vi usano come scudi umani. Pertanto: Gaza City è una pericolosa zona di combattimento; evitare di attraversare a nord di Wadi Gaza”, si legge.

Il valico di Kerem Shalom con il sud di Gaza è rimasto chiuso ieri a seguito di un attacco missilistico mortale contro le truppe israeliane nella zona il giorno prima, ma fonti militari hanno affermato che potrebbe essere aperto a seguito di una nuova valutazione della situazione.

L’esercito ha detto che cercherà di mantenere la fornitura di aiuti umanitari allo stesso livello nonostante la chiusura del valico. Altri valichi rimarranno aperti e proseguiranno i lavori per consolidare il molo galleggiante americano nel centro di Gaza.

Nei volantini dell’IDF lanciati ieri mattina nella Striscia di Gaza, i militari hanno messo in guardia i palestinesi dall’avvicinarsi ai confini con Israele o con l’Egitto.

“È vietato avvicinarsi alle recinzioni di sicurezza orientali e meridionali”, aggiungeva il volantino dell’IDF.

Il secondo volantino, indirizzato ai residenti e a coloro che si sono rifugiati nei quartieri orientali di Rafah, avverte che “l’IDF sta per operare con la forza contro le organizzazioni terroristiche nell’area in cui attualmente risiedete, come l’IDF ha operato finora”.

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