Home Politica estera Iran, il Memorandum è ormai superato

Iran, il Memorandum è ormai superato

0
Memorandum Iran - USA

La guerra aperta non è più un’ipotesi teorica, ci sarebbe già impostata l’ora X…

USA e Iran sono entrati in una fase di guerra aperta, anche se non ancora totale.

Il Memorandum del 17 giugno non costituisce più una cornice operativa credibile. È diventato poco più di un relitto diplomatico, utile soprattutto alle parti per attribuirsi reciprocamente la responsabilità della rottura.

Teheran sostiene che il documento sia ormai «sospeso» a causa delle violazioni americane, mentre Washington accusa l’Iran di aver infranto l’accordo attaccando il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz.

Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno ripreso una campagna continuativa di bombardamenti e il presidente Trump ha notificato formalmente al Congresso la ripresa delle ostilità, facendo decorrere una nuova finestra prevista dalla War Powers Resolution.

L’Iran colpisce direttamente basi, installazioni e interessi statunitensi nei Paesi del Golfo; gli USA attaccano infrastrutture militari, portuali, energetiche e logistiche sul territorio iraniano.

La morte di militari americani nell’attacco iraniano contro una base in Giordania aumenta ulteriormente la pressione politica su Washington.

Una guerra totale richiederebbe obiettivi molto più vasti: abbattimento del regime iraniano, occupazione di parti del territorio, distruzione sistematica dell’apparato statale oppure mobilitazione terrestre su larga scala.

Al momento, Washington sembra ancora puntare alla coercizione strategica: riaprire Hormuz, ridurre la capacità missilistica iraniana, proteggere le basi regionali e costringere Teheran a negoziare da una posizione di debolezza.

Ma il confine è diventato sottilissimo. Trump non ha escluso operazioni terrestri, mentre l’Iran minaccia di estendere la crisi anche verso Bab el-Mandeb attraverso gli alleati regionali. Una seconda strozzatura marittima trasformerebbe lo scontro in una crisi energetica globale.

I tre detonatori della guerra regionale

Il primo è Hormuz. Per Teheran il controllo dello Stretto è una leva strategica e quasi sovrana.

Il secondo è l’attacco alle infrastrutture civili o dual-use.

Il terzo è la presenza di vittime americane. Ogni caduto restringe lo spazio politico della Casa Bianca e rende più probabile una risposta contro obiettivi iraniani di valore crescente.

La mia valutazione

• 70% di probabilità a una prosecuzione della guerra aeronavale e missilistica;

• 45% a un allargamento stabile del conflitto a più Paesi del Golfo;

• 25% a operazioni terrestri limitate, soprattutto su isole, coste o infrastrutture strategiche;

• 10 – 15% a una vera campagna per il cambio di regime.

Il pericolo maggiore non è che Stati Uniti e Iran decidano razionalmente di iniziare una guerra totale. È che vi arrivino per accumulo: un missile che provoca molte vittime, l’affondamento di una nave militare…

Il Memorandum non sta più contenendo la guerra.

Autore

  • Marco Pugliese

    Marco Pugliese, docente di ruolo area STEAM, giornalista economico scientifico, analista per il CISINT, cura corsi di geopolitica, geoeconomia, politica energetica. Docente di coding, ambito didattico, e nuove tecnologie, IA applicata alla didattica. Presidente di OpenIndustria.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui