Nei giorni scorsi, Tulsi Gabbard, responsabile dell’Agenzia Usa che coordina le varie agenzie statunitensi di intelligence, ha attaccato duramente i guerrafondai del Deep State e i media di propaganda che li supportano. "I guerrafondai del Deep State e i loro media di propaganda – ha scritto su X la Usa, Tulsi Gabbard - stanno nuovamente cercando di indebolire gli sforzi del presidente Trump per portare la pace in Ucraina e in Europa".
Come già scritto nel precedente articolo su questo argomento, quando si tratta di Deep State europeo si devono fare i conti con nazisti e stalinisti.
Se gli Usa accolsero migliaia di ex nazisti, infatti, non di meno fece l’Unione Sovietica.
L'equivalente sovietico dell'Operazione Paperclip (il programma statunitense che portò negli USA oltre 1.600 scienziati, ingegneri e tecnici tedeschi ex-nazisti dopo la Seconda Guerra Mondiale) è stata l'Operazione Osoaviakhim (talvolta trascritta anche come Ossoaviachim o Ossavakim).
Si trattò di un'operazione segreta molto più vasta e brutale rispetto a quella americana, condotta dall'Unione Sovietica nella notte tra il 21 e il 22 ottobre 1946.
Vennero deportati forzatamente più di 2.500 specialisti tedeschi (scienziati, ingegneri, tecnici altamente qualificati), più circa 4.000 familiari, per un totale di oltre 6.000–7.000 persone.
Con un’azione azione coordinata e rapidissima, in poche ore, in tutta la zona di occupazione sovietica e Berlino Est, agenti NKVD/MVD, soldati e interpreti si presentarono a casa dei tedeschi (spesso nel cuore della notte), ordinando loro di raccogliere poche cose e salirono su treni già pronti (vennero usati circa 92 treni merci). Molte intere fabbriche, laboratori e centri di ricerca vennero smontati e trasferiti in URSS.
La motivazione delle deportazioni fu «riparazioni di guerra» e trasferimento di «esperti stranieri in URSS».
A differenza degli americani (che offrirono contratti, stipendi elevati e alla fine cittadinanza), i sovietici li trattarono sostanzialmente come prigionieri: nessun contratto di lavoro formale all'inizio, sorveglianza costante, salari più alti dei colleghi sovietici, ma condizioni di vita spesso dure (soprattutto nei primi anni), impossibilità di tornare in Germania per anni.
Ovviamente anche i sovietici impiegarono alcuni ex membri delle SS (o di altre strutture naziste) nei loro servizi di informazione dopo la Seconda guerra mondiale, ma non in modo sistematico e non agli alti livelli come fecero gli americani con la Gehlen Organization.
Il caso più noto e documentato riguarda ex nazisti reclutati come "talpe" all'interno dei servizi segreti occidentali, in particolare nella Gehlen Organisation (poi diventata BND, il servizio segreto della Germania Ovest). Molti di questi ex ufficiali SS/SD infiltrati nella struttura di Reinhard Gehlen (ex capo dell'intelligence militare nazista sul fronte orientale) lavoravano in realtà per i sovietici (MGB/KGB).
Tra i più famosi troviamo Heinz Felfe, ex ufficiale SS, che divenne uno dei più importanti agenti sovietici all'interno del BND negli anni '50–'60., il quale consegnò decine di agenti CIA e occidentali all'URSS. Un altro noto agente sovietico è stato Hans Sommer, ex SD (SS), il quale inizialmente lavorò per i servizi occidentali, poi passò ai sovietici e in seguito alla Stasi (servizio segreto della Germania Est, molto legata al KGB).
Questi casi mostrano che i sovietici usarono ex nazisti soprattutto come agenti infiltrati nei servizi nemici (USA, Germania Ovest, NATO), piuttosto che come ufficiali regolari all'interno del KGB o GRU.
Casi di ex nazisti reclutati direttamente dai sovietici furono relativamente rari e di basso -medio profilo, soprattutto per motivi pratici: ex collaborazionisti o prigionieri di guerra tedeschi che avevano collaborato con i sovietici già durante la guerra vennero poi tenuti in servizio dopo il 1945 e alcuni casi di ex membri delle SS o della Wehrmacht reclutati nella zona di occupazione sovietica (DDR) per lavori di controspionaggio o come esperti sulla Germania Ovest.
Molti ex nazisti "piccoli" (membri semplici NSDAP, soldati semplici, burocrati minori) finirono nella SED, nella polizia popolare e in parte anche nella Stasi, specialmente nei primi anni '50 quando mancava personale qualificato. Pochi ex nazisti gravi (SS, Gestapo, criminali di guerra veri e propri) entrarono nei quadri ufficiali della Stasi, ma alcune decine di casi molto pesanti (ex Auschwitz, ex guardie SS) furono reclutati come spie-IM o semplicemente furono protetti e ricattati dalla Stasi stessa. La propaganda della DDR presentava la Repubblica come "antifascista" e mandava in Occidente tutti i "veri nazisti", ma la realtà era molto più sfumata (e ipocrita).
Nella Stasi in senso stretto (quadri fissi) furono relativamente pochi. Tra i collaboratori non ufficiali (IM) e i casi protetti o ricattati furono invece diverse decine (forse qualche centinaio) di ex nazisti documentati, compresi alcuni criminali di guerra.
La percentuale più alta di ex nazisti si trovava invece nella SED e nella NVA, non direttamente nel cuore della Stasi.
Nel suo libro “I nazisti della porta accanto”, Erich Lichtblau, scrive che “tra quanti approdarono negli Stati Uniti, c’erano soprattutto collaborazionisti di Paesi come la Lituania, la Lettonia, l’Estonia e l’Ucraina”.
“Per la maggior parte, le centinaia di migliaia di immigrati baltici – scrive Erich Lichtblau - erano senza dubbio veri profughi di guerra. Ma alcune migliaia non lo erano. In vaste zone dell’Europa orientale che avevano sostenuto con entusiasmo Hitler, molti di coloro che ottennero il visto erano, come scrisse un funzionario dell’Immigrazione, «traditori che avevano collaborato con i nazisti e persone che avevano commesso atrocità contro gli ebrei»”.[i]
“Erano – aggiunge Erich Lichtblau - gli scagnozzi di Hitler, collaborazionisti che avevano oliato le ruote della letale macchina nazista, come supervisori e guardie nei campi di concentramento; come ufficiali degli «squadroni della morte» delle SS e «liquidatori» dei ghetti ebraici; come capi delle polizie locali che emanarono provvedimenti razzisti e condanne a morte contro migliaia di vittime dei nazisti. Erano «mille piccoli Führer», per citare la definizione che Robert Jackson, giudice della Corte Suprema e procuratore capo al processo di Norimberga, diede degli aiutanti di Hitler”. [ii]
I Paesi Baltici — Estonia, Lettonia e Lituania — furono occupati dalla Germania nazista dal 1941 al 1944-1945, durante l'Operazione Barbarossa contro l'Unione Sovietica.
Questo periodo seguì l'occupazione sovietica del 1940, caratterizzata da deportazioni di massa ed esecuzioni da parte dell'NKVD, che generò un forte risentimento in parte della popolazione locale.
Molti baltici videro inizialmente i tedeschi come liberatori dal regime sovietico, ma presto si resero conto che i nazisti li consideravano una "razza inferiore" destinata a essere sostituita o germanizzata.
I territori baltici furono incorporati nel Reichskommissariat Ostland, un'unità amministrativa nazista.
Il collaborazionismo assunse forme diverse: unità di polizia ausiliaria, divisioni delle Waffen-SS, milizie locali e partecipazione attiva alla Shoah (Olocausto), spesso motivato da anticomunismo, nazionalismo o opportunità personale.
Le unità ausiliarie locali giocarono un ruolo significativo nei massacri di massa insieme alle Einsatzgruppen tedesche.
Dopo le repressioni sovietiche (circa 2.000 uccisi e 50.000-60.000 deportati), migliaia di estoni collaborarono con i tedeschi. La milizia Omakaitse (34.000-40.000 membri) si occupò della sicurezza interna e uccise circa 5.500 persone sospettate di comunismo. La polizia di sicurezza estone (SiPo) partecipò all'arresto ed esecuzione della piccola comunità ebraica rimasta (circa 1.000 persone), oltre a rom e prigionieri sovietici.
Le unità ausiliarie e la 20ª Divisione Grenadier Waffen-SS (formata nel 1942-1943, circa 15.000 uomini, in gran parte coscritti) combatterono sul fronte orientale e sorvegliarono campi di prigionia. L'Estonia fu dichiarata "judenfrei" (libera dagli ebrei) già all'inizio del 1942, dopo l'eliminazione della quasi totalità dei circa 4.500 ebrei prebellici.
In Lettonia, il risentimento per le deportazioni sovietiche portò a pogrom spontanei all'arrivo dei tedeschi. L'Arajs Kommando (guidato da Viktors Arājs) uccise inizialmente centinaia di ebrei a Riga e in totale circa 26.000 (metà degli ebrei lettoni) nel 1941.
I battaglioni di polizia ausiliaria parteciparono a operazioni di sterminio in Lettonia e Bielorussia (es. Operazione Winterzauber, con migliaia di civili uccisi). Questi si trasformarono nelle divisioni 15ª e 19ª Waffen-SS Grenadier (Legione Lettone, in gran parte coscritta)
Dei circa 74.000 ebrei prebellici, ne sopravvissero pochissimi: 25.000 furono massacrati nella foresta di Rumbula nel 1941.
Il Fronte Attivista Lituano (LAF) formò un breve governo provvisorio sperando nell'indipendenza. Pogrom iniziarono subito a Kaunas. La polizia di sicurezza lituana e 26 battaglioni ausiliari (di cui almeno 10 coinvolti nella Shoah) parteciparono attivamente. Il Ypatingasis būrys uccise decine di migliaia a Paneriai (presso Vilnius).
Molti battaglioni operarono anche in Bielorussia e Ucraina.
Dei circa 220.000 ebrei prebellici, ne sopravvissero solo 5.000-10.000 (tasso di sterminio tra i più alti d'Europa, oltre il 90%). I ghetti di Vilnius, Kaunas e altri furono liquidati tra il 1943 e il 1944.
Alexandras Lileikis, capo della polizia politica di Vilnius, aveva lavorato per la Cia durante la Guerra fredda come spia antisovietica. “La Cia lo aveva reclutato quando Lileikis viveva a Monaco, nel 1952, sette anni dopo la fine della guerra”. [iii]
Il suo secondo era Kazys Gimzauskas, emigrato dalla Lituania negli Usa.
“In tutto. Almeno una dozzina di immigrati lituani che avevano preso parte alle stragi perpetrate nel loro Paese trovarono riparo negli Stati Uniti all’inizio degli anni Cinquanta, stabilendosi soprattutto in Florida, Massacchussets e Illinois”. [iv]
Esistette anche resistenza contro entrambi gli occupanti (sovietico e nazista), culminata nei Fratelli della Foresta dopo il 1944. L'occupazione nazista portò allo sterminio quasi totale degli ebrei baltici (oltre il 90% uccisi) e alla morte di decine di migliaia di non ebrei baltici. Le successive repressioni sovietiche deportarono centinaia di migliaia di persone.
Nei Paesi baltici (Estonia, Lettonia e Lituania) il KGB (e in precedenza NKVD/MGB) mantenne una rete molto estesa di collaboratori (in russo "сексоты" – informatori segreti, agenti non di stato) durante tutta l'epoca sovietica (1940–1991, con interruzione breve durante l'occupazione tedesca 1941–1944).Il numero totale di collaboratori reclutati variava da paese a paese, ma era altissimo in proporzione alla popolazione.

La Lettonia è il paese in cui la questione dei collaboratori KGB è stata trattata in modo più aperto e controverso. Nel dicembre 2018 – gennaio 2019 gli Archivi Nazionali hanno pubblicato online l'indice di circa 4.300–4.500 schede (sui ~25.000 totali), inclusi nomi in codice, date di nascita, luoghi di lavoro ecc. Tra i nomi più discussi e "famosi": ex primo ministro (periodo post-sovietico), presidente della Corte Suprema in carica (all'epoca della pubblicazione), cardinale cattolico deceduto, molti parlamentari, diplomatici, artisti, scrittori, uomini d'affari. La pubblicazione ha creato enorme scandalo e divisioni nella società lettone.
In Lituania la maggioranza dei collaboratori che si presentarono (processo di "confessione" nel 1990–2000) ottenne garanzia di anonimato (legge ancora in vigore). Non esiste una lista pubblica completa.
Le discussioni su un'eventuale pubblicazione dei nomi dei collaboratori confessati riprendono periodicamente (ultimi tentativi noti nel 2025), ma finora senza successo.
Riguardo all’Estonia l'archivio KGB fu quasi interamente distrutto nel 1991. Non esiste una lista pubblica significativa. La lustracija fu molto blanda: bastava un giuramento di non aver collaborato.
Si sa che reclutarono migliaia di informatori, ma nomi famosi non sono mai emersi in modo ufficiale.
Molti collaboratori furono reclutati con ricatto (kompromat), minacce alla carriera o alla famiglia, o per opportunismo. Altri lo fecero per convinzione ideologica o per soldi o privilegi.
Dopo il 1991 molti ex collaboratori entrarono in politica, affari, accademia nei nuovi stati indipendenti. Questo spiega perché la questione rimane estremamente sensibile e politicamente esplosiva ancora oggi (2025).
La questione che si pone è quanti di questi agenti a doppia o tripla funzione siano rimasti negli apparati del Deep State del vecchio Continente e quanto anche oggi pesino nel determinare politiche che risentono di ideologie totalitarie, eugenetiche, malthusiane assorbite nelle loro militanze tra nazisti e stalinisti e in entrambi gli schieramenti.
[i] Erich Lichtblau, I nazisti della porta accanto, Bollati Boringhieri
[ii] Erich Lichtblau, I nazisti della porta accanto, Bollati Boringhieri
[iii] Erich Lichtblau, I nazisti della porta accanto, Bollati Boringhieri
[iv] Erich Lichtblau, I nazisti della porta accanto, Bollati Boringhieri







