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LE RADICI STALINISTE E NAZISTE DEL DEEP STATE EUROPEO (1)

LE RADICI STALINISTE E NAZISTE DEL DEEP STATE EUROPEO (1)

Nei giorni scorsi, Tulsi Gabbard, responsabile dell’Agenzia di intelligence Usa che coordina le varie agenzie statunitensi di intelligence, ha attaccato duramente i guerrafondai del Deep State e i media di propaganda che li supportano. "I guerrafondai del Deep State e i loro media di propaganda – ha scritto su X la Usa, Tulsi Gabbard - stanno nuovamente cercando di indebolire gli sforzi del presidente Trump per portare la pace in Ucraina e in Europa".

Netta,da parte sua, la smentita che i servizi di intelligence Usa abbiano affermato che la Russia sia intenzionata ad invadere e conquistare l’Europa. In un rapporto attribuito dalla Reuters agli 007 americani, si "afferma falsamente - scrive Tulsi Gabbard - che la «comunità di intelligence statunitense» concorda e sostiene il punto di vista dell'Ue-Nato secondo cui l'obiettivo della Russia è invadere/conquistare l'Europa (al fine di ottenere sostegno per le loro politiche pro-guerra)". "La verità - aggiunge Tulsi Gabbard - è che l'intelligence statunitense ritiene che la Russia non abbia nemmeno la capacità di conquistare e occupare l'Ucraina, per non parlare di «invadere e occupare» l'Europa". 

Come si può evincere dalle sue dichiarazioni, nel mirino degli Usa ci sono i punti di vista dell’UE-Nato e, pertanto, nel mirino c’è il Deep State europeo.

Nell’accezione corrente, il Deep State è l’nsieme di burocrati di lungo corso, apparati di sicurezza nazionale, intelligence, contractor militari e lobby industriali che mantengono una continuità di potere e influenzano fortemente le politiche pubbliche, indipendentemente dai governi eletti.

Considerando che l’Unione Europea, in gran parte guidata da burocrati e da funzionari che si pensano statisti,  si sta continuamente proponendo come una dittatura che assume i paradigmi dello stalinismo (Kgb, Stasi), sia per quanto riguarda i finanziamenti ai media, sia per quanto riguarda la censura, viene da chiedersi quanti ci sia nelle radici del Deep State europeo, equamente distribuito nei vari Stati, di retaggio totalitario. Detto ancora più in chiaro, quanto conta nei servizi, negli apparati militari e nella burocrazia europea, il retroterra stalinista e nazista?

Nel caso dello stalinismo, la presenza dei servizi sovietici e degli Stati satelliti dell’Urss è durata direttamente fino all’inizio degli anni Novanta del secolo scorso e non è difficile pensare che gli apparati siano rimasti dove erano, transitando semplicemente nella nuova situazione post Guerra Fredda.

La vicenda di Angela Merkel è emblematica, non tanto per la sua mai dimostrata appartenenza alla Stasi, ma per l’ambiente nel quale è cresciuta e che l’ha lanciata in politica.

All'inizio della sua carriera politica (1989-1990), Merkel entrò nel partito Demokratischer Aufbruch (risveglio democratico) dove lavorò come portavoce per Wolfgang Schnur, che poco dopo fu smascherato come informatore Stasi (IM) e dovette dimettersi.

Successivamente fu vicina a Lothar de Maizière (ultimo premier DDR), anche lui accusato di legami con la Stasi. Entrambi ebbero un ruolo nel lanciarla politicamente verso la CDU e Helmut Kohl.

Il 9 novembre 1989 avviene la caduta del Muro di Berlino, il 28 novembre 1989 Helmut Kohl presenta il programma in 10 punti per la riunificazione. Il 18 marzo 1990 prime libere elezioni nella DDR con la vittoria dei partiti filo occidentali. Il 3 ottobre 1990 si arriva alla riunificazione ufficiale.

In questi 35 anni quanti appartenenti all’apparato della Rdt e alla Stasi sono rimasti al loro posto?  Evidentemente la maggioranza.

La domanda più imbarazzante riguarda però i nazisti. Quanti nazisti sono rimasti al loro posto o sono stati rimessi in azione dopo la sconfitta della Germania?

Come è ormai accertato e noto, gli Usa accolsero criminali nazisti, riciclandoli come scienziati al servizio degli Stati Uniti o come spie al servizio della Cia.

Per avere l’ammissione ufficiale di questo ormai indubitabile fatto, è necessario arrivare al 2010.

“Nel 2010 – scrive Eric Lichtblau, nel suo “I nazisti della porta accanto” (Bollati Boringhieri) – un rapporto interno riservato sulla lunga caccia data dal governo ai criminali nazisti concluse che dopo la seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti erano diventati un rifugio di nazisti. «L’America, che si vantava di essere un posto sicuro per i perseguitati, era diventata – seppure in misura minore – anche un porto sicuro per i persecutori», riconobbe il rapporto del Dipartimento di Giustizia. Sessantacinque anni dopo la guerra, era la prima volta che il governo degli Stati Uniti faceva un’ammissione di tale durezza”. [i]

Durante la Seconda Guerra Mondiale, Reinhard Gehlen era un alto ufficiale dell'intelligence tedesca che dirigeva le Armate Estere Est (FHO), la sezione dell'intelligence della Wehrmacht dedicata all'Unione Sovietica. Alla fine della guerra, nel 1945, Gehlen si arrese agli americani e offrì la sua vasta rete di spie antisovietiche e le sue conoscenze in cambio di protezione.

Invece di essere processato come criminale di guerra nazista, Gehlen concluse un accordo con i servizi segreti dell'esercito statunitense (in seguito passati alla CIA).

Lui e il suo staff furono trasferiti in un compound a Pullach, vicino a Monaco, dove ricostruirono la loro rete di spionaggio sotto sponsorizzazione americana.

Nacque così l'Organizzazione Gehlen, che impiegava centinaia (forse migliaia) di ex membri della Wehrmacht, SS, Gestapo e altri personale dell'era nazista, inclusi alcuni sospettati di crimini di guerra.

La CIA assunse il controllo formale dell'Organizzazione Gehlen alla fine degli anni '40, fornendo milioni di dollari, attrezzature e supervisione. Diventò una delle principali fonti di informazioni della CIA sull'Unione Sovietica e sull'Europa orientale nei primi anni della Guerra Fredda. I documenti desecretati mostrano che l'organizzazione si basava pesantemente su ex nazisti per la loro esperienza nelle operazioni antisovietiche.

Almeno 100 ex ufficiali della Gestapo o delle SS furono impiegati.

La CIA era consapevole del loro passato nazista, dando priorità alla lotta contro il comunismo rispetto alla denazificazione.

Nel 1956 l'Organizzazione Gehlen fu trasferita al governo della Germania Ovest e divenne la base del BND (Bundesnachrichtendienst, il Servizio Federale di Intelligence tedesco), con Gehlen come primo presidente fino al 1968.

Reinhard Gehlen, ex generale della Wehrmacht e capo dell'intelligence nazista sul Fronte Orientale (Fremde Heere Ost - FHO). Invece di processarlo come criminale di guerra, gli USA lo reclutarono, violando implicitamente gli accordi di Yalta che prevedevano la consegna di alti ufficiali nazisti ai sovietici.

L'organizzazione fu formalmente istituita nel giugno 1946 nella zona di occupazione statunitense in Germania, inizialmente sotto la tutela dell'intelligence dell'esercito USA (G-2), e dal 1947 collaborò strettamente con la CIA, che fornì supporto logistico e finanziario.

Reinhard Gehlen, nato nel 1902 in una famiglia prussiana, entrò nell'esercito tedesco negli anni '20 e divenne un esperto di spionaggio anticomunista. Durante la guerra, diresse l'FHO, producendo rapporti critici sulle operazioni tedesche che lo portarono a uno scontro con Hitler, culminato nel suo licenziamento nell'aprile 1945. Gehlen usò risorse CIA per proteggere ex nazisti, inclusi associati di Adolf Eichmann, e morì nel 1979 senza processi.

L'organizzazione impiegò centinaia di ex membri del Partito Nazista, SS e Gestapo. Tra questi, Emil Augsburg (ideologo SS coinvolto in crimini di guerra), Klaus Barbie (il "Macellaio di Lione", responsabile di torture e deportazioni in Francia, che lavorò per Gehlen fino al 1951), Alois Brunner (responsabile del campo di Drancy e della deportazione di 140.000 ebrei) e Heinz Felfe (un ex SS che si rivelò una talpa sovietica).

L'Organizzazione Gehlen si concentrò sullo spionaggio contro il blocco sovietico, fornendo agli USA due terzi dell'intelligence grezza della NATO sui paesi del Patto di Varsavia. Operava da Monaco con un budget annuale di 1,5 milioni di dollari (equivalenti a circa 19,6 milioni oggi).

Documenti declassificati CIA (oltre 18.000 pagine) rivelano che la CIA sovvenzionò ex nazisti per evitarne i processi, creando una "ratline" (via di fuga) che permise a oltre 5.000 nazisti di scappare in America Latina e Medio Oriente.

La domanda che sorge necessariamente è quanto nazismo alberga nel Deep State del Vecchio Continente, considerando che i gerarchi nazisti hanno operato direttamente fino alla soglia degli anni Settanta e, sicuramente, avranno reclutato, assunto e istruito persone in linea con le loro idee?

Per capire è utile leggere quanto ci viene descritto nel testo citato di Erich Lichtblau.

“Molte migliaia di sopravvissuti – scrive Erich Lichtblau  - non lasciarono i campi alleati: alcuni vi rimasero per mesi, altri per anni, altri non ne uscirono più. In migliaia morirono di malattia e denutrizione anche dopo la sconfitta di Hitler. A Dachau, a Bergen-Belsen e in dozzine di altri campi profughi, rimasero imprigionati dietro alle mura innalzate da Hitler. I sopravvissuti erano circondati dal tanfo di morte e squallore, eppure le forze di liberazione alleate, guidate dal generale Dwight D. Eisenhower, non li lasciarono liberi di andare. Il mondo non sapeva cosa fare di loro”.

“Ammassati e malnutriti – continua Erich Lichtblau -, i sopravvissuti vennero lasciati nelle loro uniformi a strisce, le stesse uniformi che erano diventate un simbolo velenoso dell’oppressione nazista. In alcuni campi profughi, dormivano fianco a fianco con i prigionieri di guerra nazisti, perché anch’essi erano rinchiusi lì – uomini e donne che, solo qualche mese prima, erano stati i loro aguzzini. Alcuni prigionieri nazisti furono addirittura incaricati di controllare i prigionieri ebrei nei campi alleati: anche da sconfitti, continuavano a tenerli in pugno. Gli ebrei deportati nei campi e provenienti dalla Germania, l’Austria e altre nazioni dell’Asse furono classificati e trattati dagli Alleati non come vittime ma come «cittadini di uno Stato nemico» per via dei loro paesi d’origine, senza alcuna distinzione con i prigionieri nazisti detenuti insieme a loro. Altrettanto incredibilmente, migliaia di dottori e infermieri tedeschi che nei campi di concentramento avevano inflitto le grottesche «cure» mediche naziste furono impiegati nei campi profughi – l’unica differenza era che adesso lavoravano per gli Alleati. […]. Nei campi gestiti dagli Alleati e riservati ai prigionieri di guerra tedeschi, gli ex ufficiali nazisti guardavano film, giocavano a calcio, seguivano persino corsi universitari”.[ii]

Questa la realtà, ma peggio della realtà è cosa pensava chi quei campi li dirigeva e che passa per essere un celebratissimo generale Usa, eroe di guerra.

Truman, per sapere come funzionassero i campi profughi, aveva inviato in Germania Earl Harrison, il quale gli scrisse: «Per come stanno attualmente le cose sembra che gli ebrei ricevano lo stesso trattamento che avevano ricevuto dai nazisti, tranne che noi non li sterminiamo». [iii]

“Il generale Patton, irritato dal rapporto di Harrison, commentò: «Harrison e la sua specie di convinzione che il Profugo sia un essere umano, mentre invece non lo è, e questo vale soprattutto per gli ebrei, che sono inferiori anche agli animali»”. [iv]

“Se da un lato bollava i sopravvissuti ebrei come «locuste» subumane, Patton – scrive Erich Lichtblau - affidava ai nazisti l’amministrazione dei campi, consentendo loro di mantenere i vecchi incarichi anche nel governo civile”.[v]

Se prendiamo atto di queste idee non è difficile pensare che i nazisti si siano tranquillamente accomodati nell’Occidente europeo mantenendo inalterato il loro potere in quello che viene definito Deep State.

Va, infine considerato che la Germania ha ottenuto la sovranità in tempi successivi ed è stata, pertanto, gestita a lungo dalle logiche di una Cia che, in funzione della Guerra Fredda, aveva reclutato i nazisti e li utilizzava a piene mani.  

La piena sovranità della Germania dopo la Seconda guerra mondiale è stata restituita in due fasi principali, a seconda che si parli della Germania Ovest (Repubblica Federale) o della Germania riunificata.

La Repubblica Federale nacque il 23 maggio 1949. Gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Francia cedettero gran parte della sovranità alle zone occidentali già nel 1949-1952, ma con limitazioni. La piena sovranità interna ed esterna (tranne alcune riserve minori) fu ristabilita ufficialmente il 5 maggio 1955, con gli Accordi di Parigi (1954) e l'ingresso della Germania Ovest nella NATO. La vera e definitiva restituzione della piena sovranità (senza più alcuna riserva delle potenze vincitrici) avvenne solo con la riunificazione tedesca. Il 12 settembre 1990 fu firmato a Mosca il Trattato Due più Quattro (Zwei-plus-Vier-Vertrag), tra le due Germanie e le quattro potenze alleate (USA, URSS, Regno Unito, Francia). Con questo trattato le quattro potenze rinunciarono definitivamente a tutti i diritti di occupazione e controllo risalenti al 1945. La piena sovranità del paese riunificato fu effettivamente esercitata già dal 3 ottobre 1990 (giorno ufficiale della riunificazione), anche se il trattato entrò formalmente in vigore il 15 marzo 1991.

Siamo nel 1991. L’Unione Sovietica è crollata. Negli Usa nasce l’illusione neocon che gli Stati Uniti siano l’unica potenza egemone capace di instaurare un nuovo ordine mondiale. Nel 1992, a febbraio, nasce l’Unione Europea di Maastricht che è, di fatto, il IV Reich tedesco in versione economica, con la Germania general contractor per gli Stati aderenti all’Unione.

La domanda inevitabile è: “Quanto stalinismo e quanto nazismo alberga nel Deep State del Vecchio Continente?”.  

 

[i] Eric Lichtblau, “I nazisti della porta accanto” (Bollati Boringhieri)

[ii] Eric Lichtblau, “I nazisti della porta accanto” (Bollati Boringhieri)

[iii] Eric Lichtblau, “I nazisti della porta accanto” (Bollati Boringhieri)

[iv] Eric Lichtblau, “I nazisti della porta accanto” (Bollati Boringhieri)

[v] Eric Lichtblau, “I nazisti della porta accanto” (Bollati Boringhieri)

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