La notizia di cronaca è che la Digos di Genova (in raccordo con la Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione), il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Genova e il Nucleo Speciale della Polizia Valutaria della Guardia di Finanza hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari, emessa dal Giudice per le Indagini preliminari presso il Tribunale di Genova, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Genova.
Gli indagati sono accusati, nella attuale fase delle indagini preliminari, di fare parte e di avere finanziato Hamas.
Per quanto riguarda i particolari della cronaca si veda l’articolo pubblicato in questo stesso numero del giornale.
La notizia vera è che è finita la grande bugia, alimentata da vari personaggi e dai media mainstream, che hanno sostenuto le violenze di piazza dei pro-Pal e le vacanze propagandistiche della flotilla.
Grande bugia che è servita a nascondere una realtà che non è solo di connivenza, ma che ha coperto storie antiche sotto una coltre di depistaggi continui da quella che è una verità storica.
Verità storica che sempre più diventa impossibile da coprire ulteriormente, con tutti i rischi che comporta.
Un anno fa gli Stati Uniti avevano imposto nuove sanzioni su Hamas nel primo anniversario del massacro compiuto il 7 ottobre dello scorso anno contro Israele. Lo aveva annunciato il Dipartimento del Tesoro Usa in una nota sul proprio sito Web. In particolare erano stati designati "tre individui e un ente di beneficenza fittizio che sono importanti sostenitori finanziari internazionali di Hamas, nonché un istituto finanziario controllato da Hamas a Gaza".
C’è voluto un anno per giungere alle stesse conclusioni. Meglio tardi che mai.
Secondo l’ipotesi accusatoria, “Hannoun Mohammad e alcuni suoi stretti collaboratori hanno costituito in Italia una cellula di Hamas e da molti anni operano, per mezzo della A.B.S.P.P., nella raccolta di fondi destinati in tutto o in parte a detta organizzazione terroristica”.
Inoltre, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, “ la costituzione di una cellula estera del movimento, sulla base degli elementi indiziari emersi nel corso delle indagini, non può ritenersi il risultato di una iniziativa personale di coloro che hanno dato vita all’associazione solidaristica italiana nei primi anni ‘90, ma, piuttosto, la realizzazione di un progetto strategico dell’organizzazione madre Hamas, che si è dotata di una struttura complessa, e dunque anche di cellule operanti all’estero, in grado di contribuire agli scopi propri del movimento”.
La rete di Hamas in Europa è un tema emerso con forza con numerose indagini e operazioni di intelligence che hanno rivelato sia una componente finanziaria (raccolta fondi mascherata da aiuti umanitari) sia una più preoccupante componente operativa-militare (depositi di armi, cellule terroristiche pronte ad agire).
Hamas ha costruito negli anni una rete di organizzazioni apparentemente umanitarie e associative che operano in diversi paesi europei (Regno Unito, Germania, Italia, Belgio, Paesi Bassi, ecc.), spesso legate a nomi ricorrenti come Mohammad Hannoun, Amin Abou Rashed, Majed Al-Zeer e altri individui indicati come operativi del "comparto estero" di Hamas.
Queste strutture raccolgono fondi presentandoli come aiuti alla popolazione palestinese, ma – secondo indagini israeliane, americane ed europee – gran parte del denaro finisce direttamente o indirettamente a Hamas o alle sue articolazioni militari.
ELNET (European Leadership Network) del 2024 ha identificato circa 30 organizzazioni e individui affiliati a Hamas in 5 paesi europei. Organizzazioni come ECESG, CEPR, ENES, PIEC/EPC, EUPAC, EPINA sono state indicate come "fronti civili" controllati da leader designati come operativi Hamas.
Arresti e sequestri di armi sono stati effettuati in Austria (Vienna), Germania, Danimarca e altri paesi, in depositi con fucili AK-47, pistole, esplosivi e munizioni nascosti dal 2019 in vista di attacchi "a comando" contro obiettivi israeliani ed ebraici.
Si è evidenziata inoltre la collaborazione con reti criminali (gang danesi, turco-libanesi, ecc.) per traffico d'armi e logistica. Alcune indagini puntano anche a possibili collegamenti con la Turchia come base operativa.
L’indagine italiana, che ha messo a nudo la grande bugia dei pro-Pal, dei flotillani e dei loro sostenitori di varia appartenenza politica, ha scoperchiato il vaso di Pandora della presenza dei palestinesi in Italia e in Europa. Dal vaso di Pandora uscirà di tutto e di più, a cominciare dal Lodo Moro e dalla sua probabile fine, con la conseguenza che l’Italia esce dalla protezione dagli attentati terroristici.
Il "lodo Moro", come è noto da anni, è uno dei capitoli più controversi e discussi della storia italiana degli anni '70 e '80, legato alla lotta al terrorismo internazionale e alla ragion di Stato. Si tratta di un accordo informale e segreto (non scritto, ma verbale) tra lo Stato italiano e alcune organizzazioni palestinesi, in particolare il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) di George Habash (parte dell'OLP di Yasser Arafat), stipulato all'inizio degli anni Settanta.
Secondo l’accordo, l'Italia permetteva ai palestinesi di utilizzare il proprio territorio come base logistica per il transito di armi, esplosivi e militanti diretti verso altre operazioni in Europa (una sorta di "corridoio sicuro").
In cambio, le organizzazioni palestinesi si impegnavano a non compiere attentati sul suolo italiano e contro interessi italiani all'estero.
Aldo Moro, allora ministro degli Esteri, è considerato il principale ispiratore e promotore di questa linea politica (da qui il nome "lodo Moro"), ma non fu un'invenzione solo sua: coinvolse vari governi, servizi segreti (SID/SISMI), esponenti DC e PSI (Andreotti, Craxi, Cossiga, ecc.), e persino la Presidenza della Repubblica. Molti storici oggi preferiscono pertanto parlare di "lodo Italia".
Esistono documenti declassificati, testimonianze di protagonisti (tra cui Bassam Abu Sharif, portavoce FPLP) e ricostruzioni storiche (soprattutto il libro di Valentine Lomellini del 2022, considerato il più rigoroso e documentato sull'argomento) che confermano l'esistenza di un modus vivendi di questo tipo, anche se non fu mai un trattato formale.

L’accordo escluse le fazioni più radicali come quella di Abu Nidal, ma non impedì del tutto attentati: strage alla sinagoga di Roma (1982), dirottamento Achille Lauro (1985), seconda strage di Fiumicino (1985).
Potrebbero riaprirsi dossier come quelli della Strage di Bologna o di Ustica.

Dobbiamo mettere in conto che da oggi in poi il suolo italiano non sia più protetto dal Lodo Moro e che possa diventare oggetto di attentati?
Il vaso di Pandora, poi, ci porta al nodo vero di tutta la situazione palestinese, ossia ai Fratelli Musulmani.
Hamas e i Fratelli Musulmani (al-Ikhwān al-Muslimūn) hanno un legame storico molto profondo, che nel tempo si è evoluto e in parte affievolito, pur restando significativo a livello ideologico e organizzativo.
Hamas (acronimo di Ḥarakat al-Muqāwama al-Islāmiyya – Movimento di Resistenza Islamica) nasce ufficialmente nel dicembre 1987 durante la Prima Intifada, come braccio politico-militare dei Fratelli Musulmani palestinesi nella Striscia di Gaza.
Lo statuto originale di Hamas del 1988 recitava esplicitamente all’articolo 2: «Il Movimento di Resistenza Islamico è una delle branche dei Fratelli Musulmani in Palestina».
I fondatori (tra cui lo sceicco Ahmed Yassin) provenivano tutti dalla lunga esperienza organizzativa dei Fratelli Musulmani a Gaza, che dagli anni ’70 avevano costruito una potentissima rete di associazioni caritative, moschee, scuole, università islamiche e opere sociali (modello classico ikhwanista della da‘wa).
In sostanza, Hamas è nato come la versione “militarizzata” e “nazionalista-palestinese” dei Fratelli Musulmani gazawi, in un momento in cui l’approccio gradualista e solo sociale dei Fratelli non era più ritenuto sufficiente di fronte all’occupazione israeliana.
Quando si affronta la questione, assai complessa, dei Fratelli Musulmani, è necessario fare mente locale ai loro legami con il nazismo.
Secondo alcuni storici, Hassan al-Banna, fondatore dell'organizzazione, avrebbe ammirato Adolf Hitler, traducendo Mein Kampf in arabo con il titolo “La mia Jihad” e adattando elementi della propaganda nazista, come il giornale antisemita Der Stürmer, per diffondere odio verso gli ebrei nel mondo arabo. L'organizzazione avrebbe incorporato ideali nazisti, come l'eliminazione di oppositori liberali per unificare la società araba e piani per eradicare gli ebrei dal Medio Oriente e al-Banna avrebbe inviato delegazioni ai raduni di Norimberga e distribuito testi come I Protocolli dei Savi di Sion e Mein Kampf.
Il Gran Mufti di Gerusalemme, al-Husseini, leader della branca palestinese dei Fratelli Musulmani, collaborò attivamente con i nazisti dal 1941 al 1945, incontrò Hitler, reclutò musulmani per divisioni SS (come la 13ª Divisione Handschar, composta principalmente da bosniaci), partecipò alla propaganda antisemita e fu coinvolto nel genocidio ebraico, secondo testimonianze al processo di Norimberga (ad esempio, da Dieter Wisliceny).
Al-Husseini fu finanziato con beni confiscati agli ebrei e, dopo la guerra, fu accolto dai Fratelli Musulmani, influenzando figure come Yasser Arafat e Sayyid Qutb. In Egitto e Palestina, i Fratelli Musulmani organizzarono manifestazioni di massa con slogan come "Abbasso gli ebrei", "Ebrei fuori dall'Egitto e dalla Palestina" e commisero violenze contro comunità ebraiche. Sostennero gli appartenenti all’Asse fino alla fine della guerra, con un'associazione che continuò fino al processo di Norimberga.
L'ideologia dei Fratelli Musulmani avrebbe influenzato gruppi moderni come Hamas (considerato il suo braccio armato in Palestina), al-Qaeda e ISIS, che incorporano elementi nazisti misti a principi islamici.
L'antisemitismo dei Fratelli Musulmani è descritto come simile a quello nazista, con un odio intenso verso gli ebrei visto come nemico ontologico e metafisico. Sayyid Qutb, ideologo chiave, sviluppò teorie che "islamizzarono" l'antisemitismo europeo, accusando gli ebrei di controllare gli USA e il mondo.
Hamas, nato nel 1987 dai Fratelli Musulmani, incorpora questi elementi nella sua Carta del 1988, invocando la distruzione di Israele e citando racconti che incitano alla guerra eterna contro gli ebrei.
Dopo la guerra, ex nazisti come Gerhard von Mende organizzarono musulmani sovietici in reti di intelligence, che la CIA usò contro il comunismo.
Gerhard von Mende era uno specialista delle minoranze asiatiche e musulmane dell'Unione Sovietica (turchi, tatari, ceceni, kazaki, uzbeki, georgiani, azeri ecc.). Durante la Seconda guerra mondiale ricoprì un ruolo importante come capo della sezione Caucaso nel Reichsministerium für die besetzten Ostgebiete (RMfdbO o Ostministerium), il ministero per i territori orientali occupati diretto da Alfred Rosenberg e fu uno dei principali ideatori e organizzatori della mobilitazione delle cosiddette "quinte colonne" antisovietiche: reclutò fino a un milione di ex prigionieri di guerra e disertori sovietici non-russi per farli combattere nella Wehrmacht e nelle unità ausiliarie contro l’URSS.
Dopo la guerra riuscì a evitare la denazificazione più dura e a trasformare la sua rete di contatti in uno strumento utile per la Guerra Fredda, proteggendo e organizzando molti ex collaborazionisti musulmani e caucasici portandoli in Germania Ovest per sottrarli alla vendetta sovietica.
Gerhard von Mende lavorò inizialmente per i servizi britannici, poi per il governo federale tedesco (in particolare per il Bundesministerium für gesamtdeutsche Fragen), fondò e diresse a Düsseldorf il Forschungsdienst Osteuropa (Servizio di ricerca sull’Europa orientale), finanziato dal governo federale e considerato una sorta di continuazione “occidentale” del vecchio Ostministerium.
Gerhard von Mende diventò un importante asset per la CIA e il BND (servizi segreti occidentali) nella lotta anticomunista, mantenendo contatti con numerose organizzazioni di emigrati antisovietici
I Fratelli Musulmani, tramite figure come Said Ramadan (genero di al-Banna), furono reclutati dagli USA per propaganda anti-sovietica, portando alla fondazione del Centro Islamico di Monaco nel 1960, base occidentale dell'organizzazione.
Negli anni 1958-1960, la CIA (tramite organizzazioni di facciata come l'Amcomlib (American Committee for Liberation from Bolshevism, legata a Radio Liberty) sostenne attivamente la costruzione di una moschea a Monaco per consolidare questa comunità anti-sovietica e usarla come base di propaganda.
Durante la Guerra Fredda, gli USA videro nei gruppi islamisti un potenziale alleato contro il comunismo e i regimi nazionalisti arabi (come quello di Nasser in Egitto).
Negli anni '80, durante la guerra in Afghanistan, i canali dei Fratelli Musulmani furono usati indirettamente per reclutare mujahidin (insieme a servizi pakistani e sauditi), ma il grosso del supporto andò a figure più wahhabite e salafite. Durante la Primavera Araba (2011), alcuni osservatori accusano USA, Qatar eTurchia di aver favorito i Fratelli in Egitto (Morsi), Tunisia e Siria, per sostituire i regimi laici con regimi islamisti "moderati". Un rapporto CIA del 1986 (declassificato) analizzava già il rischio di una futura presa del potere dei Fratelli in Egitto.
Oggi i Fratelli sono accusati da molti paesi arabi (Egitto, Arabia Saudita, Emirati, ecc.) di essere un'organizzazione terroristica. In Occidente, invece, non sono mai stati designati come tali (anche perché la CIA ha più volte avvertito che farlo potrebbe "alimentare l'estremismo").
Comunque sia, una cosa è sicura. Se si vuole voltare pagina, è necessario fare chiarezza sulle reti presenti in Europa, sulle coperture, sui rapporti con il Deep State del quale scrivo in un articolo in questo stesso numero del giornale dal titolo: LE RADICI STALINISTE E NAZISTE DEL DEEP STATE EUROPEO (1).







