Tra USA e Unione Europea è ormai una guerra emersa in tutta la sua valenza ed è una guerra di valori.
Per capire quanto sta accadendo e quali siano le conseguenze è necessario prendere atto che Donald Trump è solo il porta bandiera di un mondo, quello di Maga, che si è ribellato e si ribella a tutto quello che si è visto essere gli Stati Uniti negli ultimi decenni e che vive una sorta di nuova guerra di indipendenza.
Gli Stati Uniti che criticano in modo netto e inequivocabile l’Unione Europea e gli inglesi di essersi trasformati in un mondo totalitario, se non dittatoriale, che negano democrazia e libertà, sono gli stessi che si richiamano ai fondamenti della nascita dell’America, la quale si è emancipata dalla sua condizione di colonia inglese.
È utile ricordare la prima parte della Dichiarazione di Indipendenza nella quale si legge: “Quando nel corso di eventi umani, sorge la necessità che un popolo sciolga i legami politici che lo hanno stretto a un altro popolo e assuma tra le potenze della terra lo stato di potenza separata e uguale a cui le Leggi della Natura e del Dio della Natura gli danno diritto, un conveniente riguardo alle opinioni dell'umanità richiede che quel popolo dichiari le ragioni per cui è costretto alla secessione. Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità. Certamente, prudenza vorrà che i governi di antica data non siano cambiati per ragioni futili e peregrine; e in conseguenza l'esperienza di sempre ha dimostrato che gli uomini sono disposti a sopportare gli effetti d'un malgoverno finché siano sopportabili, piuttosto che farsi giustizia abolendo le forme cui sono abituati. Ma quando una lunga serie di abusi e di malversazioni, volti invariabilmente a perseguire lo stesso obiettivo, rivela il disegno di ridurre gli uomini all'assolutismo, allora è loro diritto, è loro dovere rovesciare un siffatto governo e provvedere nuove garanzie alla loro sicurezza per l'avvenire. Tale è stata la paziente sopportazione delle Colonie e tale è ora la necessità che le costringe a mutare quello che è stato finora il loro ordinamento di governo”.
Va inscritto in questa dichiarazione la decisione di Washington di imporre restrizioni d’ingresso negli Stati Uniti a Thierry Breton, ex commissario europeo per il mercato interno e i servizi, e ad altri quattro europei. Decisione che ha acceso un duro scontro politico sul Digital Services Act (Dsa) e sul confine tra regole e censura.
Per gli Stati Uniti, il Segretario di Stato Marco Rubio ha rivendicato l’azione contro cinque persone accusate di aver «costretto» piattaforme americane a censurare o «demonetizzare» opinioni statunitensi, definendole «attivisti radicali» e promettendo una linea dura contro quella che chiama censura extraterritoriale.
Va notato che Marco Rubio è il meno trumpiano dello staff del presidente e il più legato al vecchio Gop, la qual cosa significa che la presa di posizione nei confronti del Vecchio Continente viene dalle profondità di Maga e del Partito Repubblicano.
Sempre da Washington, la Sottosegretaria di Stato degli Stati Uniti per la diplomazia pubblica Sarah Rogers ha difeso il provvedimento su X, sostenendo che i divieti di ingresso colpiscono un «ecosistema» di Ong inclini alla censura.
Il tema, come si vede, è la censura, che conculca la libertà di espressione.
Nel contrasto tra USA e Vecchio Continente c’è sicuramente il Digital Services Act (Dsa), ma questo è solo un tassello di un quadro più ampio.
Lo scontro è tra una logica anticolonialista e una logica colonialista che è incarnata dai neocon e dalle vecchie monarchie europee, con in testa la corona inglese.
Thierry Breton,va ricordato, ex Commissario Ue, ha lanciato una minaccia esplicita alla Germania. Breton aveva collegato la questione della disinformazione su X alla controversa elezione annullata in Romania. Il candidato - ostile alla Nato - Georgescu aveva vinto il primo turni. Ma poi la Corte Costituzionale romena aveva deciso che il vincitore fosse stato favorito da sospette "ingerenze russe" su TikTok. Senza però poterlo provare. "Applichiamo le nostre leggi in Europa quando c’è il rischio che vengano aggirate. Lo abbiamo fatto in Romania, e – aveva anticipato Breton – se necessario lo dovremo fare anche in Germania".
Le affermazioni di Breton avevano suscitato un duro discorso a Monaco di J.D.Vance.
“Mi ha colpito il fatto – ha detto Vance - che un ex commissario europeo sia andato recentemente in televisione e si sia rallegrato del fatto che il governo rumeno abbia appena annullato un’intera elezione. Ha avvertito che se le cose non dovessero andare come previsto, la stessa cosa potrebbe accadere anche in Germania. Queste affermazioni così disinvolte sono scioccanti per le orecchie degli americani. Per anni ci è stato detto che tutto ciò che finanziamo e sosteniamo è in nome dei nostri valori democratici condivisi. Tutto, dalla nostra politica sull’Ucraina alla censura digitale, è costruito come una difesa della democrazia. Ma quando vediamo tribunali europei che annullano elezioni e alti funzionari che minacciano di annullarne altre, dovremmo chiederci se ci stiamo attenendo a uno standard adeguatamente elevato. E dico noi stessi perché credo fondamentalmente che siamo nella stessa squadra. Dobbiamo fare di più che parlare di valori democratici, dobbiamo viverli”.
Il no al visto a Breton viene da lontano. È il simbolo di una distanza abissale tra una democrazia americana e un totalitarismo dell’Unione Europea travestito da progressismo.
A mettere benzina sul fuoco sono arrivate le staliniste sanzioni comminate dall’Unione Europea all’ex colonnello svizzero Jaques Baud. Sanzioni degna di uno Stato di polizia sovietico.
A Jacques Baud sono state imposte sanzioni durissime e profondamente lesive dei diritti fondamentali, tra cui il blocco dei conti bancari, la limitazione della libertà di movimento e l’impossibilità di effettuare transazioni finanziarie.
Destinatari del provvedimento insieme a Breton sono Anna-Lena von Hodenberg e Josephine Ballon dell'organizzazione non profit tedesca HateAid, Clare Melford, cofondatrice dell'organizzazione britannica Global Disinformation Index, e Imran Ahmed, amministratore delegato britannico del Center for Countering Digital Hate, con sede negli Stati Uniti. Tutte organizzazioni attive nella lotta alla disinformazione e alla diffusione di contenuti d'odio online.
Tali misure sono state adottate esclusivamente sulla base delle loro prese di posizione politiche e delle loro dichiarazioni pubbliche, senza alcun procedimento giudiziario, senza il riconoscimento del diritto di essere ascoltati e senza che sia stata minimamente dimostrata alcuna azione penalmente rilevante.
Si tratta di una violazione gravissima dello Stato di diritto.
È del tutto inaccettabile che opinioni politiche vengano represse con misure punitive di questa portata solo perché risultano scomode alla narrazione euro-atlantica.
Queste sanzioni costituiscono inoltre un precedente pericolosissimo, in quanto potrebbero colpire qualsiasi cittadino che si trovasse a esprimere posizioni non in linea con il pensiero ritenuto politicamente corretto dall’Unione Europea.
A mettere polvere pirica sul contrato è arrivata a Natale la esternazione di Volodymyr Zelenski.
"Celebriamo il Natale in un momento difficile – ha detto Zelensky - Purtroppo, non tutti siamo a casa stasera. Purtroppo, non tutti hanno ancora una casa. E purtroppo, non tutti sono con noi stasera. Ma nonostante tutte le sofferenze portate dalla Russia, non è in grado di occupare o bombardare ciò che più conta. Questo è il nostro cuore ucraino, la nostra fiducia reciproca e la nostra unità".
"Oggi – ha aggiunto improvvidamente per la pace Zelensky - condividiamo tutti un sogno. Ed esprimiamo un desiderio, per tutti noi. 'Che muoia', ognuno di noi potrebbe pensare tra sé e sé. Ma quando ci rivolgiamo a Dio, ovviamente, chiediamo qualcosa di più grande. Chiediamo la pace per l'Ucraina. Lottiamo per essa. E preghiamo per essa. E la meritiamo".
La speranza che muoia è, come hanno subito interpretato tutti i media, rivolta a Vladimir Putin.
È chiaro che Zelensky non è folle, ma è sicuramente un provocatore che vuole bloccare ogni possibilità di conclusione della guerra. Da sempre al servizio degli inglesi e dei falchi dell’Unione Europea, con la sua esternazione ha chiuso alla possibilità di un incontro con Putin.
Difficile pensare che Putin, al quale è stata augurata a Natale la morte, possa sedersi con Zelensky a qualsiasi tavolo per discutere di pace.
Non a caso è subito arrivata la risposta dei russi. La Russia ha replicato alla esternazione di Zelensky, condannando il suo discorso di Natale definito “pieno d'odio e inadeguato".
Il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, citato dalla Tass, ha definito le affermazioni di Zelensky "incivili e cariche di odio", facendolo apparire come una "persona inadeguata". E ha poi aggiunto che "viene spontaneo chiedersi se sia in grado di prendere decisioni responsabili in direzione di una soluzione politico-diplomatica".
Il problema è che le esternazioni di Zelensky sono la negazione degli sforzi di Trump per cercare di chiudere la vicenda ucraina che, al contrario, i falchi europei e gli inglesi vogliono tenera aperta.
Ancora una volta Zelensky, che finge di stare con gli Usa, gioca contro Trump.
Ne consegue che gli Usa acuiranno il confronto scontro con inglesi ed europei, mettendo in campo tutte le carte che possono giocare e sono molte. Per l’Europa si annuncia un 2026 assai difficile.
Nell’omelia della restaurata messa del giorno di Natale, Papa Leone XIV ha affermato: “Fragili sono le menti e le vite dei giovani costretti alle armi, che proprio al fronte avvertono l’insensatezza di ciò che è loro richiesto e la menzogna di cui sono intrisi i roboanti discorsi di chi li manda a morire”.
Parole che mettono a nudo la frenesia dei guerrafondai.
Leone XIV ha anche detto: “Il “verbo” è una parola che agisce. Questa è una caratteristica della Parola di Dio: non è mai senza effetto. A ben vedere, anche molte delle nostre parole producono effetti, a volte indesiderati. Sì, le parole agiscono”.
Le parole agiscono e quando tu dici: “Che muoia, ognuno potrebbe pensare tra sé e sé”, in quanto metti in campo un’azione, che è un’azione di contrasto alla pace ed è un’insensatezza propagandistica.
Chiunque abbia letto qualche riga di analisti esperti di Russia, ha bene in mente che Putin non è l’orco cattivo onnipotente che vuole il male dell’Ucraina, ma il punto di equilibrio di varie tendenze e che dovesse domani mattina sparire lui dalla scena politica, non è detto che arrivi qualcuno che mantenga quell’equilibrio.
Si spera, forse, ancora, che con la morte di Putin esploda il sistema russo? Follia neocon, della quale Zelensky, comunque sia, è prigioniero.
Se così stanno le cose, la guerra tra Usa e Ue è destinate ad arrivare alle estreme conseguenze.







