
José Antonio Kast, avvocato cattolico di 59 anni, con oltre il 58% dei voti ha riportato il Cile nell’orbita di destra, allineandolo all’Argentina di Javier Milei e facendone un alleato naturale dell’amministrazione di Donald Trump, che in America Latina persegue una riedizione della dottrina Monroe in contrasto alla Cina.
Un leader quello Usa, a cui spesso il fondatore del partito Repubblicano cileno è stato anche accomunato.
La vittoria è stata celebrata anche dalla premier Giorgia Meloni, che a Kast ha espresso il suo interesse a “cooperare” con “relazioni ancora più forti”, una delle economie più sviluppate dell’America Latina, particolarmente ricca di rame e di litio.
“I primi ringraziamenti vanno alla mia famiglia”, ha dichiarato Kast nei suoi commenti a caldo. “Voglio ringraziare anche Dio”, ha aggiunto, dopo aver evidenziato il sostegno ricevuto dalla moglie, l’avvocato María Pía Adriasola, e ricordato i nove figli, e i numerosi nipoti.
“Nulla sarebbe possibile senza Dio”, ha insistito l’esponente conservatore che, con oltre 7,2 milioni di voti, si è aggiudicato il record storico dei suffragi in Cile, ben oltre quello del progressista uscente, Gabriel Boric.
“La mia non è una vittoria personale, né di un qualche partito. Qui ha vinto il Cile, e la speranza di vivere senza paura”, ha commentato Kast, che proprio sul tasto della “paura” e della “percezione di insicurezza”, ha giocato il grosso della sua campagna elettorale.
Il neo presidente eletto entrerà in carica l’11 marzo.
D’altra parte la sconfitta della candidata unitaria del Frente Amplio progressista, la comunista Jeannette Jara, ha aperto un dibattito interno alla sinistra, mentre la candidatura di Michelle Bachelet per l’Onu appare in bilico.
Kast potrà contare su una buona governabilità: le elezioni legislative del 16 novembre hanno infatti rafforzato i partiti della coalizione conservatrice, consolidando la maggioranza sia alla Camera che al Senato.





