
La coincidenza della Pasqua cattolica, con quella ortodossa e con quella ebraica, ripropone il tema della “sostituzione”, ridiventato attualissimo durante il papato di Francesco, che ha introdotto elementi di sincretismo i quali, ovviamente, si prestano, gesuiticamente, alle più variate sostituzioni da parte dei più variati soggetti.
Con l’onestà intellettuale che lo contraddistingue, Benedetto XVI, nella sua lectio magistralis tenuta dell’Aula Magna dell’Università di Regensburg il 12 settembre 2006, ha chiarito come la tradizione cristiana non abbia sostituito e, meglio, non si sia sostituita, a quella giudaica.
Benedetto XVI, dopo aver detto che “la fede biblica, durante l’epoca ellenistica, andava interiormente incontro alla parte migliore del pensiero greco, fino ad un contatto vicendevole che si è poi realizzato specialmente nella tarda letteratura sapienziale”, ha fatto un’affermazione fondamentale: “Oggi – ha detto Benedetto XVI – noi sappiamo che la traduzione greca dell’Antico Testamento, realizzata in Alessandria – la “Settanta” –, è più di una semplice (da valutare forse in modo addirittura poco positivo) traduzione del testo ebraico: è infatti una testimonianza testuale a se stante e uno specifico importante passo della storia della Rivelazione, nel quale si è realizzato questo incontro in un modo che per la nascita del cristianesimo e la sua divulgazione ha avuto un significato decisivo. Nel profondo, vi si tratta dell’incontro tra fede e ragione, tra autentico illuminismo e religione. Partendo veramente dall’intima natura della fede cristiana e, al contempo, dalla natura del pensiero greco fuso ormai con la fede, Manuele II poteva dire: Non agire “con il logos” è contrario alla natura di Dio”.
Affermazione che è di profondo rispetto dell’autonomia della religione giudaica, che non può e non deve essere semplicemente inglobata in quella cristiana, in quanto la religione cristiana è figlia dell’incontro della tradizione ebraica con il pensiero greco, cosicché il dio dei cristiani agisce con logos e il logos è Dio.
“Dio – ha detto Benedetto XVI a Regensburg – agisce „σὺν λόγω”, con logos. Logos significa insieme ragione e parola – una ragione che è creatrice e capace di comunicarsi ma, appunto, come ragione. Giovanni con ciò ci ha donato la parola conclusiva sul concetto biblico di Dio, la parola in cui tutte le vie spesso faticose e tortuose della fede biblica raggiungono la loro meta, trovano la loro sintesi. In principio era il logos, e il logos è Dio, ci dice l’evangelista”.
Religione biblica giudaica e religione cristiana sono due religioni diverse, che vanno riconosciute come tali.
Nessuna sostituzione, pertanto, ma onesto riconoscimento della diversità.
Ciò detto, Benedetto XVI fa un’affermazione assai impegnativa che riguarda l’Europa.
“Il qui accennato vicendevole avvicinamento interiore che si è avuto tra la fede biblica e l’interrogarsi sul piano filosofico del pensiero greco – ha detto Benedetto XVI -, è un dato di importanza decisiva non solo dal punto di vista della storia delle religioni, ma anche da quello della storia universale – un dato che ci obbliga anche oggi. Considerato questo incontro, non è sorprendente che il cristianesimo, nonostante la sua origine e qualche suo sviluppo importante nell’Oriente, abbia infine trovato la sua impronta storicamente decisiva in Europa. Possiamo esprimerlo anche inversamente: questo incontro, al quale si aggiunge successivamente ancora il patrimonio di Roma, ha creato l’Europa e rimane il fondamento di ciò che, con ragione, si può chiamare Europa”.
In queste considerazioni c’è tutto il significato del rapporto storico tra giudaismo e cristianesimo che non può essere riassunto nel cattolicesimo, in quanto è cristianesimo anche l’ortodossia ed è il richiamo alle radici, senza le quali, si perde la propria identità.
La celebrazione delle tre pasque (cattolica, ortodossa e giudaica) ha, alla luce di quanto sin qui detto, un significato attualissimo, in quanto ci ricorda radici tradizionali che sono state al fondamento non solo della vecchia Europa, ma della civiltà Occidentale.
Non sono le uniche radici, ma negarle è opera assurda, così come è assurdo ogni tentativo di manipolare ogni tradizione a fini puramente politici e di potere.
In un video della vigilia di Pasqua, Roberto Mazzoni, afferma che il confronto mondiale in atto non è solo economico e politico, ma anche culturale e che “i cinesi vogliono imporre a tutti i cristiani presenti sul loro territorio e a tutti i cristiani che dipendono da loro l’uso di nove comandamenti invece che di dieci. Si tratta di un progetto ufficiale del governo cinese avviato nel 2018, ma che ora è diventato un tema centrale e importante. Quindi, il loro importante legame con Francia, Germania e Gran Bretagna in questa direzione vorrebbe dire che queste tre nazioni dovrebbero aderire a questa impostazione fondamentale, eliminando il primo comandamento, ovviamente. Ci troviamo quindi di fronte a una vera e propria guerra culturale, non a una guerra economica, e credo che sia importante capire in che direzione si vuole andare”.
Il sapere dove si vuole andare riguarda anzitutto, ovviamente, la Chiesa cattolica apostolica romana, in quanto ha stipulato accordi con la Cina e in quanto, attraverso i suoi mezzi di comunicazione, cerca di significare che le teorie confuciane sono una religione e che sono compatibili con il cristianesimo.
In un articolo dell’aprile 2025 Avvenire, giornale portavoce della Conferenza episcopale italiana, è riportata un’intervista a Joshua R. Brown, giovane docente di teologia alla Mount St. Mary’s University, il quale afferma: “Penso che se san Tommaso avesse conosciuto i classici cinesi avrebbe apprezzato il confucianesimo, come scrivo nel mio ultimo libro, e più del taoismo. Ma in altri scritti ho cercato di mettere positivamente a confronto il Tao Te Ching con il pensiero di von Balthasar, dello pseudo Dionigi Areopagita o con la tradizione apofatica della teologia greca. Per cui anche la tradizione taoista può scoprirsi in certi momenti compagna di quella cattolica. Ma è un fatto che da Matteo Ricci fino al cattolicesimo cinese moderno il confucianesimo è ritenuto un terreno più fecondo per la semina del Vangelo”.
Dopo aver ricordato i periodi di eliminazione del confucianesimo, con Mao e la Rivoluzione culturale, Joshua R. Brown afferma: “Alla fine degli anni ‘90 e all’inizio degli anni 2000 il partito comunista ha iniziato a promuovere nel mondo proprio gli Istituti Confucio. Oggi, sotto Xi, assistiamo a una rinascita confuciana in senso formale, anche se non so quanto reale. Sicuramente il regime vuole investire in questa direzione”.
La Cina, dunque, recupera Confucio e Avvenire ci propone un teologo che ci dice che “il confucianesimo ha al cuore una forma di teismo. Certamente non una nozione di Dio precisa come quella cristiana. Durante la dinastia Zhou, sotto la quale visse Confucio, il cielo o Tian era come una divinità suprema. Ci sono altri termini come Shangdi, che significa l’imperatore in alto, che vengono usati in riferimento a Dio, ma per Confucio Tian è il termine chiave. Nei testi confuciani classici Tian è visto come forza che governa il mondo, sovrintende all’ascesa e alla caduta degli imperi, indica ciò che è morale e ci dà la capacità di essere morali. Tian può essere quindi la legge morale, ma a volte è più forte ed è come una figura divina, anche se non proprio un Dio personale, assomiglia più al motore immobile di Aristotele. C’è un dibattito su questo tema, ma ciò che mi piace ricordare è il numero di studiosi confuciani che si sono convertiti al cattolicesimo, da quando inizia una tradizione di cattolicesimo cinese, e in seguito, fra i cinesi cresciuti come cattolici, la costante consapevolezza delle analogie tra Tian e la nostra idea di Dio”.
Difficile, anzi quasi impossibile, accostare Tian, divinità suprema celeste della religione cinese classica, il cui nome significa propriamente «cielo», al Logos cristiano. Tian è la fonte della vita ed è ciò che la sostiene, che ha creato e ordinato il mondo generandolo dal caos. Tian è un flusso costante di forze (opposte) di Yin e Yang.
Nel pensiero di Confucio, “Tian” (天, letteralmente “cielo”) non è un Dio personale nel senso occidentale, ma un concetto più vasto e astratto che rappresenta l’ordine naturale dell’universo, il cosmo, la fonte della vita e il principio che governa il mondo. È una forza immanente e impersonale, simile al “Tao” del Taoismo.
Confucio non vedeva “Tian” come un Dio che si manifesta in modo diretto o che interviene nelle vicende umane. Piuttosto, “Tian” era la fonte di un ordine intrinseco al mondo, un equilibrio naturale che gli esseri umani dovevano rispettare e comprendere. “Tian” rappresentava il sistema universale di leggi e principi che governano il mondo, inclusi i principi morali e le relazioni sociali. Gli esseri umani dovevano cercare di armonizzarsi con “Tian” attraverso la coltivazione di virtù, il rispetto delle tradizioni e il mantenimento dell’equilibrio sociale.
Avvenire, ad aprile 2022 scriveva di Paolo Xu Guangqi, discepolo di Matteo Ricci, chiamato dai cinesi il “dottor Paulus”.
Del dottor Paulus narra Elisa Giunipero, che insegna Storia del cristianesimo in Università Cattolica del Sacro Cuore, la quale ha dedicato un volume da lei curato, Un cristiano alla corte dei Ming (Guerini, 2013) che raccoglie vari saggi sull’opera e sulla biografia di questa importante figura.
Giunipero, ci avverte Avvenire, ha pubblicato Xu Guangqi e gli studi celesti (Guerini, 2020” che raccoglie la traduzione in italiano di una serie di scritti di questo letterato o di autori cristiani a lui vicini.
«Il filo conduttore di questa raccolta – scrive Avvenire – ruota intorno al concetto di Tian xue “studi celesti”, il cui oggetto di studio è appunto il Cielo, inteso nel suo senso più ampio. Tian, Cielo, secondo la versione elaborata in Cina dai gesuiti e dai loro interlocutori cinesi, includeva infatti il Creatore e la sua creazione, l’universo»”.
Eccoci giunti alla logica gesuitica della sostituzione che, ovviamente, non è a senso unico e che apre le porte alla sostituzione altrui, cosa che sta avvenendo in Cina con l’adattamento del cristianesimo alle logiche del Partito comunista.
Siamo nel 2017 e secondo Hugo de Burgh, professore di Giornalismo e direttore del China Media Centre dell’Università di Westminster di Londra, la Cina ha dato il suo addio al marxismo-leninismo, senza annunci, con un processo lungo, ma con un’accelerazione durante la leadership di Xi Jinping.
“Gli intellettuali progressisti in Cina hanno condannato Confucio per 70 anni: dalla caduta dell’impero, nel 1911, fino al 1980”, ha spiegato de Burgh durante una conferenza organizzata dal Contemporary Asia Research Centre dell’Università degli studi di Milano.
Solo con l’inizio delle riforme, in reazione agli anni del maoismo e al dramma della Rivoluzione culturale, i dirigenti comunisti hanno gradualmente ridato spazio a elementi della cultura tradizionale.
Xi Jinping è stato il primo segretario generale del Pcc a commemorare pubblicamente, nel 2015, il compleanno di Confucio. Ha visitato in veste ufficiale il luogo di nascita del filosofo, ed è il leader comunista che inserisce il maggior numero di citazioni confuciane nei propri discorsi.
A sostituire i dogmi del marxismo-leninismo sono le sempre più frequenti teorizzazioni della “eccezionalità” cinese: l’idea, cioè, che la Cina sia diversa da qualsiasi altra realtà e che non possa e non debba seguire ideologie politiche e modelli provenienti da altri Paesi.
Da qui alcune manipolazioni dei fondamenti del cristianesimo.
Le autorità della contea di Luoning hanno ordinato alla Chiesa delle Tre Auronomia, ossia quella autorizzata dal governo, a rimuovere uno dei comandamenti dai princìpi fondamentali del giudaismo e del cristianesimo, ossia il primo, quello che nei catechismi cattolici afferma: “Non avrai altro Dio all’infuori di me”.
In una logica in base alla quale Tian è Dio, è del tutto conseguente che chi si riferisce al confuciano Tian tenda ad escludere l’affermazione che l’unico dio ammissibile sia quello cattolico.
Il comandamento in questione è quello che troviamo nella formula catechistica cattolica.
Nell’Esodo è scritto: “Io sono il Signore, tuo Dio, che ti fece uscire dalla terra d’Egitto, dalla casa degli schiavi. Non avrai altro dio all’infuori di me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti”.
In Deuteronomio è scritto: “Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese di Egitto, dalla condizione servile. Non avere altri dèi di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù in cielo, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a quelle cose e non le servirai. Perché io il Signore tuo Dio sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione per quanti mi odiano, ma usa misericordia fino a mille generazioni verso coloro che mi amano e osservano i miei comandamenti”.
Ovviamente queste sono le traduzioni di testi in ebraico che non danno il senso esatto di quanto è scritto nei testi originali. Comunque è difficile pensare che il Dio degli ebrei e quello dei cristiani possa essere accomunato al Tian o al Tao.
La manipolazione dei testi cristiani è avvenuta anche in altre occasioni, come nel caso dell’adultera. In un testo cinese per le scuole superiori si legge: “Gesù scagliò la prima pietra. Affermando: «Anch’io sono un peccatore. Ma se la legge può essere eseguita solo da uomini senza macchia, la legge sarebbe morta. Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la prima pietra contro di lei», disse Gesù a chi si accingeva a lapidare l’adultera. Poi, quando la folla rinunciò ad eseguire la condanna, Gesù scagliò la prima pietra. Affermando: «Anch’io sono un peccatore. Ma se la legge può essere eseguita solo da uomini senza macchia, la legge sarebbe morta».
Cristianesimo alla cinese. Manipolazione. Sostituzione. Del resto se Tian è il Dio dei cristiani, perché Gesù non può essere riscritto ad usum, facendone il lapidatore dell’adultera?
Il gesuitismo è una logica politica di manipolazione che ritorna, inevitabilmente, in termini di manipolazione.
Tian, Tao, così come altre definizioni di una divinità che è origine e regola dell’universo o, degli universi, può essere argomento interessante di analisi filosofica e non è da escludere che il Divino possa essere inteso come un principio assoluto impersonale, radice di tutte le cose: l’Essere come origine degli essenti.
Questo però non è il Dio della Bibbia e dei Vangeli.
Se si vuole essere rispettati è necessario rispettare. La manipolazione gesuitica è sostituzione, non relazione e si presta, inevitabilmente, alla manipolazione e alla sostituzione.
Da un punto di vista politico, il gesuitismo è svendita delle radici dell’Occidente che è ben altra cosa di una relazione che accoglie, nella differenza, la altrui concezioni del divino.





