Home Politica estera IL TEATRINO DEL RICONOSCIMENTO DELLA PALESTINA E IL TEATRO MEDIO ORIENTALE

IL TEATRINO DEL RICONOSCIMENTO DELLA PALESTINA E IL TEATRO MEDIO ORIENTALE

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C’è il teatrino tragicomico del riconoscimento dello Stato palestinese, ad uso di propaganda interna, che ha del ridicolo e c’è il teatro mediorientale, che è una cosa molto seria e drammatica.

Nel teatrino si agitano i leaderini in cerca di notorietà, mentre nel teatro israeliani e iraniani si contendono il Medio Oriente.

Partiamo dal teatrino, giusto per stare nell’avanspettacolo, prima di arrivare alle cose serie.

Norvegia, Spagna e Irlanda hanno annunciato mercoledì l’intenzione di riconoscere uno Stato della Palestina, rompendo con la posizione a lungo sostenuta dalle potenze occidentali, secondo cui uno Stato palestinese può nascere solo nell’ambito di una pace negoziata con Israele.

Stando a quanto afferma l’Autorità Palestinese, che ha poteri limitati in alcune parti della Cisgiordania occupata, 143 dei 193 Paesi membri delle Nazioni Unite riconoscono già uno Stato di Palestina. Tra questi vi sono molti Paesi mediorientali, africani e asiatici, ma non gli Stati Uniti, il Canada, la maggior parte dell’Europa occidentale, l’Australia, il Giappone e la Corea del Sud.

Cosa ha prodotto il riconoscimento in questi anni che ci separano dal 15 novembre 1988, quando durante la prima intifada palestinese, il leader palestinese Yasser Arafat proclamò unilateralmente uno Stato palestinese indipendente con Gerusalemme come capitale, con l’obiettivo dei due Stati: palestinese e israeliano? Nulla.

L’Assemblea generale dell’Onu ha votato a larga maggioranza per aggiornare lo status dei palestinesi a “Stato osservatore non membro”. Successivamente la Corte penale internazionale ha accettato la Palestina come Stato membro.

Cosa hanno prodotto questi pronunciamenti? Nulla.

Malta e la Slovenia, a marzo di quest’anno, si sono dette “pronte a riconoscere la Palestina” quando “le circostanze saranno giuste”.

Ecco il punto: quando le circostanze saranno giuste?

In Italia, di fronte ai nuovi riconoscimenti europei, il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a margine di un seminario alla Farnesina, ha affermato: “Presto incontreremo il presidente del Consiglio dell’Autorità palestinese e apriremo un percorso che però non può essere fatto di un riconoscimento della Palestina senza il riconoscimento di Israele dello Stato palestinese e viceversa. Poi bisogna capire cosa sia lo Stato palestinese perché non possiamo riconoscere uno Stato a guida di Hamas”.

Le circostanze giuste sono queste: riconoscimento dello Stato di Israele da parte dell’Autorità della Palestina e esclusione di Hamas dalla guida di uno Stato palestinese.

Il resto è cipria, con la quale si incipriano gli Stati del teatrino.

Nel Medio oriente è in atto un confronto aspro, in parte guerreggiato per procura, in parte ormai anche direttamente, tra Iran e Israele per l’egemonia del Medio Oriente, con gli Stati arabi sunniti che, timorosi di una possibile bomba atomica iraniana, desiderano l’ombrello atomico israeliano. Motivo per il quale sono vivi gli Accordi di Abramo, voluti da Trump e per il quale l’Arabia Saudita è in procinto di aprire le relazioni diplomatiche con Tel Aviv.

Come scrive Dario Fabbri su Domino (5/2024), “Hamas ha agito con doppia profondità. Per prossimità punta(va) a conquistare i fratelli della Cisgiordania, riaccendendo la questione nazionale. Per fedeltà ai pasdaran, intende(va) umiliare la deterrenza israeliana, consigliando le monarchie arabe di ripararsi sotto l’ombrello ebraico”.

“Il piano di Hamas – continua Dario Fabbri – è fallito. Nonostante la catastrofe sperimentata a Gaza, i palestinesi di Cisgiordania, principale obiettivo della fazione agganciata alla Fratellanza Musulmana, non si sono sollevati”.

Gli Stati arabi sunniti si sono limitati a proteste formali nei confronti di Israele per la risposta data nella Striscia di Gaza.

Dopo una guerra per procura, a questo punto, Israele e Iran sono passati a colpire i loro reciproci territori, con un confronto diretto.

“Se gli iraniani avranno la Bomba – scrive Dario Fabbri – in pochi anni (forse mesi) altri Stati seguirebbero. Le nostre vite ne sarebbero alterate” e il pianeta sarebbe “crepato dal Medio Oriente”.

Da qui una predizione preoccupante, fatta da un osservatore geopolitico attento e professionalmente assai valido. “Un attacco militare contro la Repubblica Islamica, senza più infingimenti, è da ritenersi probabile, anche un secondo prima della soglia nucleare”.

Questa è la tragedia che si sta consumando nel teatro Medio Orientale, mentre nel teatrino dell’avanspettacolo si agitano comici e ballerine per distrarre le masse con falso obiettivi che hanno il solo scopo di sistemare questioni di equilibrio politico interno ai vari Stati.

Nel teatrino giocano i saltimbanchi. Nel teatro si stanno svolgendo i salti mortali.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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