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Il segreto da svelare

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Il segreto da svelare

L’incertezza al cuore della conoscenza

L’ultimo libro di Dan Brown è intitolato, in lingua originale, “The secret of secrets”.
Nei libri dell’Autore, “nulla è più pericoloso della conoscenza, e nulla è più efficace di una mente affilata”.
Con quest’opera, la via percorsa da Dan Brown giunge al capolinea, e cioè al punto o limite dove “la nostra mente umana conosce” e non gli è più possibile andare oltre.

Pertanto, “L’ultimo segreto”, titolo italiano dell’opera, concerne ciò che, comunemente, chiamiamo ancora erroneamente “coscienza”; pur sperimentando, da sempre e per sempre, che, in quanto umani, non abbiamo alcuna “vera e certa” consapevolezza, finanche di noi stessi.

Questa è la “verità” nota fin dai tempi di Prajapati, “Signore di tutte le cose”, il quale, nei testi vedici, afferma di essere così incerto da non sapere egli stesso se esista.
Una “verità” che, fino ad oggi, scienziati come Carlo Rovelli danno per acquisita e, quindi, “vera”, pur non essendo e non potendo essere “certa”.

Allora, pur in mancanza di certezze, qual è il segreto dei segreti o l’ultimo segreto che è possibile “scoprire”? Rectius: qual è il segreto che, nell’ambito dell'”umano” sistema scientifico di conoscenza, è possibile scoprire?

Dan Brown, a modo suo, ci ri-propone due ri-soluzioni, nient’affatto nuove, seguendo due diverse vie conoscitive, già sperimentate nel corso della nostra umana esistenza.

La prima, che intende la mente umana quale strumento di conoscenza – ora e in futuro riproducibile artificialmente. La seconda più complessa, che, in qualche modo, ci rinvia alla più antica via di Parmenide secondo cui “ciò che è” (τὸ χρεών) sono “fenomeni” (gnomai, plurale di gnome, γνώμη), che quindi appaiono in uno o altro modo, e così, in qualche modo, anche alla nostra “mente umana”.

Della stessa opinione è oggi il fisico Carlo Rovelli, che, nel suo ultimo libro, “Sull’uguaglianza di tutte le cose” conclude: “Elettroni e mente, sassi e leggi, giudizi e galassie non sono di natura essenzialmente diversa gli uni dagli altri. Sono nozioni che si illuminano a vicenda”.

Di questo continuo gioco di specchi è fatto il mondo e, per comprenderlo in tutta la sua complessità, per vederne la coerenza e “sentire che è la nostra casa”, scrive Rovelli, bisogna fare un salto ulteriore e accogliere l’incertezza che è al cuore della conoscenza, quella che porta all'”eguaglianza di tutte le cose”.

Come il personaggio di un racconto del Zhuangzi – uno dei grandi libri dell’antichità – che dopo aver sognato di essere una farfalla “svolazzante e soddisfatta della sua sorte” non sa più se è stato lui a sognare la farfalla o è la farfalla a sognare lui.

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