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Il 25 aprile e i diritti sociali

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25 aprile

Una riflessione sulla Festa della Liberazione

Si discute ogni anno, in occasione della Festa della Liberazione, della sua attualità e, a mio giudizio, sarebbe opportuno celebrarla non solo ricordando la fine del dominio nazifascista e l’avvento della democrazia, ma anche le speranze di allora per la costruzione di una società più giusta sul piano sociale, libera dal bisogno.

In un celebre discorso sul valore del 25 aprile, tenuto alla Camera dei deputati nel 1970, Sandro Pertini, esaltando il valore della libertà, ricordava però, che “non può esservi vera libertà senza giustizia sociale e non si avrà mai vera giustizia sociale senza libertà”.

Pertini da socialista e uomo di sinistra autentico ricordava il tema della giustizia sociale, che l’art. 3, comma 2, della Costituzione repubblicana declina attraverso il principio dell’uguaglianza sostanziale, voluto da un altro prestigioso esponente del socialismo italiano, Lelio Basso.

E non si può non registrare, non solo in Italia, l’assenza di una forza di sinistra in grado di affrontare le drammatiche contraddizioni sociali del nostro tempo, contestando il nuovo dogma secondo cui il passaggio al postmoderno, al globale, debba trasfigurare sino a renderle neutre e fungibili, destra e sinistra, con l’unica linea di demarcazione rappresentata dal politicamente coretto.

L’idea prevalente nella sinistra italiana non può essere quella di una forza politica senza ideologia e senza classi di riferimento, il cui unico tratto identitario è nel maggioritario e nelle primarie viste come strumento di un plebiscitarismo che “incorona” il capo, con il conflitto sociale, relegato negli scantinati della Storia.

Già, quel conflitto sociale che consentì al movimento operaio, base politica e sociale della sinistra nel Novecento, di imporre severe regole al capitalismo e di redistribuirne la ricchezza verso il basso, secondo l’efficace immagine non di un capo bolscevico dopo la presa del Palazzo d’Inverno in Russia, ma di un grande leader della socialdemocrazia mondiale: lo svedese Olaf Palme, che affermò “il capitalismo va tosato e non ucciso”.

Nella sinistra europea e internazionale non mancano fermenti: i socialisti spagnoli di Pedro Sánchez con un governo dai forti connotati sociali, al socialismo americano di Berny Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez, con programmi che vedono come prioritaria la questione sociale.

Si tratta di un ventaglio di posizioni che pone al centro i diritti sociali, il lavoro e il contrasto al potere della finanza globale e del tecno-capitalismo.

C’è l’esigenza in Italia di guardare ad esse, per ricostruire la fondamentale dialettica democratica tra schieramenti alternativi, partendo dai contenuti e non dalle sigle, espungendo il politicismo e affrontando la vera grande questione dei nostri giorni: la diseguaglianza.

Per questo servono all’Italia la tradizione e la cultura del socialismo riformista e liberale, per misurarsi con le degenerazioni della politica leaderistica “prigioniera” del mercato, facendo del lavoro, della giustizia sociale e della Costituzione le bandiere del rilancio democratico.

Autore

  • Maurizio Ballistreri

    Maurizio BallistreriMaurizio Ballistreri, Ordinario ab. di Diritto del Lavoro Dipartimento di Scienze Politiche e Giuridiche dell'Università di Messina. Delegato della Rettrice dell'Università di Messina alle Relazioni sindacali. Direttore degli "Annali" della Facoltà di Economia dell'Università di Messina. Componente del Centro de Estudos, Jurídicos Económicos e Ambientais dell'Universidade Lusíada di Lisbona. Rank Full Teaching Professor International Academy of Social Sciences of Catholic University of New Spain, Florida, USA. Presidente Istituto di Studi sul Lavoro, Roma.

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