Home L'Articolo del Sabato Il Monte Athos, regno della spiritualità

Il Monte Athos, regno della spiritualità

0
Monte Athos

Il contatto con l’assoluto

Una delle tre lingue di terra della penisola calcidica, situata in Macedonia, a nord della Grecia, che si protrae nel mare Egeo, è denominata Athos, o anche penisola del Monte Athos.

La denominazione di questo territorio deriva dal nome dato a colui che capeggiava i giganti nella battaglia contro gli olimpionici, descritta nella Gigantomachia, Athos, il quale lanciò dalla Tracia contro Poseidone, il dio degli oceani, un’enorme roccia, che cadde in mare, dando alla montagna presente in detta penisola, la forma di una piramide che porta, appunto, il suo nome.

Celeberrima per i suoi monasteri, la penisola del Monte Athos, con le sue inaccessibili colline che discendono fino al mare, con le sue spiagge sabbiose e gli edifici secolari, con la spiritualità dei riti e dei misteri della vita monastica, costituisce un insieme tra i più meravigliosi e arcani, che attrae e affascina, ancora oggi, lo spirito di molti e l’interesse dei visitatori.

In essa è compresa un’area monastica unica al mondo, sostanzialmente una sorta di repubblica teocratica, che dal 1926 gode di uno status amministrativo autonomo, riconosciuto nella costituzione dello stato greco, che ne conferma la sua già secolare autonomia. Status ribadito, peraltro, nella legge con la quale la Grecia ha aderito all’Unione europea.

Uno stretto lembo di terra, un vero e proprio istmo, ricompreso tra la cittadina di Ierissos e Trypitì, unisce la penisola con la propaggine calcidica, che rappresenta la linea di confine tra il mondo secolare e la Aghion Oros (Aγιον Oρος, Sacra Montagna), considerata da tutto il mondo ortodosso come un ambito nel quale si ricerca l’obiettivo della “santità”.

Il Monte Athos è una penisola di circa 335 chilometri quadrati, nella quale sono insediati 20 grandi monasteri maschili e le loro dipendenze, in cui vivono i religiosi ortodossi, non sottoposti al vescovo locale, riguardo la giurisdizione spirituale, ma direttamente dipendenti dal Patriarcato greco di Costantinopoli.

Uno dei più importanti luoghi del monachesimo cristiano ortodosso, il Monte Athos viene spesso presentato come uno spazio “fuori dal tempo”, nel quale è presente un “passato ancora vivo”, in cui continua una tradizione che supera il millennio.

Una regola, ancora rigorosamente seguita, introdotta nel 1046, allorché l’imperatore Costantino IX, concede l’autonomia amministrativa della Sacra Montagna, proibisce l’accesso alle donne, le bambine, i ragazzi e a tutti i visi imberbi, che non possono neppure sbarcare nel porto di Dafni.

Regola rispettata a tal punto, che quando si celebrò il millenario della fondazione dell’organizzazione athonita, che vide naturalmente anche la partecipazione dell’allora re Paolo, la di lui sovrana consorte è dovuta restare sulla nave, ancorata al largo.

Peraltro, invano, nel 2003 il Parlamento europeo ha votato una risoluzione a favore dell’apertura del Monte Athos alle donne.

L’organizzazione monastica del Monte Athos, sin dai suoi albori, “beneficia” della tradizione romana d’Oriente, volta a ricercare l’armonia tra il potere temporale e quello spirituale, costantemente orientati a trovare un reciproco supporto.

Pertanto, i venti grandi monasteri sono presto posti sotto la protezione del potere temporale, quindi, degli imperatori e degli più alti esponenti dell’aristocrazia, che sostengono gli stessi con generose donazioni.

Non è possibile stabilire quando i primi asceti cominciano a stabilirsi sul Monte Athos; ma appare indubbio che alcuni monaci, che non accettano l’iconoclastia (iconofili), vi cercano rifugio nell’VIII secolo.

Come pure è altrettanto certo che, alla fine del nono secolo, sono già presenti molti eremiti e piccole comunità monastiche, soprattutto nei pressi dell’istmo, tra questi Pietro l’athonita ed Eutimio di Salonicco. Secondo quanto si narra, una bolla di Basilio I, ora perduta, indica che il monastero di Kolobou fu fondato in questo periodo (872), vicino a Ierissos.

La storia, per così dire ufficiale, della Santa Montagna inizia nel 963, quando comincia un vero e proprio insediamento sistematico dei monaci ivi confluiti nel tempo – greci ortodossi, bulgari, rumeni, russi, serbi e altri -, che in questo luogo conducono una vita di isolamento, introspezione e preghiera.

Insediamento sistematico dovuto a Sant’Atanasio l’athonita, il quale dà inizio alla costruzione del primo monastero, chiamato Grande Lavra (dal greco Λαύρα: sentiero stretto, gola; con cui viene definito un agglomerato di celle dei monaci) nel quale l’imperatore Niceforo Foca, che sostiene questa prima grande costruzione, pensa di ritirarsi gli ultimi anni della sua vita.

Atanasio è il primo igumeno (dal greco ἡγούμενος, a sua volta dal verbo ἡγέομαι «guidare: la guida di un monastero) e colui che cura la redazione del τυπικόν, tipykòn (il regolamento che disciplina la vita comunitaria), che diviene la prima regola adottata nel Monte Athos, a sua volta base delle regole adottate dagli altri monasteri, che vengono poi edificati.

Già tra l’undicesimo e il dodicesimo secolo il Monte Athos diviene uno dei centri monastici più importanti nell’Impero bizantino e della intera cristianità, grazie anche allo sviluppo favorito dalla persecuzione subite dalle comunità monastiche medio orientali, derivate dalle incursioni dei selgiuchidi.

Ai numerosi monasteri, via via fondati, gli imperatori bizantini con una crisobolla (decreto imperiale, così chiamato perché caratterizzato da un sigillo dorato) viene riconosciuta la piena autonomia e guarentigia.

Parimenti, accanto a questi importanti insediamenti, perdura anche la tradizione degli eremiti, che vivono in rigoroso isolamento ascetico, in capanne o in piccolissimi edifici.

Dopo la conquista di Costantinopoli da parte degli eserciti della Quarta Crociata, i latini si stabiliscono in Grecia, acquisendo anche la primazia sui monasteri athoniti, che vengono messi sotto la protezione di Papa Innocenzo III, il quale riconosce tutti i privilegi concessi dagli imperatori bizantini.

Tornati sotto la giurisdizione di Bisanzio, a seguito della fine della dominazione latina, dopo che Michele VIII Paleologo riconquista Costantinopoli, gli athoniti vengono perseguitati, perché si oppongono alla politica degli imperatori bizantini, volta a ricercare la riunione tra la chiesa cattolica e quella ortodossa.

All’inizio del quattordicesimo secolo, i mercenari della Grande Compagnia Catalana, al servizio dell’esercito crociato franco, fanno irruzione nella Santa Montagna, restandovi per due anni, dal 1305 al 1307, nel corso dei quali saccheggiano molti monasteri e gran parte dei loro tesori. Dei moltissimi monasteri presenti nel 1300, ne rimangono soltanto 35.

L’imperatore Andronico II, allo scopo di favorire la comunità athonita, emette una crisobolla, con la quale stabilisce che la Santa Montagna venga sottoposta direttamente al Patriarcato di Costantinopoli.

Durante questo periodo, dopo numerose controversie, ove ha un notevole peso spirituale la posizione dei monaci athoniti, sostenuta anche da Gregorio Palamas, viene introdotta una particolare modalità riferita alla ricerca della spiritualità: l’esicasmo.

A metà del secolo, tuttavia, la Macedonia, compresa la Sacra Montagna, passa sotto il regno del sovrano serbo Stefan Dushan, che visita il Monte Athos, offrendo a molti dei monasteri il suo sostegno finanziario e promuovendo la fondazione di nuovi. Vengono affrescate chiese e refettori e viene migliorata la qualità della vita monastica.

Nel 1371 la Santa Montagna torna sotto la giurisdizione dell’Impero bizantino, per poi passare, prima della caduta di Bisanzio, sotto il dominio dei turchi, all’inizio del quindicesimo secolo, allorché gli stessi occupano, nel 1430, Tessalonica, città nella quale i monaci si recano per fare atto di sudditanza, ricevendo, in cambio, la conferma dei privilegi.

In tal modo, i monaci riescono a conservare i loro privilegi, la loro autonomia amministrativa e le loro proprietà terriere, ma vengono sottoposti all’obbligo di corrispondere tributi annuali.

Ciò nonostante, gli Ottomani tentano ben due volte di impadronirsi dei beni immobili dei monasteri athoniti, dapprima con il sultano Murad, nel 1432 e, successivamente, con Selim II, nel 1568. Tentativo che viene, per così dire, sventato grazie al pagamento di ingenti somme di denaro, da parte dei monaci, i quali riescono, in tal modo, a riscattare i loro beni.

L’incertezza dei tempi e l’elevata tassazione contribuiscono a ridurre il numero di monaci, causando, peraltro, l’abbandono di alcuni monasteri. Molti monasteri passano dal sistema cenobitico (dal greco κοινός, koinos, “comune”, e βίος, bios, vita), che prevede la vita in comune, a quello idiorrittimico (dal gr. ἰδιόρρυϑμος, idiorrittmos, proprio ritmo), organizzazione particolare, ove ognuno vive a sé stante, tranne l’ufficio divino.

Un tentativo del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli volto a riportare tutti i monasteri al sistema cenobitico, fatto alla fine del sedicesimo secolo, non ha successo.

In quel periodo e anche successivamente, fino alla metà del Settecento, i monasteri non sono in grado di mantenere i loro monaci e pagare quanto dovuto, soprattutto fiscalmente.

Dopo la seconda metà del XVII secolo, specialmente per cercare sostegni, i responsabili dei monasteri si rivolgono ai governanti di Russia, Valacchia e Moldavia, i quali iniziano a fare generose donazioni.

I monasteri continuano a mostrare una significativa criticità economica per tutto il diciottesimo secolo. Ma, nonostante tali problematiche, verso la metà del secolo, viene fondata la scuola athonita, nei pressi del monastero di Vatopedi, con lo scopo di insegnare teologia, filosofia e logica ai monaci e a coloro che aspirano a divenirlo.

Tale scuola ha un iniziale successo, dovuto soprattutto al suo direttore, l’illuminista greco Eugenio Voulgaris, ma quando lo stesso termina la sua direzione inizia il suo declino per poi essere chiusa nel 1799.

La scuola è riaperta nel 1953, come “Accademia Ecclesiastica Athonita”, a Karyes, ove viene svolto un programma analogo a quello delle scuole superiori, cui si aggiunge l’educazione ecclesiastica.

I primi due decenni del diciannovesimo secolo sono caratterizzati da un nuovo periodo di prosperità del Monte Athos. Quanto dovuto dai monasteri viene pagato, senza particolari problemi, il che consente la costruzione di nuovi edifici e il ritorno, per alcuni monasteri, al sistema cenobitico.

Lo scoppio della guerra d’indipendenza greca, nel 1821, porta nuove calamità nella Santa Montagna. Molti dei monaci partecipano ai primi scontri, migliaia di donne e bambini vi cercano rifugio. Le forze militari turche entrano nella penisola, installando in taluni monasteri anche guarnigioni militari e imponendo pesanti tributi.

Con la fine della guerra di indipendenza, ritornata la pace, il numero dei monaci inizia ad aumentare. Alcuni Paesi slavi, in primis la Russia, anche al fine di estendere la loro influenza nell’area, donano ingenti somme di denaro per ricostruire vecchi monasteri e stabilire nuovi insediamenti.

Il dominio ottomano termina nel 1912, con lo scoppiò della prima guerra balcanica. Nel trattato di Losanna si riconosce il Monte Athos come una parte autonoma dello Stato greco.

Durante la seconda guerra mondiale i tedeschi occupano la Grecia; l’Epistassia, il comitato esecutivo composto da quattro membri nominati annualmente dalla Santa Comunità, chiede a Hitler di mettere il Monte Athos sotto la sua protezione personale, cosa che lo stesso accetta.

Dopo il ritiro dei tedeschi, il Monte Athos, cui segue una breve parentesi di governo sotto l’influenza dei partigiani, torna nuovamente allo suo status prebellico.

All’inizio del ventunesimo secolo, si contano circa 2.000 monaci residenti, dei quali una considerevole parte sotto i 45 anni, di cui molti provenienti dalle vecchie repubbliche appartenenti all’area di influenza sovietica, dotati di una buona cultura e capaci di utilizzare le moderne tecnologie, anche informatiche.

La regione autonoma monastica del Monte Athos è dichiarata patrimonio mondiale dell’UNESCO, come luogo di valore universale, nel 1988.

Il Monte Athos è solo parzialmente isolato dal mondo. Rimangono le contrapposte opinioni tra coloro che sostengono un’apertura, seppur limitata, e coloro che vorrebbero una sostanziale chiusura, giustificata da un ideale di purezza spirituale, che implica, conseguentemente, un allontanamento e il rifiuto del mondo moderno, considerato corrotto e materialista.

La comunità ortodossa che popola i monasteri adotta una regola monastica molto austera, che inizia alle 3 del mattino, con il suono di un martello che batte su una tavola di legno, con il quale si dà così inizio all’attività del giorno, che comprende otto ore di esercizi religiosi, inframezzati da due brevi pause, durante le quali si consumano i pasti in rigoroso silenzio.

Per il restante tempo, i monaci partecipano alla gestione dei monasteri, svolgendo le varie attività: il lavoro nei campi, quello riguardante la pesca, lo svolgimento delle varie attività artigianali e la pittura delle icone.

Soltanto gli eremiti non sono sottoposti a tale disciplina, in quanto gli stessi vivono in piccoli insediamenti, in totale solitudine e in relazione personale con Dio.

Questa straordinaria comunità teocratica ortodossa attira migliaia di pellegrini e visitatori da tutto il mondo. L’ingresso al Monte Athos ha un limite giornaliero, più favorevole per le persone di fede ortodossa.

Ciascuno deve chiedere uno speciale permesso, che viene concesso per un soggiorno, durante il quale il visitatore, può spostarsi da un monastero a un altro, ove viene peraltro ospitato.

Tutte le visite sono gestite dall’amministrazione della comunità monastica del Monte Athos, il cui “parlamento”, la sacra comunità (in greco Ιερά Κοινότητα, Iera Kinotita), è ubicato nella piccola capitale di Karyes, sita nell’entroterra.

È difficile trasferire le sensazioni che offre questo luogo così spirituale. Certamente è un luogo, nel quale si combinano gli opposti, terra e mare, la notte e la luce, il silenzio e la voce della natura. Un luogo che si dice sia preferito dagli angeli.

Non a caso i monaci del Monte Athos praticano l’esicasmo (dal greco ἡσυχασμός hesychasmos, a sua volta derivato da ἡσυχία, hesychia, ovvero calma, pace, tranquillità), una pratica ascetica adottata già dai monaci dell’oriente cristiano, a cominciare dai padri del deserto nel quarto secolo, il cui scopo è, appunto, la ricerca della pace interiore, in armonia con la manifestazione e la divinità.

Pratica che consiste nella preghiera del cuore, che consente di entrare nel proprio profondo, che in tal modo viene messo in contatto con l’assoluto.

Autore

  • Augusto Vasselli

    Augusto Vasselli, già funzionario della Banca d’Italia, esperto in supervisione bancaria, ricerca economica e amministrativa. Presidente e amministratore di diverse società e vari consessi associativi, fra i quali il soggetto editore del quotidiano “Nuovo Giornale Nazionale”.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui