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IL RISPETTO PER IL NOSTRO PAESE NON SI ACCRESCE DENIGRANDO I NOSTRI RAPPRESENTANTI

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Parto dal presupposto che se una cosa la capisco io, la possono capire tutti. Soprattutto chi è “del mestiere”. E chi ha l’obbligo di informare correttamente la comunità. Dunque quando vedo che, con tanti ritardi, si prende atto di qualcosa che avevo annotate e descritto nella generale indifferenza, il sospetto che si sia volutamente ignorata la realtà mi si rafforza. E con essa la domanda: “cui prodest”.
Vale per la vicenda dazi. Ho sostenuto che il vero problema per l’economia europea ed italiana era l’indebolimento del dollaro che è ben più penalizzante dei dazi. Oggi tutti stanno scoprendo che qualsiasi dazio, assommato ad un 15% di svalutazione del dollaro, è quasi insostenibile. Il pianto greco, partito dagli industriali, si allarga a macchia d’olio. Ed allora mi ripeto: si sono alzate le barricate, criminalizzando chi sosteneva che era meglio contrattare piuttosto che fare guerre commerciali, sull’ipotesi di dazi generalizzati del 10%. (ed oggi però ci si “accontenta” di una sberla del 50% in più !!!).
Prima di piangere lacrime inutili, qualcuno in Europa si domanda se, per caso, la posizione assunta verso gli USA non abbia in qualche modo aiutato la discesa del valore del dollaro rispetto all’Euro? E si sta valutando, in tanto sfacelo, l’opportunità di un Euro reso “affidabile” dalla politica USA, da affiancare al dollaro come moneta internazionale? Tutto il dibattito economico – e politico – resta ancorato ai dazi? Infine, per tornare a casa nostra, quando si fanno le pulci all’equilibrio dei conti pubblici italiani senza tener conto del ciclone che si abbatterà su di essi, e poi “si scopre” che quel ciclone andava previsto perché era vero, ciò dipende dal fatto che non si è capito cosa sarebbe successo o perché si è considerato utile giocare una partita elettorale sulle difficoltà che sarebbero sorte?
Salto dal palo in frasca. Il ragionamento vale per la considerazione che abbiamo della Presidente del Consiglio: per il mondo, in questi giorni anche su Time, Meloni e la sua politica sono stati una sorpresa positiva. “Una delle figure più interessanti d’Europa”, “il cui stile di leadership potrebbe avere un impatto significativo ben oltre i confini italiani”, “più pragmatica che ideologica, guadagnandosi il rispetto di figure politiche molto diverse tra loro” scrive il magazine USA. Da noi è una pescivendola, con annesso sarcasmo su “donna, madre, cristiana”, erede di quelli in camicia nera, sovranista che porterà l’Italia a sbattere, isolata da tutti e da tutto, incapace di una politica economica: e giù un elenco di giudizi aggiuntivo che mi rifiuto di riportare perché solo volgare e del tutto inutile.
Ho sostenuto e sostengo che, nella tempesta che sta scuotendo il mondo, c’è necessità di “riposizionarsi” su mille vicende, riproporre equilibri e rapporti, e tra essi il riconoscimento del valore dell’Italia, con l’orgoglio di essere uno dei Paesi fondatori dell’Europa: che va ricostruita, o forse finalmente costruita, cambiando non poche cose e dunque dovendo svolgere un lavoro difficile di barcamenarsi tra spinte ed equilibri, tra proposte sul nuovo e difese di esistenze, di irrigidimenti e compromessi. Un lavoro nel quale la considerazione che gli altri hanno del tuo “valore”, pesa fortemente su ogni trattativa.
Ripropongo allora una domanda: se all’interno di un Paese vi sono disprezzo e odio per i propri rappresentanti, si pensa che con gli altri Paesi sia più facile farsi accettare come interlocutore da rispettare? O è proprio questo “no” che si vuole? Insomma, è tanto difficile fare opposizione senza necessariamente, con tutto il rispetto per le sguattere, riportare il capo dell’esecutivo in quella categoria?

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  • Redazione

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